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La tensione in Siria e il rischio di degenerazione mondiale

Lo scacchiere impazzito del conflitto siriano e le possibili conseguenze.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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L'annunciato e (forse) imminente attacco americano in Siria fa schizzare la tensione e rischia di dare il via ad un'escalation che potrebbe degenerare. Eurocontrol allerta le aerolinee su possibili attacchi missilistici. La Russia mette in guardia gli occidentali: "Risponderemo ad ogni missile, Douma è un prestesto degli Usa per un attacco militare". Salinari: "Il conflitto in Siria è una guerra costituente".

Nell'infinita guerra siriana la tensione è altissima nelle ultime ore a causa di un mutamento di atteggiamento degli Stati Uniti dopo il presunto attacco al gas tossico da parte dell'esercito del presidente Bashar Al Assad che ha ucciso decine di persone a Douma, lo scorso 7 aprile.
Il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato una reazione in 24-48 ore e ieri il cacciatorpediniere "Donald Cook" ha mosso da Cipro verso la costa siriana, disturbato da alcuni jet russi che lo hanno sorvolato almeno quattro volte, testimoniando quanto delicata è la situazione e quanto alta è la tensione.

Un ulteriore elemento che indica l'avvicinarsi di una nuova escalation è rappresentato dall'allerta di Eurocontrol, l'organizzazione europea per la sicurezza dei voli, alle aerolinee, invitandole a volare con prudenza nelle rotte del Mediterraneo orientale per via di possibili attacchi missilistici sulla Siria nelle prossime 72 ore.
Gli Stati Uniti godono del supporto di Gran Bretagna e Francia, che potrebbero essere coinvolti nell'operazione militare.

Dal canto suo, la Russia ha posto il veto all'Onu sulla richiesta americana di un'indagine sull’attacco chimico a Douma e di un piano di aiuti umanitari nell'area, dopo che, nello stesso Consiglio di Sicurezza, la sua analoga proposta è stata rigettata con la scusa che il meccanismo proposto non avrebbe avuto i requisiti di indipendenza richiesti dall'Occidente.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha inoltre accusato "gli Stati Uniti, insieme ad altri Paesi" di aver adottato "una posizione non costruttiva" e di "rifiutare a priori di guardare negli occhi la realtà". La Cina invece si oppone a qualsiasi risposta militare "impulsiva".

La situazione, però, potrebbe degenerare ed ampliarsi su scala mondiale, almeno stando alle dichiarazioni di Alexander Zasypkin, ambasciatore russo in Libano: "Se c'è un attacco americano abbatteremo qualsiasi missile e colpiremo le posizione da dove i missili sono stati lanciati". Il diplomatico ha accusato gli Usa di sfruttare il presunto uso di armi chimiche siriane su Douma come pretesto di un attacco militare.

Per Raffaele Salinari, presidente di Terres Des Hommes, il conflitto siriano è il primo conflitto mondiale post-crisi del 2008. E per comprendere quanto sta realmente accadendo - e soprattutto perché - bisogna utilizzare questa chiave di lettura.
"I grandi poteri mondiali non riescono più a far credere di essere governati dalla politica - osserva Salinari - Quello che avviene in Siria serve anche a coprire le crisi interne di tutti i Paesi coinvolti".

Uno scacchiere impazzito, insomma, che è composto da tante forze contrapposte, che si muovono per gli interessi più vari. Dalla contrapposizione commerciale ed economica di Stati Uniti e Cina, alla lotta per la leadership nel mondo arabo tra Arabia Saudita ed Iran, dal progressivo addio della Turchia alla Nato al conflitto israelo-palestine, fino agli interessi di Francia e Gran Bretagna.
Un complesso intreccio che porta il presidente di Terres Des Hommes a definire il conflitto siriano "una guerra costituente". "Da come evolverà la guerra siriana vedremo l'evoluzione del mondo nei prossimi anni". Possibile, dunque, che il conflitto esca anche dai confini siriani.

Di fronte a questa situazione, le risposte da dare, per l'esperto, viaggiano su tre livelli. "Da un lato una risposta politica. Anche l'Italia, quando formerà un governo, dovrà rifiutare di essere complice, come fu per la guerra in Libia del 2011, e rifiutare l'uso delle basi militari. Per quanto possibile, poi, tenere alta la voce dei movimenti pacifisti, che sono pressoché spariti negli ultimi anni. Infine lavorare sull'informazione, perché la guerra è la morte della verità".

ASCOLTA L'INTERVISTA A RAFFAELE SALINARI:

Tags: Guerra, Siria, Esteri

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