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#LiberiDiFare, la protesta dei disabili per l'autonomia

La mobilitazione nata dalla battaglia di Maria Chiara ed Elena Paolini.


di redazione
Categorie: Società
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Da domani a domenica, in molte città italiane, i disabili scenderanno in piazza per #LiberiDiFare, manifestazione nata dalla fermezza di Maria Chiara ed Elena Paolini per vedere garantito il diritto ad un'esistenza autodeterminata e libera da vecchi schemi di pensiero sulla disabilità.

Quando si discute di disabilità e disabili è facile incorrere ed inciampare in espressioni poco felici come 'persone affette da disabilità' o 'persone meno fortunate'; ancora peggio se l'individuo in questione non è in grado di camminare su due gambe ed allora si dice che è 'costretto su una carrozzina'. Tutte perifrasi che Maria Chiara ed Elena Paolini, promotrici della manifestazione nazionale #LiberiDiFare, invitano ad evitare.

Perché una discussione seria intorno alla disabilità non deve vertere su questioni mediche né scadere nel pietismo: deve affrontare, invece, argomenti come la necessità che tutti, e quindi anche coloro che non possono in alcun modo essere fisicamente autonomi, abbiano la possibilità di condurre una vita indipendente ed autodeterminarsi. Questa è la principale istanza a cui #LiberiDiFare vuole sensibilizzare l'opinione pubblica e su cui vuole indirizzare l'attenzione della politica. E lo farà in una campagna nazionale che avrà luogo nelle giornate del 3, 4 e 5 novembre in molte città italiane, inclusa Bologna: qui ci si riunirà venerdì e domenica nella piazza del Nettuno, mentre sabato il punto di ritrovo è via dell'Indipendenza (angolo via Altabella).

Che si tratti di un problema di diritti civili, e dunque politici, Maria Chiara ed Elena lo hanno ribadito con forza nella lettera aperta indirizzata al Consiglio dei Ministri lo scorso 1 ottobre. Infatti, è un diritto da garantire quello di avere fondi sufficienti ad assicurare un'assistenza personale che permetta di avere un lavoro, di disporre del proprio tempo secondo la propria volontà, di poter fare scelte indipendenti dal fatto di essere disabile: in una parola, è un diritto da garantire quello alla libertà. In Italia, anche su questo fronte quello che si fa è poco: non solo gli investimenti atti a garantire assistenza personale ai disabili sono scarsi a livello nazionale; essi sono pure mal distribuiti nelle venti regioni italiane. Se al nord si investe abbastanza per fornire assistenza a persone non fisicamente autonome, al sud i fondi sono nulli (ad eccezione di esempi come Puglia e Sicilia), mentre il centro rimane in una situazione intermedia. Alla cattiva distribuzione geografica delle finanze, si aggiunge quella che dipende da precisi requisiti di età e fascia sociale: accade, infatti, che ad alcuni spetti nessun sostegno economico. Questi dati spingono l'Italia in fondo alla classifica degli Stati europei e del mondo che hanno cura dei diritti civili dei disabili: classifica che vede alle vette Scandinavia e nazioni anglosassoni.

Ma l'Italia è in coda anche rispetto all'aspetto culturale e sociale intorno alla questione della disabilità. Si tratta innanzitutto di introdurre un nuovo modello di assistenza, lontano da quello medico/assistenziale tradizionalmente assunto nel nostro paese ed abbandonato da tempo in altri - gli stessi che investono in questo settore: il disabile è soggetto attivo che autogestisce i fondi monetari a sua disposizione e decide in modo autonomo della sua vita. Si tratta, poi, di combattere per un cambio di prospettiva rispetto alla disabilità. Perché non si è dis-abili a causa di un proprio deficit fisico: è l'ambiente sociale a non mettere in grado ogni invdividuo, a prescindere dalle proprie caratteristiche, di essere a suo modo abile.

ASCOLTA L'INTERVISTA A MARIA CHIARA PAOLINI:


ASCOLTA L'INTERVISTA AD ILARIA, UNA DELLE ORGANIZZATRICI DELLA MOBILITAZIONE DI BOLOGNA:

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