Radio Città Fujiko»Notizie

L'integrazione messa al bando dall'odio di destra

Sospese le lezioni domenicali di cultura araba nelle aule della scuola elementare di S. Felice sul Panaro


di redazione
Categorie: Istruzione, Migranti
5354193495001_5966255345001_5966252666001-vs.jpg

Negli spazi della scuola elementare di San Felice sul Panaro l'insegnamento di arabo e dei principi della religione islamica provocano le proteste di Forza Italia e Fratelli d'Italia. Il loro timore è che la scuola di trasformi in una "madrasa islamica". E il corso che aveva l'obiettivo di promuovere la pace e l'integrazione viene rinviato a data da destinarsi.

Accade nel modenese, da ormai diversi anni, che il consiglio di istituto di una scuola di San Felice sul Panaro, autorizzi l’utilizzo degli spazi scolastici per lo svolgimento di corsi domenicali nei quali viene insegnata la cultura araba. Un’iniziativa organizzata dall’associazione “La Pace”, in totale trasparenza e in rispetto delle modalità di accesso agli spazi pubblici, al fine di promuovere l’integrazione fra le diverse culture che frequentano l’istituto e che, più in generale, compongono il variegato panorama culturale del territorio. Il corso è finanziato con una quota di dieci euro mensili da parte dei partecipanti che servono a sostenere le spese di pulizia e gestione, in modo da non gravare sul personale ATA. L’obiettivo dichiarato del corso è quello di "diffondere la conoscenza e l’insegnamento dell’arabo e dell’Islam come religione di pace" e che “in alcun modo intendono ghettizzare la cultura cristiana o ostacolare il normale svolgimento delle lezioni settimanali”.

Soltanto quest’anno però la realizzazione del corso è oggetto di accese discussioni che provengono da più parti che ne hanno provocato lo slittamento dell’inizio a data da destinarsi. Tra chi alimenta queste proteste c’è Andrea Galli, Consigliere Regionale di Forza Italia, che nell’interrogazione presentata alla Regione esprime il suo timore che “tale iniziativa rischia di trasformare una scuola elementare pubblica italiana in una madrasa islamica”.

Chi è contrario ritiene che, per qualche ragione, un’iniziativa del genere sia capace di minare l’integrazione creando ghetti. Inoltre, ancora una volta con le parole di Andrea Galli: “a chi viene ospitato nel nostro Paese dobbiamo insegnare la lingua, la religione e le tradizioni italiane: non il contrario”.

L'iniziativa è rivolta ai 1200 iscritti alla scuola, di cui circa 500 sono stranieri o di origine straniera. Il Consiglio di istituto stima un’adesione al corso di circa 60/65 alunni e in una dichiarazione spiega che “le attività che si svolgeranno saranno di tipo didattico rivolte all’insegnamento della lingua araba e dei principi della cultura islamica che non prevedono attività di preghiera o indottrinamento religioso e sono finalizzate a fornire quel minimo di identità culturale propria dei paesi di origine, di cui questi bambini e ragazzi sono sprovvisti, essendo nati in Italia o trapiantati in tenerissima età”.

Ne abbiamo parlato con Jacopo Frey di Cobas Scuola, che fa notare come “un’iniziativa volta al dialogo, si sia trasformata in un’occasione per dividere ancora di più un territorio in cui tutto sommato si respira un’aria abbastanza positiva e di dialogo”. E purtroppo il tentativo di inquinare un clima che era invece di integrazione e funzionava da anni ha portato alle ovvie conseguenze. Dopo giorni di polemiche infatti la dirigente dell’istituto scolastico si è vista arrivare una lettera minatoria.

ASCOLTA LE PAROLE DI JACOPO FREY:

Roberto D'Aniello

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]