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Il tempo per arrestare il cambiamento climatico sta finendo

Il rapporto speciale dell'Ipcc ci dice tante cose, tra cui il fatto che l'accordo di Parigi era ottimista.


di Anna Uras
Categorie: Ambiente
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La temperatura media globale sta aumentando, e se gli Stati non applicheranno politiche ambientali più rigide di quelle previste dall'accordo di Parigi (che comunque quasi nessuno sta rispettando)nel 2030 supereremo la soglia critica. Lo ha detto Ipcc, il più importante organismo scientifico al mondo dedicato al tema.

Ogni tanto ci distraiamo, ce ne dimentichiamo, facciamo finta di niente. Il riscaldamento climatico è il gigantesco problema che nascondiamo sotto il tappeto ogni volta che ci è data occasione di farlo. Come con quei compiti o quelle scadenze a cui ci sforziamo di non pensare fino all'ultimo, perché non ne abbiamo voglia, perché è complicato, perché ci sono tanti piccoli impegni meno importanti ma più pressanti e quotidiani. Poi arriva la scadenza.

Secondo l'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change, il più importante organismo scientifico dedicato alla ricerca su come sta cambiando il clima della Terra) questa scadenza potrebbe essere nel 2030. Il nuovo rapporto speciale pubblicato dall'Ipcc dice che agli attuali ritmi entro il 2030 l’aumento della temperatura media globale sarà superiore agli 1,5 °C, ritenuti la soglia massima di sicurezza per avere effetti contenuti e gestibili, seppure con grandi spese di denaro e risorse.
Il rapporto speciale conferma inequivocabilmente che stiamo già assistendo agli impatti negativi dei cambiamenti climatici, con temperature più elevate soprattutto sulle zone terresti del pianeta, un riscaldamento che è raddoppiato/triplicato nell’Artico, un innalzamento del livello del mare e un aumento di eventi estremi (ondate di calore, precipitazioni intense e periodi di siccità) in alcune zone del pianeta.


"Gli scenari che l'Ipcc intravede in questo rapporto - spiega il noto esponente dei Verdi Angelo Bonelli - riguardano l'innalzamento dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai, e tutta una serie di eventi climatici catastrofici con conseguenze sui processi di desertificazione, che prima si pensava riguardassero principalmente l'Africa ma riguardano anche l'Europa. Pensate ad esempio che in Italia molte aree del Sud stanno avviando un processo di desertificazione".

Stando agli specialisti dell'Ipcc, da un punto di vista geofisico è ancora possibile limitare il riscaldamento a 1.5°C, ma ciò richiederebbe una riduzione immediata e progressiva delle emissioni per raggiungere emissioni zero nette di CO2 a livello globale intorno alla metà del secolo.
In pratica se le emissioni di carbonio si manterranno al livello attuale, nell'arco di circa 15 anni avremo finito il cosiddetto bilancio di carbonio rimanente per limitare il riscaldamento globale a 1.5°C. Questo significa che gli attuali impegni di riduzione delle emissioni assunti dai paesi nel contesto dell’Accordo di Parigi non sarebbero sufficienti ad evitare il superamento della soglia di 1,5°C.

"Magari - rincara Bonelli - ci fosse un impegno di tutti i paesi del mondo di andare verso quella direzione (rispettare gli accordi di Parigi, Ndr). Ci sono stati dei cambiamenti politici nel pianeta, pensiamo ad esempio alla decisione di Trump di riprendere la produzione di energia elettrica a carbone. C'è un problema molto serio che riguarda la non consapevolezza di un sistema produttivo e politico dei rischi a cui stiamo andando incontro, un'incosapevolezza che chiamiamo l'eco del profitto".

ASCOLTA LE PAROLE DI ANGELO BONELLI:


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