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“Liberi di fare”, disabili di nuovo in piazza per avere diritti, non aiuti

Sabato 9 giugno la nuova mobilitazione dei disabili per la propria autonomia.


di redazione
Categorie: Società
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Torna nelle piazze di tutta Italia “Liberi di fare”, la campagna lanciata dalle sorelle Maria Chiara ed Elena Paolini, che con la loro lettera aperta a Gentiloni portarono all’attenzione il diritto dei disabili ad una vita autonoma nonostante i deficit fisici.

Lo scorso novembre si era inaugurato con la prima manifestazione nazionale di ‘Liberi di fare’: tre giornate, quelle del 3, 4 e 5, che da nord a sud avevano richiamato in piazza e per strada decine di persone impegnate nella lotta al riconoscimento del diritto dei disabili a poter condurre una vita indipendente e dignitosa. L’iniziativa era partita dalle sorelle Elena e Maria Chiara Paolucci: giovani attiviste marchiggiane in carrozzina, la cui lettera aperta all’ex presidente del Consiglio Gentiloni era diventata virale sui social network.

La richiesta avanzata a quel governo era di tipo economico: la destinazione di un fondo più cospicuo affinché fosse garantita un’assistenza personale giornaliera ed autogestita a tutti coloro che non sono motoriamente autonomi, ossia la facoltà di assumere qualcuno di supporto ai movimenti necessari della quotidianità. L’esigenza economica ha salde fondamenta nel diritto di chiunque di poter disporre come meglio crede della propria vita. Questo è impedito a chi, per mancanza di denaro, non può ricevere un’assistenza di più di due ore al giorno.

E siccome da novembre ad oggi “non si sono osservati sostanziali cambiamenti”, come conferma ai nostri microfono Ilaria, impegnata in questa battaglia, il prossimo weekend “Liberi di Fare” torna a richiamare in strada - e in tutta Italia - le voci di chi si impegna per i diritti civili dei disabili.

Anche Bologna alzerà la voce e lo farà sabato 9 giugno, partendo dall’angolo in cui via Marsala incrontra via dell’Indipendenza. “Il diritto che qui si rivendica è quello all’assistenza personale autogestita, purtroppo non garantita nel sistema di welfare attuale - ribadisce Ilaria - Chi ha gravi difficoltà motorie non può che poggiarsi alla famiglia e chiedere favori, il che pone limiti inaccettabili per qualsiasi normodotato”. La prospettiva da cui va compresa la richiesta qui avanzata è radicalmente diversa da quella corrente. Non si tratta, infatti, di un’esigenza aggiuntiva rispetto al complesso di servizi che lo Stato è tenuto a garantire, ma è “un’esigenza di base, al pari della salute e dell’istruzione, che non può essere soddisfatta o meno in base alla necessità di far quadrare il bilancio”.

Si pone immediatamente la domanda intorno a ciò che farà il neo governo di Giuseppe Conte, che annoverà tra i suoi Ministeri quello della Famiglia e della Disabilità a guida del leghista Lorenzo Fontana. “L’istituzione del Ministero è un segnale, ma purtroppo per il momento le dichiarazioni sentite da Fontana sono ancora nell’ottica di dare degli aiuti, mentre quello che noi chiediamo sono dei diritti”, conclude Ilaria. È certamente prematuro esprimersi sull’operato del ministro e del governo, impegnato ancora oggi alla Camera per il voto di fiducia.

Marta Campa

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ILARIA:

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