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Guerra ai poveri, il cerchio si chiude

Dalla criminalizzazione della povertà alla tassazione della solidarietà.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Migranti
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Il raddoppio dell'Ires (da 12 a 24%) per le onlus, contenuto nella legge di bilancio, è la chiusura di un cerchio politico che fa della povertà una colpa e della solidarietà un reato. Il governo pentaleghista conclude un lavoro cominciato quasi vent'anni fa.

Ma quale cambiamento? Il governo pentaleghista è perfettamente in continuità con i precedenti e, più in generale, con l'ideologia liberista che fa del darwinismo socio-economico uno dei propri dogmi.
La cancellazione degli sgravi per le associazioni di volontariato contenuta nella legge di bilancio non è una semplice norma volta a raggranellare risorse per dare linfa alle promesse elettorali, ma una misura che chiude il cerchio di un lavoro cominciato - da altri - quasi vent'anni fa.

Le onlus, il mondo del no profit, si troverà a dover pagare il doppio di Ires, che passa dal 12 al 24%. Molte associazioni hanno protestato e, fra queste, le bolognesi Antoniano e Ant. La prima offre il proprio sostegno ai senza tetto, la seconda assiste i malati di cancro. Ad alzare la voce è stata anche la Caritas, una delle realtà del privato cattolico che in questi anni ha sopperito alle mancanze e ha attenuato gli accanimenti del pubblico contro gli emarginati, dai clochard ai migranti.

L'inizio dell'accanimento è da collocare a cavallo del nuovo millennio. Governi di tutti i colori e in tutto il mondo occidentale hanno iniziato a colpire chi già si trovava in una condizione esistenziale precaria.
In Italia il primo provvedimento di questa natura risale al 1998: la legge Turco Napolitano che ha introdotto la detenzione amministrativa (prima Cpt, poi Cie e ora Cpr) per i migranti sprovvisti di permesso di soggiorno.
Pochi anni dopo è arrivata la stagione dei "sindaci sceriffo", con un fioccare di ordinanze anti-bivacco, anti-accattonaggio e anti-prostituzione, che spesso sono state smontate dai tribunali o dalla Corte Costituzionale.

In anni più recenti, la ripresa di queste politiche è da imputare al "Piano Casa" del governo Renzi. L'articolo 5 della legge si accanisce contro chi, sprovvisto di un tetto, occupava un immobile vuoto. La norma prescriveva il distacco delle utenze: acqua, luce e gas, cioè tutto ciò che rendeva poco meno misera la sopravvivenza di queste persone.
A rincarare la dose è intervenuto il decreto (poi legge) Minniti-Orlando che, in nome del "decoro", ha introdotto l'allontanamento coatto da alcune "zone rosse" (soprattutto quartieri turistici e commerciali) per chi veniva considerato inadatto, il cosiddetto "daspo urbano".

In questi stessi anni, però, si è registrato uno scatto qualitativo. Ad essere criminalizzati, infatti, non sono stati soltanto i poveri e gli emarginati, ma anche coloro che tentavano di aiutarli. Già sotto il governo Renzi e poi anche sotto quello Gentiloni, altre ordinanze di sindaci e inchieste della magistratura hanno colpito chi esprimeva solidarietà agli indigenti, ai migranti, ai disperati. Dalle multe di Ventimiglia a chi offriva cibo e bevande ai migranti bloccati nella città ligure ai processi contro attivisti - da Cédric Herrou a Francesca Peirotti, passando per Felix Croft - che aiutavano le persone a varcare il confine o semplicemente offrivano loro conforto.

Il predecessore di Salvini, Marco Minniti, passerà però alla storia per aver bloccato il salvataggio in mare, attraverso una duplice azione: da un lato l'accordo coi trafficanti libici per trattenere nei lager nordafricani i migranti che tentavano la traversata, dall'altro con l'innesco della campagna diffamatoria contro le ong. Il "codice di comportamento" imposto alle navi che effettuavano ricerca e soccorso ha dato la stura a qualche magistrato in cerca di fama, che ha aperto inchieste assurde, sfumate poi nel niente, contro le organizzazioni non governative.

La legge Salvini, con le restrizioni ai diritti dei richiedenti asilo e le misure repressive contro chi occupa o protesta, non hanno fatto altro che ricalcare le orme del suo predecessore. La politica dei porti chiusi è stata ed è una mossa propagandistica, dal momento che gli arrivi erano già stati ampiamente compromessi dagli indicibili accordi con i libici.
L'inchiesta che ha travolto Mimmo Lucano è la cartina di tornasole di questo clima, fino ad arrivare alla ciliegina sulla torta - o se volete alla chiusura del cerchio - del raddoppio delle tasse per le onlus.

Perché questo accanimento contro i poveri e chi li aiuta? Le ragioni specifiche sono tante, ma possono essere ricondotte a due principali motivazioni, che a loro volta rispondono ad un dogma di una precisa ideologia.
La presenza di poveri, di emarginati, di indigenti è la manifestazione più lampante di ciò che invece tutti i governi tentano di mascherare: lo smantellamento del welfare che era stato costruito faticosamente, a suon di lotte sociali, dal dopoguerra agli anni '80. Al contempo, l'esistenza stessa di queste persone rappresenta quasi ontologicamente il fallimento dell'ideologia che governa il mondo, il liberismo capitalista, e ne incrina la retorica delle "libertà", del "self-made man", della possibilità di realizzazione e benessere che non è strutturalmente possibile in questo modello socio-economico.

Non potendo apertamente attuare una soluzione finale di stampo hitleriano - anche se ci stiamo sempre più pericolosamente avvicinando - quello che il potere può fare è tentare di allontanare i poveri dai riflettori dei centri cittadini.
Di fronte a quello che viene considerato una sorta di "imprevisto", cioè lo spirito di solidarietà, foriero di rivoluzioni, espresso dalla popolazione, ecco che colpire anche chi aiuta gli emarginati diventa necessario.

Quest'ultimo punto si collega bene alla seconda ragione. La criminalizzazione degli ultimi, infatti, è diventato uno strumento propagandistico del capitalismo nell'intento di confondere i cittadini sulle cause delle disuguaglianze. La retorica del liberismo, infatti, è riuscita a far passare il messaggio che la minaccia al benessere delle persone sia rappresentata da chi occupa l'ultimo anello della catena sociale (che ad esempio sarebbe disposto a rubare o a fare dumping salariale), invece che dal profitto e dallo sfruttamento. Anche in questo caso la solidarietà infrange la retorica e il rischio per chi possiede privilegi e comando è troppo grande.

Una qualunque forma di opposizione sociale, economica e politica dovrebbe tenere conto di questo progetto, che oggi in Italia si avvia al completamento. Per questa ragione, la fascinazione sovranista, patriottica e para-nazionalistica che ha solleticato anche certi ambienti della sinistra si dimostra completamente incapace di cogliere ed offrire una risposta al processo in corso.

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