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Il vizietto trasversale: al Senato passa il ddl costituzionale che taglia i parlamentari

Il Senato ha approvato in prima lettura il ddl costituzionale sul taglio dei parlamentari.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica
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Il Senato ha approvato il ddl che taglia il numero dei parlamentari. Ora la legge passa alla Camera. Se non ottiene i due terzi si dovrà ricorrere al referendum. Le riforme della Costituzione hanno portato male a molti governi. Il rischio di questa modifica è il restringimento della democrazia rappresentativa. Il commento del costituzionalista Claudio De Fiores.

La riforma della Costituzione è una sorta di maledizione per i governi. Nelle ultime nove legislature, infatti, ben sette tentativi di modificare la Carta sono falliti, sancendo spesso la sconfitta politica della maggioranza del momento e la caduta dell'esecutivo. Gli ultimi due casi noti sono quelli del governo Berlusconi del 2006 e del governo Renzi, nell'ormai famoso 4 dicembre 2016.
Assai poco scaramantico, oggi, si dimostra il governo giallobruno, che sta portando avanti una riforma costituzionale che esaudirebbe un vecchio desiderio del M5S: la riduzione dei parlamentari.

Forte della distrazione della stampa, impegnata su temi economici ed altre bagatelle della politica nostrana, il Senato ha approvato oggi il ddl di riforma costituzionale che taglia il numero dei deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200). I si sono stati 185, i no 54, gli astenuti 4. Il testo passa ora alla Camera. Trattandosi di una riforma costituzionale il disegno di legge richiederà una doppia lettura conforme delle due Camere.

"In questa riforma c'è una novità - osserva ai nostri microfoni il costituzionalista Claudio De Fiores - Per la prima volta la modifica non è parte integrante di un progetto di riforma complessivo. Quindi, qualora debba essere sottoposta al voto, ci sarà un quesito che riguarderà esclusivamente questo punto, non costringendo il cittadino a discernere da altri punti che considera sbagliati".

Nel merito della riforma, il docente di diritto costituzionale, pur manifestando il suo orientamento addirittura per il monocameralismo, mette in guardia dalle possibili conseguenze negative: "Se questo è un passaggio per la sistematica compressione del ruolo della rappresentanza democratica, adducendo come motivazioni la riduzione dei costi della politica - osserva De Fiores - è un'opzione pericolosa, perché si inizia a ridurre i costi della democrazia rappresentativa e poi si prosegue riducendone gli spazi".

Un'ultima osservazione rilevante, però, è di natura politica e riguarda il ruolo delle opposizioni. Una battaglia barricadera contro la riforma, che costringa a ricorrere al voto referendario, spingerebbe ad un'ulteriore scivolata in senso populista. "Una cosa è approvare un provvedimento del genere in Parlamento con un consenso ampio - conclude il costituzionalista - Altra cosa è invece arrivare davanti al popolo con una domanda sulla riduzione dei parlamentari, che otterrebbe un consenso plebiscitario". Per De Fiores, invece, occorrerebbe governare il processo di riforma all'interno del Parlamento stesso.

ASCOLTA L'INTERVISTA A CLAUDIO DE FIORES:

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