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La Grecia ci insegna a dire NO all'austerity

La vittoria del governo greco al referendum sull'austerity


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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Grande vittoria del governo Tsipras al referendum sull'austerity. L'Oxi (no) vince col 61%. Varoufakis: "Da domani ricominciano le trattative con tutti". E annuncia la sue dimissioni per agevolare l'accordo. Riunione Renzi-Padoan in mattinata, Merkel-Hollande in serata. La Germania prova a minimizzare lo scorno annunciando la #Grexit.

In seguito all'esito del referendum voluto dal primo ministro Alexis Tsipras, che ha visto una netta affermazione del No da parte del popolo greco alle misure di austerità imposte dall'Europa, sono numerose le incognite che si addensano attorno al futuro della Grecia e dell'Eurozona. Nella serata di oggi è atteso a Parigi un incontro tra Angela Merkel e Francois Hollande. Per domani è invece previsto un Eurogruppo alle 13, mentre nel tardo pomeriggio si riuniranno i leader dei Paesi della zona euro. Se le trattative dovessere riprendere, al tavolo non siederà più Yanis Varoufakis: il ministro delle finanze ellenico ha infatti annunciato a sorpresa le sue dimissioni in seguito al referendum, per facilitare il lavoro del premier Alexis Tsipras nel negoziato con i creditori internazionali.

Nel corso dello speciale di Radio Città Fujiko, andato in onda questa mattina, abbiamo fatto il punto sulle situazioni aperte e sugli scenari che potranno verificarsi con il contributo di numerosi ospiti.

"È una bellissima giornata non soltanto per la Grecia e per Syriza, ma per tutte le forze progressiste in Europa - ha affermato Vassilis Primikiris, membro della segreteria nazionale di Syriza - Sapevamo che la presenza di Varoufakis rendeva difficile la trattativa con i nostri interlocutori - ha spiegato in merito alle dimissioni del ministro delle finanze - è stata una scelta comune tra Varoufakis e Tsipras, per facilitare il dialogo. Ma la linea politica non cambierà. Il risultato di ieri ha dato uno schiaffo forte al modo di pensare delle forze europee, che è antidemocratico. Hanno trovato ogni pretesto per creare problemi al governo greco. Per toglierli ogni scusa noi siamo disponibili a cambiare tutte le persone che prendono parte al negoziato, non solo Varoufakis. I greci con il loro voto hanno dichiarato apertamente che non vogliono diventare un protettorato della Germania della signora Merkel. I popoli non sono burattini che si possono manipolare. Il nostro No è alle politiche di austerità che in cinque anni hanno distrutto il nostro popolo, colpendo prima di tutto il lavoro e lo stato sociale. Se poi insistono, ci sono anche altre strade. Al di sotto delle monete ci sono le politiche economiche. L'Islanda, per esempio, vive benissimo fuori dalla zona Euro. Noi stiamo lottando per rimanere nell'Euro, ma non con queste politiche".

Per il giornalista e fumettista Carlo Gubitosa il No della Grecia "è stato un No a una ricetta economica di stampo neoliberista. Ieri non c'è stata la festa degli imbroglioni che non vogliono pagare, ma la festa di chi crede in soluzioni economiche diverse da quelle della macelleria sociale. Le soluzioni che ci hanno imposto a forza negli ultimi vent'anni hanno spinto verso la povertà la classe media e fatto impennare i tassi di disoccupazione. Quando uno prende per anni una medicina che lo fa stare peggio a un certo punto si chiede se non sia il caso di cambiare medico. Oggi il punto non è chiedersi se dobbiamo pagare i debiti degli altri, ma fare appello al coraggio e rafforzare il messaggio chiaro che c'è stato: basta al gioco d'azzardo con le economie degli stati, basta con la speculazione sui titoli di stato. Spingiamo per una soluzione diversa e sosteniamo la Grecia perché non possiamo essere così ignoranti da impaurirci per un mancato credito".

Il giornalista Angelo Mastrandrea, corrispondente da Atene per il Manifesto, sottolinea il ruolo giocato alla vigilia del referendum dagli organi di informazione in Grecia e in Italia, responsabili di aver prodotto una visione distorta della realtà: "Ho visto come si sono comportati la stampa e i media in generale in Grecia, che hanno abboccato a una lettura della destra che era un'informazione drogata. Credo che per il giornalismo internazionale sia stata una brutta pagina. In Grecia la vita si è svolta come prima, è vero che c'erano le code al bancomat, ma erano molto tranquille e non sterminate. Non c'è stata assolutamente carenza di cibo, locali e ristoranti erano frequentati. C'è un problema vero di liquidità, anche se molto amplificato anche quello per motivi di campagna elettorale".

