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L'Europa si macchia sempre più di nero

L'avanzata dell'estrema destra svedese è l'ennesimo tassello del sovranismo europeo.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica
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La forte ascesa dei nazionalisti "Democratici Svedesi", il partito di estrema destra che nel Paese scandinavo è passato dal 2,9 al 17,6% in dodici anni, tinge ancor più di nero l'Europa. Un nero che, però, è organico al capitale e opera una colossale mistificazione. ne abbiamo parlato con Andrea Palladino, autore di "Europa Identitaria".

Dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi abbiamo visto partiti socialdemocratici attuare feroci politiche liberiste, quindi non deve sorprendere se il nome dell'estrema destra nazionalista e para-nazista svedese è "Democratici Svedesi". Il presunto crollo delle ideologie ha mescolato e confuso le carte dal punto di vista nominale, ma gli ultimi anni, sia negli Stati Uniti che in Europa, hanno dimostrato che le ideologie, specialmente quelle più nefaste, sono vive e vegete e trovano nuove forme per riaffiorare.

Nonostante qualcuno abbia tirato un sospiro di sollievo, i risultati delle elezioni svedesi di ieri hanno davvero poco di cui gioire. Nella patria del welfare, dove le protezioni sociali sono ben al di sopra dei livelli del resto d'Europa, un partito di estrema destra, xenofobo e nazionalista, ha raggiunto il 17,6%. Meno del 25% previsto dai sondaggi, certo, ma tre volte il consenso raccolto dai "Democratici Svedesi" appena otto anni fa (nel 2010 erano al 5,7%) e ben sei volte quanto presero nel 2006, prima dell'inizio della crisi economica, quando si attestarono al 2,9%.

L'affermazione dell'estrema destra in Svezia, per quanto le impedisca ancora di andare al governo, macchia sempre più di nero l'intero Continente, dove i sovranisti xenofobi dilagano e talvolta, come in Italia, raggiungano posizioni di potere.
Dall'Ungheria di Victor Orban al Front National francese, che appena un anno fa ha costretto al ballottaggio l'attuale presidente Macron, dall'estrema destra austriaca FPÖ, ora al governo, alla Lega di Matteo Salvini, che egemonizza l'esecutivo italiano, dal Partito per la Libertà olandese all'ascesa di Alternative für Deutschland in Germania, fino partito di Andrej Babis che guida la Repubblica Ceca, il continente assume tinte sempre più fosche.

Fin qui il ritratto di quello che sta accadendo. Ma come possiamo spiegare questo fenomeno?
Un primo indizio ci viene fornito da "La grande scommessa", un film di tre anni fa che porta la regia di Adam McKay e che racconta la crisi finanziaria globale iniziata esattamente dieci anni fa.
Nel finale del film, Mark Baum (uno pseudonimo dietro cui la finzione cinematografica nasconde Steven Eisman, businessman e investitore americano), afferma: "Ho la sensazione che tra qualche anno la gente dirà quello che dice sempre quando l'economia crolla. Daranno la colpa agli immigrati e alla povera gente".

Una seconda risposta ci arriva da Andrea Palladino, autore di "Europa Identitaria", un saggio edito da Manifestolibri che analizza l'affermazione dei movimenti identitari e sovranisti nel nostro continente.
Nella ricostruzione di Palladino (ascoltabile qui sotto), questi movimenti operano una colossale mistificazione, ponendosi come forze contro le elite finanziarie pur facendone parte, e agitando spauracchi xenofobi per foraggiare l'industria della sicurezza.

ASCOLTA L'INTERVISTA AD ANDREA PALLADINO:
 
 

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