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In mano a feroci milizie: ecco dove rimpatriamo i sudanesi

Il governo italiano rimpatria cittadini sudanesi nonostante pericoli e persecuzioni nel Paese.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti, Esteri
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Le milizie janjaweed

Il governo italiano ha rimpatriato 48 migranti sudanesi rastrellati a Ventimiglia, tra i quali anche alcuni richiedenti asilo, nonostante sia certificata da Human Rights Watch la ferocia delle milizie janjaweed che operano nel Paese, foraggiate dal governo di Khartoum. L'Italia e l'Europa hanno un accordo col Sudan sulla scia di quello con la Turchia: soldi per fermare i flussi migratori. Ma a fermarli sono le spietate milizie. Il loro comandante: "Lavoriamo per conto dell'Europa".

Lo scorso 24 agosto, in un'operazione che avrebbe dovuto restare segreta, il governo italiano ha rimpatriato 48 migranti sudanesi bloccati a Ventimiglia nella speranza di varcare il confine. Nella triste e ormai consolidata pratica dei rastrellamenti, con cui il ministro Angelino Alfano e il governo Renzi contano di tenere bassa la tensione nelle zone di confine, la polizia sembra non guardare in faccia nessuno. Ad essere rastrellati, infatti, sono i migranti che non si sono fatti identificare per non ricadere nel regolamento Dublino II (che li obbliga a richiedere asilo nel Paese di sbarco), ma anche alcuni richiedenti protezione internazionale, che avevano già avviato le pratiche in Italia.

Il volo charter, destinato alla capitale sudanese Khartoum, è stato operato da Egyptair e l'operazione è stata resa possibile dal Memorandum, un accordo tra l'Italia e il Paese africano siglato lo scorso 4 agosto dal capo della polizia Franco Gabrielli e dal suo omologo di Khartoum, Al Hussein, per una collaborazione nella lotta contro il crimine, nella gestione degli effetti migratori e delle frontiere. L’accordo si iscrive nel più ampio quadro di cooperazione tra Sudan e Unione europea sui temi migratori, qualcosa di simile a quello tra l'Ue e la Turchia, ma con cifre minori. Si parla di 54 milioni di euro donati al Paese africano dall'Europa nel 2015 proprio per il controllo alle frontiere.

L'accordo e i rimpatri, però, non tengono conto di alcune questioni non secondarie: il Sudan è ancora inserito nella lista dei Paesi terroristi statunitense, il suo presidente Omar Hasan Ahmad al-Bashīr è accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità per la guerra in Darfur e nel Paese si registrano persecuzioni e violenze da parte delle milizie janjaweed.
A confermare questo ultimo fatto è un rapporto di Human Rights Watch  del settembre 2015 (quindi il governo italiano e l'Europa non potevano non sapere), in cui le milizie vengono definite "uomini senza pietà". I janjaweed - si legge nel rapporto - si sono macchiati di "un ampio ventaglio di orrendi abusi, tra cui la dispersione forzata di intere comunità, la distruzione di pozzi, magazzini per il cibo e altre infrastrutture necessarie per la sopravvivenza in zone desertiche; razzie dei beni collettivi delle famiglie, quali il bestiame. Tra i più oltraggiosi abusi contro i civili, si sono avuti torture, assassini e stupri di massa".

Nella testimonianza (che vi riproponiamo in coda all'articolo) di Alan, un minorenne sudanese che Radio Città Fujiko aveva intervistato all'interno del reportage a Ventimiglia, vengono descritti alcuni dei soprusi messi in atto dalle milizie.
A testimoniare che è da considerarsi pericoloso rimpatriare in Sudan i profughi giunti in Italia sono le pratiche per le richieste d'asilo, accolte in oltre il 60% dei casi dalla commissione italiana. Non è un caso, quindi, che i dati dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), dicano che i sudanesi sono il 7% circa dei 93.611 migranti sbarcati in Italia nei primi sette mesi del 2016, dunque poco meno di 7mila.

È ormai chiaro, inoltre, che le milizie janjaweed non appartengono a gruppi ribelli, ma sono foraggiate direttamente dal governo centrale sudanese, che ha affidato loro il controllo delle frontiere. In particolare, un articolo di Nigrizia firmato da Bianca Saini , riporta come in una conferenza stampa della polizia sudanese dei giorni scorsi sia intervenuto in modo accorato Mohamed Hamdan Daglo (detto Hametti), comandante delle Rapid support forze (Rsf) - di fatto i famigerati janjaweed riorganizzati e rinominati - milizia al diretto comando dei Servizi di sicurezza nazionale (Niss). Hametti ha dichiarato che i suoi uomini stanno combattendo le migrazioni irregolari per conto dell’Europa. In circa tre mesi, in diverse operazioni, hanno fermato almeno 800 migranti, la maggioranza eritrei, immediatamente rimpatriati. Le milizie janjaweed, dunque, controllano le frontiere in un regime di totale immunità con i finanziamenti dell'Europa.

"La delegazione europea a Khartoum - racconta ai nostri microfoni Siani - ha smentito ieri sera in una nota che i propri fondi possano andare ai janjaweed , poiché le risorse vanno in azioni di sostegno alla popolazione e di sensibilizzazione per evitare le migrazioni irregolari. Però noi sappiamo che ci sono due linee di finanziamento". In particolare, 100-150 milioni stanziati dal vertice di novembre scorso a La Valletta va effettivamente a questo tipo di progetti, ma nel 2015 ci sono stati un'altra cinquantina di milioni di euro versati dall'Ue proprio per rafforzare il controllo delle frontiere.


Ascolta l'intervista a Bianca Siani

Ascolta l'intervista ad Alan, rifugiato del Darfur

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