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La "diplomazia" israelo-statunitense: una carneficina di palestinesi

Il bilancio delle vittime nel giorno di trasferimento dell'ambasciata Usa.


di redazione
Categorie: Esteri
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I lacrimogeni e i proiettili israeliani a Gaza

Nel giorno in cui gli Stati Uniti trasferiscono l'ambasciata a Gerusalemme, dichiarandola capitale di Israele, alle ore 14.00 sono già 28 i morti e 1700 i feriti palestinesi per mano dell'esercito israeliano. L'intervista a Luisa Morgantini (Assopace Palestina).

L'ennesima carneficina, ma per il presidente statunitense Donald Trump si tratta di un "Grande giorno per Israele!".
Alle 14.00 italiane era già di 25 morti e 1700 feriti, tra cui 9 giornalisti, il bilancio delle vittime palestinesi che protestavano contro lo spostamento dell'ambasciata Usa a Gerusalemme, mossa unilaterale della Casa Bianca, che in questo modo ha riconosciuto la Città Santa come capitale di Israele.

Nel giorno dell'inaugurazione, i palestinesi di Gaza e quelli della Cisgiordania hanno organizzato manifestazioni di protesta che, come avviene ormai da un mese, si sono trasformate in un pretesto per l'esercito israeliano per una repressione a suon di gas lacrimogeni e proiettili. Ad aprire il fuoco, in prossimità della linea di demarcazione del confine di Gaza sono stati militari di "Tsahal", le forze di difesa israeliane.
"È la fine del diritto internazionale", commenta ai nostri microfoni Luisa Morgantini, già vice-presidente del Parlamento europeo e presidente di Assopace Palestina.

L'agenzia di stampa Nena News  sta seguendo in diretta la giornata e riporta il bilancio della carneficina. Le vittime sono soprattutto giovani under 30 che protestavano disarmati per il trasferimento dell'ambasciata e che si erano mossi in marcia verso il confine di Gaza. Ma le proteste, però, si sono registrate anche a Betlemme, Hebron, Qalandiya, il checkpoint tra Gerusalemme e Ramallah.

Il tutto avviene nonostante l'Onu abbia bocciato la decisione di Trump, una votazione che è costata alle Nazioni Unite anche la minaccia dell'ambasciatrice Nikki Haley: "Gli Stati Uniti ricorderanno questo voto".
Anche Bruxelles è contaria alla mossa statunitense. Ciononostante sono quattro i Paesi europei che partecipano alla cerimonia di inaugurazione: Austria, Romania, Repubblica Ceca e Ungheria.
"L'Europa - osserva Morgantini - non può più limitarsi a far notare che Israele viola il diritto internazionale, ma deve dire forte e chiaro 'basta'".

E proprio dal Parlamento europeo, questa mattina, si è levata la voce di Antonio Panzeri, erodeputato di LeU e presidente della sottocommissione per i Diritti Umani. "Oggi È una giornata triste per Gerusalemme - osserva Panzeri - Con questo passo da parte dell'amministrazione Usa si apre una fase alquanto difficile e complicata, non solo nei già tormentati rapporti tra israeliani e palestinesi, ma in tutta la regione mediorientale. Gli apprendisti stregoni che oggi sono a capo degli Stati Uniti e di Israele stanno inaugurando una stagione che porterà solo tensioni e conflitti dagli esiti imprevisti. L'Europa a questo punto non deve semplicemente lasciare la sedia vuota a Gerusalemme, ma deve assumersi un carico molto più importante, mettendo in campo una iniziativa necessaria per sostenere il desiderio di pace che anima i sentimenti di larga parte dell'opinione pubblica europea".

ASCOLTA L'INTERVISTA A LUISA MORGANTINI:


ASCOLTA L'INTERVISTA AD ANTONIO PANZERI:

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