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Italia 2019: l'economia asfittica e il lavoro ottocentesco

Una panoramica dello stato dell'economia e del dibattito sul lavoro.


di Alessandro Canella
Categorie: Economia
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Dopo la recessione tecnica, le bacchettate di Europa e Fmi con la riduzione delle stime sul pil. L'economia italiana è in difficoltà, nonostante per il governo la manovra sia espansiva. Quali le cause e le prospettive? Lo abbiamo chiesto al direttore di Valori.it Andrea Di Stefano. Intanto il dibattito sul lavoro e il reddito di cittadinanza ha un sapore ottocentesco. Il parere di Marta Fana.

La settimana scorsa il premier Giuseppe Conte, con un insperato guizzo di prontezza, aveva bruciato sul tempo l'Istat rivelando che l'Italia è entrata ufficialmente in recessione tecnica.
A rincarare la dose, oggi, ci hanno pensato il Fondo Monetario Internazionale, che riferendosi all'Italia ha parlato di un "rischio contagio", e la Commissione europea, che ha rivisto al ribasso le stime sul pil del nostro Paese, che passerebbero dall'1% allo 0,2%.

Tre segnali in meno di un mese che destano preoccupazione e su cui gli esperti si sono già espressi indicandone le cause. Da un lato c'è una componente internazionale che, tanto per intenderci, vede addirittura la locomotiva tedesca perdere il 3,9% della produzione in un anno, con un trend negativo che dura da almeno tre mesi e che avvicina la Germania alla recessione. Dall'altro, però, ci sono componenti interne, in particolare una domanda asfittica che non contribuisce al rilancio dell'economia.

Eppure, in più occasioni, il governo italiano ha presentato e ribadito come la manovra approvata sul finire del 2018 abbia un carattere espansivo, che avrebbe invertito il segno e il trend dei precedenti governi.
Una posizione su cui è intervenuto oggi il commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici: "I fatti parlano. Non sembra che l'espansione keynesiana prevista si stia materializzando in modo forte, malgrado un miglioramento della situazione finanziaria e dello spread. E credo che su questo si dovrebbe riflettere".

Le misure redistributive previste nella manovra - come il reddito di cittadinanza che dovrebbe distribuire liquidità da mettere in circolazione - non sono ancora entrate in funzione e i riflessi sull'economia, quindi, non possono manifestarsi.
Le contromisure che vengono indicate in queste ore nei rumors della stampa sono essenzialmente tre: una manovra correttiva del governo da predisporre tra la primavera e l'estate, una patrimoniale temutissima dai ceti alti renditisti o, su indicazione del Fmi, la reintroduzione della tassazione sulla prima casa.

Su questo tema abbiamo interpellato Andrea Di Stefano, economista e direttore di Valori.it. Ai nostri microfoni Di Stefano fa una fotografia dell'economia italiana e indica le possibili prospettive.

ASCOLTA L'INTERVISTA AD ANDREA DI STEFANO:


Se il governo giallobruno appare in difficoltà sul fronte economico, nel dibattito pubblico italiano al momento non si osservano possibili alternative politiche.
Le posizioni che sono state espresse in questi giorni, in particolare per quanto riguarda il reddito di cittadinanza e più in generale l'occupazione, ricalcano vecchie dottrine economiche, principalmente liberiste. Il mondo imprenditoriale insiste sulla teoria del "trickle down", secondo la quale dando soldi ai vertici qualche beneficio gocciolerà fino agli strati inferiori. Ricette che anche nel recente passato hanno dimostrato di non riuscire a risolvere i problemi in modo strutturale.

In questo senso dobbiamo leggere l'attacco di Confindustria al sussidio voluto dal M5S, che per gli industriali disincentiverebbe la ricerca di occupazione dei beneficiari, dal momento che la quota intera (i famosi 780 euro) rappresentano un valore più alto di molti salari.
Come osserva l'economista Marta Fana ai nostri microfoni, se esistesse una forza di sinistra con sufficienze forza in questo Paese, l'occasione risulterebbe ghiotta per impugnare il tema: la miseria dei salari, prodotto proprio delle politiche volute da coloro che oggi attaccano il reddito di cittadinanza.

ASCOLTA L'INTERVISTA A MARTA FANA:

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