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La lotta contro il freddo di Piazza Grande per salvare vite

Giorni di lavoro intenso per la realtà he segue i senza fissa dimora.


di Alessandro Canella
Categorie: Società
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Un lavoro intenso per l'Help Center della stazione e per le unità di strada che seguono i senza fissa dimora. Col gelo l'obiettivo è quello di salvare vite umane. Già sei senzatetto morti in Italia negli ultimi giorni a causa del freddo. La proposta di Piazza Grande: "Dotare le unità di strada di psicologi e sanitari, per migliorare il dialogo con chi rifiuta l'ospitalità in dormitorio".

In questi giorni gli operatori di Piazza Grande hanno lavorato alacremente per evitare che il freddo intenso potesse mietere altre vittime. Nell'Italia investita dal gelo, infatti, sono state sei le persone senza fissa dimora a trovare la morte.
L'Help Center della stazione di Bologna ha registrato il completamento dei posti letto disponibili e altri posti sono stati attivati dall'estensione del Piano Freddo comunale, denominata "Allerta gelo", prevista proprio in caso di temperature così rigide.

La lotta contro il freddo ha richiesto anche un appello alla comunità. Nella mattinata di ieri l'Help Center ha chiesto ai cittadini di portare sacchi a pelo e coperte per aiutare le 20 persone che in città hanno rifiutato l'ospitalità in dormitorio.
"La risposta è stata buona - racconta ai nostri microfoni Leonardo Tancredi, direttore del giornale di strada Piazza Grande - Una ventina di persone è arrivata a portare coperte e vestiti, mentre una mano ci è stata data anche da Accoglienza Degna, il progetto di Làbas".

Tancredi osserva anche che il problema si ripresenta ogni inverno e, considerato che in Italia ci sono circa 50mila persone senzatetto e 4 milioni di poveri, sarebbe il caso di aprire una discussione sugli strumenti da adottare.
Non solo. "Passato il gelo - scrive Piazza Grande sulla sua pagina Facebook - è necessario porsi il problema delle persone che rifiutano il ricovero in dormitorio, o meglio rifiutano le condizioni di accoglienza dei dormitori". I suggerimenti che arrivano dall'associazione che da decenni segue le persone senza fissa dimora prevedono la dotazione per le unità di strada di operatori sanitari e psicologi, accanto a operatori pari. L'obiettivo è migliorare la capacità di dialogo con chi dorme all'aperto rischiando la vita.


Ascolta l'intervista a Leonardo Tancredi

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