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Mediterranea, quei motori accesi sono una "disobbedienza umana"

Nelle piazze per schierarsi a favore della Mare Jonio che ha salvato vite.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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In decine di piazze d'Italia (tra cui Bologna alle 18) cittadine e cittadini scenderanno in piazza al grido di #FreeMareJonio. La nave della campagna Mediterranea Saving Humans è stata sequestrata dopo il salvataggio e lo sbarco di 49 naufraghi. Il rifiuto all'ordine di spegnere i motori da parte della Gdf è stato un atto di "disobbedienza umana". L'intervista a Meco del Tpo.

"Più tempo passa senza che la Mare Jonio e altre navi delle ong possano monitorare il Mediterraneo e più persone rischiano di morire, come testimonia il secondo naufragio accaduto a poche ore di distanza dal nostro salvataggio". È così che Domenico "Meco" Mucignat, anima del Tpo ed esponente della campagna Mediterranea Saving Humans, commenta il sequestro cui è stata sottoposta la nave che l'altro ieri ha tratto in salvo 49 persone al largo delle coste libiche.

A ribadire il concetto, oggi pomeriggio, saranno cittadine e cittadini in decine di piazze italiane, che si ritroveranno in presìdi a sostegno di Mediterranea e per chiedere "la liberazione della Mare Jonio", al grido di #FreeMareJonio.
A Bologna la manifestazione si svolgerà dalle 18.00 in piazza Nettuno, in un presidio chiamato proprio dal Tpo, che è uno dei soggetti che ha lanciato e sostenuto il progetto.

Alla nave, in particolare al comandante e al capo missione, viene rivolta l'accusa di non aver rispettato l'ordine impartito dalla Guardia di Finanza di spegnere i motori. Un video pubblicato da Repubblica testimonia proprio il momento in cui il comandante della nave risponde di non poter fermare la rotta dell'imbarcazione per ragioni di sicurezza, dal momento che le condizioni del tempo, con onde altre 3-4 metri, avrebbero messo a rischio l'incolumità stessa degli ospiti e dell'equipaggio.

Per il governo italiano basta questo ad ipotizzare il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, anche se il fascicolo aperto dalla Procura, per il momento, è contro ignoti.
Quella della Mare Jonio è una sorta di "disobbedienza umana"? "Sì, certo - risponde Meco - Non lo dico io, ma lo dicono ammiragli ed ex capitani di porto, di cui ho letto le interviste oggi, che affermano come il comandante della nave abbia agito secondo le leggi, perché le persone devono essere portate in salvo, in un porto sicuro".

Con il suo tipico fare propagandistico, il ministro degli Interni Matteo Salvini, che oggi viene salvato dal processo sul caso Diciotti, ha chiesto di arrestare i responsabili della Mare Jonio e ha definito l'imbarcazione "la nave dei centri sociali".
"Chi mi conosce sa che io faccio parte dei centri sociali e ne sono orgoglioso - osserva l'esponente del Tpo - ma Mediterranea va ben oltre. Ci sono associazioni come Arci, ci sono tantissime realtà, più o meno piccole, che hanno raccolto fondi spontaneamente, ci sono alcuni parlamentari e persino gruppi di scout e delle parrocchie".

La battaglia, dunque, non sarà solo giudiziaria ma rimane ancora - e forse ancor di più - politica. Da un lato chi dice di voler chiudere i porti e costruisce i muri, dall'altro chi vuole rivendicare il diritto di migrare e di salvare vite.
Nel frattempo un primo obiettivo, che verrà esplicitato nelle piazze di oggi, è quello di arrivare al dissequestro della Mare Jonio.

ASCOLTA L'INTERVISTA A DOMENICO "MECO" MUCIGNAT:

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