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Le sanzioni di Trump all'Iran nel gelo internazionale

L'obiettivo statunitense è ridimensionare il ruolo iraniano in Medioriente.


di Anna Uras
Categorie: Esteri
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Dopo essersi ritirato dall'accordo sul nucleare, il presidente americano Donald Trump ha reintrodotto le sanzioni contro l'Iran. Russia, Cina, Europa ed altri attori internazionali, però, non condividono a pieno la decisione. Tra gli 8 Paesi esentati, che quindi potranno temporaneamente continuare a importare petrolio dall'Iran, c'è anche l'Italia.

Sono rientrate ufficialmente in vigore tutte le sanzioni all'Iran che gli Usa avevano ritirato in seguito all'approvazione dell'accordo sul nucleare iraniano, nel 2015. A maggio era arrivato l'annuncio ufficiale che Washington non avrebbe più rispettato il patto siglato nel 2015 dall'allora presidente Barack Obama, seguito da una prima parziale reintroduzione delle sanzioni ad agosto. Con la decisione odierna, il percorso diplomatico intrapreso dall'ex presidente democratico viene definitivamente abbandonato, ma finora i Paesi firmatari dell'accordo hanno mantenuto un atteggiamento critico nei confronti di Trump, che vorrebbe che abbandonassero anch'essi l'accordo.

Secondo Francesco Sassi, dottorando in relazioni internazionali e autore di un articolo per Il Fatto Quotidiano proprio su questo tema, l'iniziativa si fonda su tre pilastri. "Il primo - spiega Sassi - è mettere una pressione finanziaria il più forte possibile sul regime attraverso le sanzioni e limitare così il Paese nella propria capacità di influenzare gli attori regionali in Medio Oriente, quindi la presenza dell'Iran in Siria, nello Yemen o in Libano. Allo stesso tempo incardinare un discorso con una parte della protesta di piazza, che in Iran è sempre presente, e fa parte anche culturalmente del Paese. Attraverso questi 3 assi Trump cerca di spezzare il supporto a questo accordo internazionale firmato nel 2015 da tutte le potenze del consiglio di Sicurezza delle NU con anche il supporto della Germania".

Dalle sanzioni saranno comunque esentati 8 Paesi, tra cui anche l'Italia, a cui sarà permesso di continuare a importare petrolio da Teheran. L'Italia e la Grecia sono gli unici Paesi europei ad essere esentati, nonostante il capo della diplomazia americana Mike Pompeo avesse escluso che l'Europa potesse continuare a importare greggio iraniano. Gli altri paesi esentati sono Cina, India, Corea del Sud, Turchia, Giappone e Taiwan. "L'Iran - spiega il ricercatore - è il secondo Paese al mondo per riserve di gas naturali e il quarto per riserve di petrolio. Chiaramente quando le sanzioni sono state tolte tutti i Paesi dall'europa e all'Asia si sono tuffati nell'oro nero iraniano. Il punto è che in questo momento data la situazione internazionale in diversi paesi produttori tradizionali di petrolio, come il Venezuela e la Libia, la capacità di produrre petrolio si è ridotta. Così Paesi come India, Turchia, Corea del Sud o Giappone, che sono completamente dipendenti dalle riserve di petrolio che vengono commercializzate a livello mondiale, saranno colpiti in maniera perentoria da queste sanzioni. Sia perché limitano le capacità dell'Iran di esportare, sia perché le stesse compagne di questi Paesi non potranno più commerciare con l'Iran oppure potranno farlo ma non potendo più avere come partner internazionale banche, istituti di credito, agenzie finanziare e le stesse compagne americane, che chiaramente sono coinvolte in tutto il mondo".

Per quanto riguarda l'effetto reale che avranno le sanzione nel futuro e la reazione da attendersi da parte degli altri Paesi, in particolare quelli che nel 2015 firmarono l'accordo insieme agli USA, il principale indicatore da tenere sotto controllo è il prezzo del petrolio, che recentemente ha toccato quota 80 dollari al barile, il livello più alto dal 2014. "L'Europa - spiega infatti Sassi - ma anche Russia, Cina e India vorrebbero trovare un compromesso. È chiaro che più i mesi passeranno più si capirà verso quale delle due situazioni ci si andrà a trovare. Ovvero la capacità del mercato petrolifero di sostenere l'assenza dell'Iran oppure se l'incapacità di trovare petrolio a sufficienza per sostituire le esportazioni dell'Iran creerà dei vuoti nel mercato che dovranno necessariamente essere riempiti da una nuova immisione di petrolio iraniano"

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