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Glifosato, i primi studi: "Si accumula e dà effetti avversi"

I risultati della prima sperimentazione dell'Istituto Ramazzini sul discusso erbicida.


di Alessandro Canella
Categorie: Ambiente
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Presentata al Parlamento europeo la prima sperimentazione sul glifosato, il discusso erbicida, effettuata dall'Istituto Ramazzini. Scoperto il bioaccumulo (il glifosato si accumula nel corpo per molto tempo) ed effetti avversi sulla salute anche a dosi ritenute sicure. Lanciato un crowdfunding per una ricerca di lungo raggio.

Torna a far discutere il glifosato, l'ormai famoso erbicida molto diffuso a livello mondiale, di cui si è saputo soprattutto perché il Canada ne fa ampio uso per seccare più in fretta il grano. La sostanza è stata al centro dell'attenzione per i possibili danni alla salute che potrebbe provocare, anche a fronte dei pochi studi scientifici solidi, pubblici e indipendenti, ed ha animato un lungo dibattito che si è riacceso nel novembre scorso, quando l'Unione Europea è arrivata ad autorizzarne l'utilizzo per altri cinque anni.

Questa mattina a Bruxelles, però, sono stati presentati i contenuti della prima sperimentazione sulla sostanza, effettuata a partire dal 2016 dall'Istituto Ramazzini, il centro di ricerca di eccellenza che ha sede nella provincia di Bologna. Lo studio pilota ha avuto come partner l’Università di Bologna, l’Istituto Tumori di Genova, l’Istituto Superiore di Sanità, la Mount Sinai Ichan School of Medicine di New York e la George Washington University di Washington. E ciò che emerge non è rassicurante.
Lo studio, pubblicato dall'Henvironmental Health Journal, infatti, mostra che la sostanza può avere effetti avversi sulla salute anche a dosi ritenute sicure e, novità assoluta, si accumula nell'organismo per molto tempo.

Lo studio pilota serviva proprio ad approfondire e chiarire gli aspetti scientifici più critici emersi sul glifosato e i suoi formulati durante il processo di autorizzazione Ue, ma l'Istituto, ha spiegato oggi in conferenza stampa Fiorella Belpoggi, direttrice dell'Area Ricerca del Ramazzini, ha preferito non entrare nella discussione e rispondere in maniera scientifica, mettendo a punto un disegno sperimentale integrato, da svolgere in 2-3 anni.
"Con tale disegno vengono monitorati molteplici parametri rilevanti per la salute umana, dagli effetti sullo sviluppo, alla neurotossicità, all’interferenza endocrina e infine anche alla cancerogenicità - ha osservato Belpoggi - Lo studio dovrebbe concludersi prima del prossimo processo di rinnovo dell’autorizzazione nel 2022 e fornire una base solida per una decisione basata su dati scientifici indipendenti".

"Una prima fase sperimentale – prosegue la direttrice del Ramazzini – si è svolta presso il nostro Istituto a partire dal 2016”. Ad essere messi sotto la lente di ingrandimento è stata la tossicità del glifosato e dei suoi formulati in diversi periodi della vita (neonatale, infanzia e adolescenza). Il glifosato ed un suo formulato commerciale sono stati testati entrambi ad una sola dose, corrispondente alla dose giornaliera ammissibile di glifosato attualmente consentita negli Stati Uniti.
Il risultato: il glifosato e i suoi formulati, anche a dosi ritenute sicure e per un periodo espositivo relativamente breve sono in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo.

In particolare, sono state riscontrati effetti di alterazione dello sviluppo sessuale, soprattutto nelle femmine, alterazioni del microbioma intestinale e problemi di genotossicità. È stato inoltre osservato un effetto di bioaccumulo del glifosato, proporzionale al tempo di trattamento.
“Alla luce di questi risultati – afferma Belpoggi - è assolutamente necessario approfondire l’indagine sulla riproduzione e lo sviluppo e acquisire dati indipendenti sulla cancerogenesi. Solo in questo modo nel 2022 il Parlamento Europeo potrà prendere decisioni basate su solide basi scientifiche indipendenti".

La conferenza stampa di oggi, inoltre, è servita a lanciare un crowdfunding per una ricerca a lungo raggio, in modo da arrivare al 2022, quando l'Europa dovrà nuovamente valutare l'autorizzazione all'utilizzo del glifosato, con uno studio ancora più organico.
"I cittadini hanno bisogno di recuperare fiducia nelle istituzioni - conclude Belpoggi - e questo non si fa a parole, ma con i fatti. Noi siamo una cooperativa e il primo studio è stato finanziato con varie iniziative sul territorio. Siamo proprietà dei cittadini e coi cittadini vogliamo svolgere questa ricerca".

ASCOLTA LE PAROLE DI FIORELLA BELPOGGI:
 

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