Come ci ha spiegato l'economista Giacomo Bracci, fondatore dell'associazione Economia per i cittadini (EPIC), "ci sono interessi divergenti in gioco, esiste un interesse politico di mantenere in essere l'Eurozona come progetto, e questo investe soprattutto i leader francesi ma anche parte dell'establishment finanziario tedesco. Questo interesse si concretizza nel fatto che da un lato ci sono grandi crediti che la Germania ha bisogno di incassare, dall'altro c'è un establishment politico ed economico che ha intenzione a mantenere caldo quell'elettorato che in questi anni è stato polarizzato fortemente contro la Grecia e i paesi del Mediterraneo. Questa fazione è incarnata da Wolfgang Schauble, che negli ultimi mesi ha sempre alternato aperture e chiusure rispetto alle trattative". Prosegue poi Bracci: "Un atto di volontà politica che semplicemente cambiasse le regole, potrebbe evitare tanti problemi. Se ci fosse la volontà politica di tagliare il debito verso il Fondo Salvastati e andare avanti senza la necessità di ricapitalizzarlo, non vi sarebbe alcun problema finanziario. Si tratta di una regola tecnica stabilita per pura volontà politica, che sparirebbe all'istante qualora vi fosse la volontà di superare queste politiche di austerity. Purtroppo la volontà - soprattutto di questa fazione dei falchi tedeschi - di preservare questi crediti per far risaltare meriti e demeriti dei paesi dell'unione monetaria, fa sì che questa regola venga mantenuta".

Nella giornata di oggi si riunisce il board della Bce per decidere in merito ai finanziamenti da concedere alla Grecia. "Anche in questo caso ci sono diverse fazioni, i falchi sostengono che sarebbe il caso non solo di sospendere un incremento di questi fondi, ma anzi di chiedere indietro il pagamento di quelli precedenti - sottolinea Bracci - Da quello che sembra Draghi non seguirà questa strada, perché significherebbe la chiusura immediata di tutte le banche greche. Il punto è che difficilmente la Bce deciderà di aumentare questo finanziamento, non prima di un incontro tra Grecia e leader europei". L'economista si sofferma poi sull'ipotesi di una possibile moneta parallela: "questa proposta è stata presente fin da subito, si tratterebbe di finanziare parte della spesa pubblica con un pagherò interno. È un'ipotesi che presenta alcune criticità, se servisse soltanto per rientrare temporaneamente nell'euro sarebbe molto rischiosa, perché porterebbe a una svalutazione pesante di questa moneta parallela e a una ulteriore aggressione dell'economia greca. Tuttavia potrebbe essere un'opzione politicamente possibile ed economicamente positiva nel momento in cui con questi crediti ci si avviasse verso una graduale uscita dall'Eurozona. Per farlo però ci vuole del tempo, e non sappiamo se lo studio di questo sistema sia già stato effettuato".

In questi giorni è trapelata la notizia riguardo un documento del Fondo Monetario tenuto segreto fino a poche ore dal referendum, secondo cui sarebbe necessaria una ristrutturazione del debito greco del 30%. Come spiega ancora Giacomo Bracci "questo documento è fondamentale perché dimostra che esiste una divergenza tra Fmi e Commissione europea. Il primo, a fronte delle richieste pressanti che chiede al governo greco, offre in cambio la possibilità per la Grecia di ristrutturare il suo debito. E dunque consentirebbe al governo greco di legare per la prima volta nelle trattative la concessione della ristrutturazione del debito ai sacrifici richiesti dai creditori. Bisogna però capire se il Fmi avrà intenzione di tornare ancora a trattare insieme a Commissione europea e Bce, dopo che aveva deciso di lasciare il tavolo negoziale".

Tornando sugli aspetti più prettamente politici che ruotano attorno alla crisi greca, colpisce la posizione assunta dal vicecancelliere tedesco e presidente dell'Spd Sigmar Gabriel, molto scettico sull'esito del referendum e sulla ripresa dei negoziati con la Grecia, così come quella del presidente dell'Europarlamento, il socialista Martin Schulz. Secondo il giornalista Checchino Antonini "possiamo dire che la socialdemocrazia è il perno delle politiche liberiste. Così come in Italia molte riforme sono state attuate e benedette dal Pd, in Europa la guida di questi processi è stata assunta dai partiti che fanno riferimento alla socialdemocrazia. Il liberismo è nel dna della socialdemocrazia".

Ai nostri microfoni è intervenuta anche l'europarlamentare Elly Schlein, eletta nelle liste del Pd prima di abbandonare il partito lo scorso maggio: "Ha sbagliato chi ha tentato di ricondurre questo referendum a un sì o un no all'euro. Non è mai stato questo, ma si trattava di dare un voto alle politiche di austerità che hanno messo la Grecia in ginocchio. Chi si è seduto al tavolo con un governo che aveva ricevuto un mandato chiaro nel senso di superare l'austerità, si è seduto con l'arroganza di non volere mettere in discussione la direzione di queste ricette fallimentari. Siamo al punto in cui si può pensare di mettere in discussione queste politiche o servono altre dimostrazioni? Vediamo la reazione durissima di tutte le cancellerie europee, a cui sembra oltraggioso che qualcuno abbia messo queste ricette al vaglio degli elettori. A me sembra assurdo, non capisco cosa si aspetti a ridiscutere queste politiche. Dov'è il Renzi che voleva cambiare verso all'Europa, e che si è appiattito sulle posizioni del falchi europei. Il socialismo europeo in questo momento è vittima della sindrome di Stoccolma".


Ascolta l'intervento di Vassilis Primikiris

Ascolta l'intervento di Carlo Gubitosa

Ascolta l'intervento di Angelo Mastrandrea

Ascolta la prima parte dell'intervento di Giacomo Bracci

Ascolta la seconda parte dell'intervento di Giacomo Bracci

Ascolta l'intervento di Checchino Antonini

Ascolta l'intervento di Elly Schlein

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