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Hiv: la prevenzione dell'Emilia Romagna è ferma al 2016

Più del 50% le diagnosi tardive in Emilia Romagna, ma disinformazione e paura non sono un problema solo emiliano


di Anna Uras
Categorie: Sanità
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Nessun aggiornamento sulla profilassi pre-esposizione (PrEP) e sulla capacità della terapia di impedire la trasmissibilità dell’infezione. È la denuncia di Plus Onlus rispetto alle condizioni in cui versa il portale www.helpaids.it gestito dalla Regione Emilia-Romagna.

Secondo Plus Onlus, la prima organizzazione italiana di persone LGBT sieropositive, il portale di informazione sull'HIV della regione Emilia Romagna risulta sostanzialmente fermo al 2016. Il sito, pensato per offrire all’utenza informazioni utili sull’infezione da Hiv e sui metodi di prevenzione, appare praticamente fermo salvo superficiali aggiornamenti realizzati in occasione del 1° dicembre 2017 e nella sezione “Agenda”.

"Io ci sono capitato ieri per cercare i dati epidemiologici della regione - spiega Sandro Mattioli di Plus Onlus - e ho visto della roba innanzitutto scritta male, e che mancano una serie di dati recenti. Non ci sono nemmeno le indicazioni dell'Aifa, l'ente che gestisce i farmaci in Italia, rispetto al tema della profilassi. Ma le persone giustamente vanno lì, e anche per via della fama dell'Emilia Romagna danno per scontato di trovare informazioni scritte bene e aggiornate, e in realtà non è così".

Il comunicato è stato inviato anche agli uffici regionali, "ho già notato che qualche cosa hanno aggiustato - specifica Mattioli - e hanno scritto che il sito è in aggiornamento. Ma è strano questo modo di fare, sembra quasi una regione che non si è mai interessata del tema, e così non è. Per questo siamo tutti un po' straniti, non capiamo bene dove sia stato l'intoppo".

Il tema della disinformazione sull'infezione da Hiv non interessa solo l'Emilia Romagna, che anzi si piazza comunque abbastanza bene rispetto al resto di Italia. Proprio per questa ragione è così importante diffondere informazioni corrette e aggiornate. Infatti la disinformazione non è solo un limite all'accesso alle cure e alla prevenzione, ma contribuisce ad aumentare lo stigma nei confronti delle persone sieropositive. "C'è pochissima informazione e c'è molta paura - sottolinea Mattioli - ma al contempo c'è anche molta volontà di mettere la testa sotto la sabbia. In Italia si fanno pochissimi test, basti pensare che in Emilia Romagna c'è una media di diagnosi tardive che supera il 50% dei casi, e la media nazionale non è davvero distante, e anzi ci sono punte del 70%"in alcune regioni". Per diagnosi tardiva si intendono quelle diagnosi che avvengono quando il virus dell'Hiv ha ormai provocato l'Aids, una condizione medica moldo differente dalla sieropositivà, e molto più grave.

Proprio per questa ragione Plus Onlus ha aperto il BLQ checkpoint, un centro gestito dalla comunità che propone test per l'HIV e per le principali STD. "Tra l'altro è un progetto sul quale la regione un pochino ha investito - spiega Mattioli - ed è curioso che sul portale le informazioni su dove fare il test non ci siano".

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