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Il Bologna Pride: “Fermate l’omocausto in Cecenia”

Le associazioni lgbtq chiedono a Comune e Regione di attivarsi a livello locale.


di redazione
Categorie: Glbtq
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Dopo il reportage di Novaya Gazeta sui campi di concentramento per omosessuali in Cecenia, Angela Merkel ha chiesto a Putin di proteggere i diritti dei gay. Intanto cresce la mobilitazione, con la lettera di Appendino e Chiamparino all’ambasciatore russo. Il Bologna Pride chiede a Merola e Bonaccini di prendere posizione.

Dopo lo scandalo sui campi di concentramento e rieducazione per omosessuali in Cecenia, rivelato dal quotidiano Novaya Gazeta, crescono le mobilitazioni e le pressioni internazionali sulla Russia. La cancelliera tedesca Angela Merkel, in visita a Sochi, oggi ha chiesto al presidente russo Vladimir Putin di "proteggere i diritti dei gay in Cecenia".
Lo scandalo, negato dalle autorità cecene, avrebbe già prodotto alcuni morti tra la comunità lgbtq.

Ma gli appelli si moltiplicano anche su piccola scala. Uno di questi è stato rivolto dal Comitato Bologna Pride, composto da 20 associazioni e gruppi che si stanno coordinando per organizzare la Giornata dell’orgoglio omosessuale in programma il 1° luglio a Bologna, a Regione Emilia Romagna e Comune di Bologna, affinchè esprimano piena adesione all’iniziativa piemontese, che ha visto Regione e Comune di Torino scrivere all’ambasciatore Russo, Sergey Razov. L’appello pone al centro la violazione dei diritti dell’uomo in seguito alla detenzione e al trattamento nei confronti delle persone lgbt in Cecenia e mette in discussione le relazioni internazionali qualora i diritti non vengano rispettati.
 
Nella lettera inviata dal Bologna Pride si chiede a Bonaccini e Merola (e rispettivi assessori alle Pari Opportunità) di sposare e condividere questa iniziativa, attivandosi in maniera locale.
“È importantissimo che questa lettera sia quanto più condivisa e sottoscritta in modo trasversale dalle istituzioni – si legge nel comunicato - Non è possibile tollerare in alcun modo la situazione cecena ed è urgente la necessità di intervenire anche a livello istituzionale per impedire che trovino spazio ideologie e pratiche di matrice neofascista”.

“In questi giorni è stato dato la status di rifugiato ad un ragazzo russo in Italia – osserva ai nostri microfoni Vincenzo Branà, presidente del Cassero – Quindi i tribunali italiani già riconoscono la persecuzione degli omosessuali nella Federazione russa. Fare pressione internazionale significa rimettere al centro la questione dei diritti e non rendela più accessoria o retorica”.

Edoardo Martelli


Ascolta le parole di Vincenzo Branà
Tags: Diritti, Russia, Lgbtq

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