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Global Compact, il riflesso pavloviano di Salvini sui migranti

La posizione strumentale del governo italiano verso il documento Onu.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Nonostante le dichiarazioni del premier Conte a settembre, Salvini ha fatto sapere che il governo italiano non firmerà il Global Compact for Migration, il documento Onu sulle migrazioni, e diserterà il vertice di Marrakech. Eppure il documento non è vincolante, ribadisce la sovranità degli Stati a decidere e in certi punti è ambiguo, sebbene ribadisca che i migranti sono portatori di diritti. L'intervista a Roberto Sensi di ActionAid Italia.

Quando suona la campanella della migrazione, Matteo Salvini comincia a salivare. Sembra proprio un riflesso condizionato in stile pavloviano quello che porta il vicepremier leghista a dire "no" ad ogni cosa che evochi nel nome le migrazioni.
Era già successo per la riforma del Regolamento di Dublino, quando il governo italiano, su input del ministro degli Interni, si tirò la zappa sui piedi bocciando una modifica favorevole all'Italia , con l'introduzione di quote di ricollocamenti obbligatorie per gli Stati membri. Il riflesso pavloviano si è manifestato anche sullo Sprar, il sistema di accoglienza che prevede l'integrazione sociale dei richiedenti asilo e riduce di conseguenza anche eventuali rischi di insicurezza, che lo stesso Salvini ha voluto distruggere col suo decreto.

Ora il leader leghista vuole imprimere una forte virata alla posizione espressa esattamente due mesi fa dal governo di cui fa parte sul Global Compact for Migration dell'Onu.
Durante il suo intervento all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di settembre, infatti, il premier Giuseppe Conte aveva affermato che l'Italia avrebbe firmato il documento, ravvisando in esso un approccio diverso rispetto a quello egoistico dell'Europa sul tema dell'accoglienza. La collegialità e il sostegno ai Paesi ospitanti evocato dal Global Compact erano sembrati un passo avanti al governo italiano.

ASCOLTA LE DICHIARAZIONI DI GIUSEPPE CONTE:


Adesso, invece, il vicepremier Salvini ha detto che l'esecutivo non firmerà e non si recherà nemmeno a Marrakech, dove il 10 e 11 dicembre si svolgerà il summit per la sottoscrizione dell'accordo.
Pilatescamente, il titolare del Viminale ha rimandato al Parlamento la discussione, dopo aver negato allo stesso Parlamento il pieno esercizio delle sue funzioni prima con lo strumento del decreto utilizzato per legiferare su immigrazione e sicurezza e dopo con il voto di fiducia per azzerare ogni emendamento.

"Il Global Compact è un documento complesso - spiega ai nostri microfoni Roberto Sensi, policy officer di ActionAid Italia, che sarà al vertice in Marocco - che è frutto della politica attuale, con tutti i suoi limiti e le sue opportunità".
Il primo punto per cui la posizione del governo italiano appare strumentale, però, è che un impegno volontario che gli Stati si possono assumere, dal momento che non è vincolante. Detta in altre parole, l'Italia sarebbe libera di sottoscriverlo ma di non applicarlo a pieno.

Il testo contiene 10 principi e 23 obiettivi che attengono alla gestione sostenibile dei movimenti migratori. In particolare il documento raccomanda di:
- proteggere i diritti umani di tutti i profughi e i migranti, indipendentemente dal loro status;
- assicurare che tutti i minori rifugiati e migranti ricevano un’educazione entro pochi mesi dal loro arrivo;
- prevenire e contrastare la violenza sessuale e di genere, supportare quei Paesi che salvano, ricevono e ospitano grandi numeri di rifugiati e migranti;
- lavorare per far finire la pratica di detenzione dei minori con lo scopo di determinare il loro status migratorio;
- condannare con forza la xenofobia contro rifugiati e migranti e supportare una campagna globale per contrastarla;
- migliorare l’assistenza umanitaria e allo sviluppo per i Paesi più colpiti, anche attraverso soluzioni finanziarie innovative, con l’obiettivo di colmare tutte le mancanze di fondi;
- implementare una risposta generale sui rifugiati, basata su una nuova cornice che definisce le responsabilità degli Stati membri, dei partner della società civile e del sistema delle Nazioni Unite ogni volta che c’è un grande movimento di rifugiati e una situazione che si protrae nel tempo;
- espandere le opportunità per i rifugiati di essere ricollocati in altri Paesi ad esempio attraverso la mobilità del lavoro o programmi di studio;
- rafforzare la governance globale delle migrazioni inglobando l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) nel sistema delle Nazioni Unite.

Il documento, dunque, apre anche ad una "storica" richiesta italiana, quella di non essere lasciata sola ad accogliere i migranti che arrivavano in Europa attraverso le coste del nostro Paese.
Anche il principio del ricollocamento solidale, già affossato dalla bocciatura della riforma del Regolamento di Dublino, trova spazio.
Inoltre, il Global Compact ribadisce la sovranità nazionale delle decisioni e si presenta piuttosto ambiguo e in continuità con l'approccio europeo del "aiutiamoli a casa loro", anche attraverso accordi con Paesi di origine e di transito.

"Quella del governo italiano e di altri governi, come quello degli Stati Uniti, che hanno detto di non voler sottoscrivere il documento - osserva Sensi - è una posizione strumentale, che probabilmente non mancherà di avere conseguenze in termini di consenso politico e mediatico".

ASCOLTA L'INTERVISTA A ROBERTO SENSI:


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