Radio Città Fujiko»Notizie

Il caos del Mali, tra ribelli e jihadisti

Il primo approfondimento sulle situazioni da cui fuggono i migranti giunti in Europa.


di redazione
Categorie: Migranti, Esteri
Mali.jpg

Grazie al nostro collaboratore Ibrahim Traore, inauguriamo una rubrica per conoscere la situazione nei Paesi africani da cui fuggono i migranti giunti in Europa. Cominciamo con il Mali, dove il terrorismo jihadista si va ad aggiungere alle tensioni tra governo e ribelli dopo il colpo di Stato del 2012. Quasi ogni giorno un attentato nei villaggi. L'intervista a Youlssa Tangara, maliano a Bologna da due anni.

Radio Città Fujiko inaugura una nuova rubrica. L'obiettivo è quello di far conoscere ad ascoltatori e ascoltatrici, lettori e lettrici, la situazione politico-sociale dei Paesi africani da cui provengono i migranti che sono giunti in Europa.
La rubrica, curata dal nostro collaboratore Ibrahim Traore, conterrà interviste ai diretti interessati, cittadini provenienti da quei Paesi, e ad esperti del tema.
La prima puntata è dedicata al Mali, Stato dell'Africa occidentale in cui l'instabilità è grande fin dal 2012, anno del colpo di Stato e delle pulsioni autonomiste nel nord del Paese.

Ibrahim ha raggiunto Youlssa Tangara, ragazzo maliano che vive a Bologna da due anni, a cui ha fatto un'intervista.

Quale è la situazione attuale del Mali?
La situazione  del Mali è confusa. Ci sono dei gruppi terroristici affiliati all'Isis, in particolare il gruppo Ansar Eddine. Prima, questi gruppi terroristici ed i ribelli Azawad si sono messi d'accordo per combattere il governo del Mali.
Il governo ha cercato di combattere questi gruppi terroristici, ma nonostante ciò continuano ad esserci attentati. L'ultimo grande attacco, nel gennaio scorso, ha fatto 77 morti tra i militari maliani.
Il governo del Mali ed gli anziani ribelli si erano accordati per fare una gestione mista della sicurezza, in chiave anti-jihadista, ma i terroristi hanno subito reagito con nuovi attacchi.

Quale sono le origini del caos che regna nel nord del Mali?
La causa è profonda e viene da lontano, ma ciò che possiamo dire è che, nel 2012, un gruppo dei maliani di Gao chi si chiama Azawad si sono ribellati e hanno chiesto l'indipendenza del loro territorio, un grande territorio a nord del Mali che raggruppa Tombouctou, Gao, Mopti, Kidal. I militari del Mali hanno cominciato a combatterli e, in questo momento, c’è stato un disaccordo tra i militari ed il governo a Koulouba Bamako. I militari hanno fatto un ammutinamento che è diventato un colpo di Stato. Ed è nato il grande caos.
I ribelli ed i terroristi hanno approfittato di questa situazione per conquistare una grande parte del Mali, circa i 2/3 del territorio. È nata un'alleanza tra ribelli e terroristi. I primi volevano l'indipendenza, i secondi volevano conquistare tutto il Mali, ma anche tutta l'Africa occidentale, per imporre la sharia, la legge islamica.
L'alleanza è durata appena un giorno, perché hanno subito litigato. I terroristi hanno attaccato i ribelli sul terreno, poi c'è stato l'intervento della comunità internazionale, in particolare della Francia.

Che cosa vi aspettate dal governo del Mali e dalla comunità internazionale?
Diciamo che la prima cosa che vogliamo è la pace. Vogliamo che il governo dialoghi coi ribelli, perché anche loro sono dei maliani. Non si possono uccidere tutte queste persone perché si sono ribellate per una causa, non si può uccidere un'intera etnia.
Il governo maliano, la CEDEAO (Comunità degli Stati dell'Africa dell'Ovest) e il Ciad hanno combattuto i terroristi in quella zona. I ribelli sono restati là per dialogare col governo per trovare una soluzione.
Quando è stato trovato un accordo, un altro gruppo si è smarcato. Dunque non si sa se si tratta di ribelli o terroristi.
Alla comunità internazionale chiediamo che aiuti il Mali a combattere i terroristi e che, invece, non si occupi della questione dei ribelli. Bisogna lasciare ai maliani regolare i problemi tra loro.

Quali sono le vostre soluzioni per il ritorno alla pace e della sicurezza nel nord del Mali?
Io penso che occorra che il governo discuta coi ribelli per arrivare alla pace. Non si deve ucciderli, perché sono del Mali. Il governo, la società civile ed i ribelli devono discutere e trovare insieme una soluzione a questo problema per combattere i terroristi che fanno decine di morti ogni volta.

Pensate che la situazione ritornerà stabile?
Sì, perché niente è impossibile, bisogna dialogare per fare la pace. Non si può risolvere un problema in stesso tempo ed in un solo luogo. I ribelli devono associarsi al governo per creare una sicurezza mista. La settimana scorsa, 5 Paesi del Sahel si sono messi insieme per creare un gruppo, che si chiama G5, per potere combattere i terroristi. Il G5 raggruppa il Mali, il Niger, il Ciad, il Burkina Faso e l'Algeria. Ringraziamo il nostro presidente Ibrahim Boubakar Keita per questa iniziativa.


Ascolta l'intervista a Youlssa Tangara

Ora in onda

La pagina delle notizie dall'Italia e dal Mondo. A seguire la pagina degli appuntamenti in città

Palinsesto

Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | Domenica

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]