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Migranti, il fronte interno di Salvini: ingerenze sulle commissioni

La circolare del 4 luglio del ministro Salvini smontata dall'Asgi.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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La chiusura dei porti alle ong e alle navi militari fa sicuramente più clamore, ma il ministro Matteo Salvini sta agendo anche sul fronte interno, ponendo strette a chi è già nel circuito di accoglienza e sta facendo domanda di asilo. L'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione analizza e contesta ai nostri microfoni la circolare del Viminale sulla protezione umanitaria.

La politica migratoria che il nuovo governo italiano sta operando fa sicuramente clamore per le sue decisioni più forti, come quella di chiudere i porti alle navi che soccorrono migranti. Dopo un primo step che si inseriva nella scia della criminalizzazione delle ong, già iniziata quando al Viminale c'era Marco Minniti, nelle ultime ore è apparso chiaro come al ministro degli Interni Matteo Salvini non vada bene nemmeno che siano le navi militari a salvare vite, al punto da far schizzare la tensione all'interno dell'esecutivo stesso, con il Ministero della Difesa. È difficile, per Salvini, usare per le navi militari le stesse argomentazioni e gli stessi epiteti ("vicescafisti") utilizzati contro le organizzazioni umanitarie e questo spiega il nervosismo del leader leghista.

Il ministro degli Interni, però, non sta affrontando il tema dell'immigrazione solo sul fronte "esterno", quello delle frontiere, ma si registrano provvedimenti e pressioni anche su quello interno, in particolare nei confronti dei richiedenti asilo già inseriti nei percorsi di accoglienza.
Lo scorso 4 luglio, infatti, Salvini ha diramato a prefetture e questure una circolare, la 8819, avente per oggetto "Il riconoscimento della protezione internazionale e la tutela umanitaria".
Un documento che appare una stretta sui diritti dei richiedenti asilo e una forma di pressione nei confronti delle commissioni territoriali chiamate a valutare le domande di protezione internazionale presentate dai migranti.

I TRE LIVELLI DI PROTEZIONE
In Italia esistono tre livelli di protezione che possono essere concessi ai richiedenti asilo: l'asilo vero e proprio con lo status di "rifugiato", la protezione sussidiaria e quella umanitaria.
Il primo caso, quello della protezione internazionale "piena", comporta un permesso di soggiorno della durata di 5 anni (rinnovabili) e deriva dal timore fondato di persecuzioni nel Paese d'origine.
La protezione sussidiaria viene invece concessa a coloro che correrebbero un rischio effettivo di subire un grave danno qualora tornassero in patria. Il permesso di soggiorno, anche in questo caso, dura 5 anni e può essere convertito in permesso per il lavoro.
La protezione umanitaria, infine, viene concessa qualora si rilevino "gravi motivi di carattere umanitario" a carico del richiedente asilo. Il permesso di soggiorno dura 2 anni. La circolare di Salvini si concentra in particolare su questo ultimo punto, perché non previsto dal diritto europeo. Una forma di protezione che, però, è presente anche in altri Stati europei e che, in Italia, è regolata dal Testo Unico dell'immigrazione del 1998, che a sua volta deriva dagli articoli 2 e 10 della Costituzione.

COSA DICE LA CIRCOLARE DEL VIMINALE
I punti che affronta il ministro degli Interni nel documento diramato a questure e prefetture sono diversi. Innanzitutto il ministro fornisce un po' di dati che fotografano la situazione attuale per ciò che riguarda le domande di asilo.
"Sono attualmente in trattazione circa 136.000 richieste di protezione internazionale - si legge nella circolare - un numero significativo e con andamento crescente se si considera che lo scorso anno sono state presentate oltre 130.000 istanze di asilo, di gran lunga superiori ai 119.000 migranti sbarcati sulle nostre coste". Delle domande valutate nell'ultimo quinquennio, poi, il Ministero fa sapere che lo status di rifugiato è stato concesso nel 7% dei casi, la protezione sussidiaria nel 15%, mentre quella umanitaria nel 25% dei casi, saliti al 28% nel 2017. I dati, però, non tengono in considerazione i ricorsi presentati ai tribunali dopo i dinieghi delle commissioni territoriali.

Il Viminale, quindi, utilizza questa fotografia per sostenere la necessità di "un'attenta azione riorganizzativa" che, nel concreto, si sostanzia in due direttive: una forma di pressione sulle commissioni territoriali, che invece dovrebbero essere un ente autonomo, e una implicita richiesta di concedere sempre meno la protezione umanitaria, di concederla solamente in via eccezionale. Arrivando a sostenere, ma senza dati alla mano, che al termine dei due anni di permesso di soggiorno, i beneficiari di protezione umanitaria manifestano difficoltà di inserimento nel tessuto sociale italiano.

LE OBIEZIONI DELL'ASGI
L'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione ritiene la circolare di Salvini "inopportuna ed errata". Ai nostri microfoni l'avvocato Francesco Di Pietro spiega perché: "Innanzitutto è alquanto insolito che una circolare del genere venga firmata dal ministro e non dal presidente della commissione nazionale. Sembra quasi che un organo politico voglia dare delle indicazioni alle commissioni territoriali, quando invece la normativa, esattamente il decreto legislativo 25 del 2008, stabilisce che la commissione territoriale deve operare con indipendenza di giudizio e di valutazione".
Un'ingerenza, dunque, quella di Salvini verso il lavoro di chi deve valutare i rischi e i pericoli che le persone corrono nel Paese di origine.

Al tempo stesso, il Viminale pone l'accento sui tempi di analisi delle domande, chiedendo un'accelerazione. Una fretta che poco si concilia con l'accertamento dei requisiti per ottenere la protezione e che, quindi, sembra voler puntare sullo sveltimento delle pratiche piuttosto che sul diritto. "Tutto ciò non farebbe altro che produrre decisioni errate che andrebbero ad aumentare il contenzioso giudiziale, con i ricorsi ai tribunali", osserva Di Pietro.
Il ministro, inoltre, cita ma in modo errato una sentenza della Cassazione, la 4455 del 23 febbraio 2018. "Quella sentenza - spiega l'esponente di Asgi - è molto importante perché dice che anche l'integrazione sociale costituisce un presupposto di protezione umanitaria".
Volendo ridurre la protezione umanitaria, dunque, Salvini vuole ridurre il numero di migranti che si sono integrati nel tessuto sociale, ad esempio attraverso corsi di formazione o attività lavorative?

UNA CARTA STRACCIA GIURIDICA, UN MESSAGGIO POLITICO
"La circolare non ha alcun valore cogente nei confronti dei giudici né nella stessa Amministrazione - spiega l'avvocato Di Pietro - per cui quel documento è carta straccia".
E allora perché Salvini lo ha diramato? L'ipotesi che possiamo avanzare è che il ministro leghista abbia tentato di mandare un messaggio politico che, unitamente al clima che si sta creando in Italia, cerchi di condizionare l'operato delle commissioni territoriali.
"Il presidente della commissione può benissimo disattendere la circolare - spiega l'esponte dell'Asgi - Qualora invece vi si dovesse attenere, esistono gli strumenti legali, come i ricorsi in tribunale". Anche se, in questo caso, il decreto (poi convertito in legge) Minniti-Orlando ha tolto un grado di giudizio, quindi un grado di tutela alle persone che richiedono protezione internazionale.

ASCOLTA L'INTERVISTA A FRANCESCO DI PIETRO:

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