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La maternità "facoltativa" è l'ennesima politica contro le donne

Maternità facoltativa, Ddl Pillon e Decreto Salvini: il piano del governo non è da indovinare


di Anna Uras
Categorie: Donne
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Di recente il governo ha avuto l'illuminante idea di rendere facoltativo l'utilizzo della maternità fino al nono mese, ovvero di dare la possibilità alle lavoratrici, e soprattutto ai loro datori di lavoro, di lavorare fino al parto. Una delle tante politiche gialloverdi che, di fatto, colpisce le donne. Il commento di Leo di Non Una Di Meno Bologna

Con la manovra cambia il congedo di maternità. Chi vorrà (previa autorizzazione del medico) potrà rimanere al lavoro fino al nono mese, portandosi in dote l’intero periodo di astensione di 5 mesi a dopo il parto. È quanto prevede un emendamento della Lega dedicato alle politiche delle famiglia approvato dalla commissione Bilancio della Camera. Il nuovo sistema, ribattezzato maternità “agile” viene proposto come alternativa all’attuale, che impone invece la sospensione dall’attività lavorativa nei due mesi prima del parto e nei 3 successivi o 1 mese prima e nei 4 successivi. "Chiaramente la posizione di Non Una di Meno rispetto a questa ipotesi è che siamo contrarissime - spiega Leo di Nudm Bologna - trovo anche molto distorcente parlare di possibilità o di scelta. Siamo così abituati all'individualismo che pensiamo queste scelte come una questione individuale e siamo disabituati a pensare alla dimensione collettiva, agli effetti collettivi delle cose. È chiaro che questa maternità cosiddettà flessibile è una flessibilità che sarà al servizio dei datori di lavoro e delle aziende non certo al servizio dei bisogni delle lavoratrici. E la scelta è una falsa scelta, perché è chiaro che se tutte le tue colleghe o tutte le disoccupate in cerca di lavoro sono disposte ad adattare le loro scelte ai bisogni del datore di lavoro è chiaro che dovrai farlo anche tu e quindi è chiaro che tutte le lavoratrici saranno più ricattabili".

Ma questa è solo l'ultima decisione presa dal governo gialloverde a colpire le donne, ignorando deliberatamente una realtà economica e sociale riconosciuta ormai da anni anche dalle statistiche ufficiali e facilmente riconoscibile nel gender gap, nella disparità di accesso alle posizioni dirigenziali, nella composizione stessa del parlamento.
"Le donne sono pagate meno in tutti i settori professionali - commenta Leo - e di questo se ne parla come di una sorta di discriminazione basata sul genere o su chissà che cosa. No. La causa di questo è che tutte le donne, non solo quelle che vogliono avere figli o che possono potenzialmente avere figli, ma anche quelle che li hanno già avuti o che si occupano dei parenti anziani, nelle loro scelte professionali sono condizionate dall'obbligo al lavoro di cura che ricade sulle loro spalle. Dietro ogni lavoratrice ci sono considerazioni di questo tipo e dietro ogni lavoratore spesso c'è una mamma, una sorella, una fidanzata, una moglie che ti sostiene, che ti fa trovare il frigo pieno la sera oppure che si occupa dei genitori anziani. E quindi è di questo che bisogna parlare ed è anche per questo che Nudm concepisce lo sciopero globale dell'otto marzo come uno sciopero produttivo e dal lavoro riproduttivo e dal lavoro di cura".

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