Radio Città Fujiko»Notizie

Gli Usa di midterm: polarizzazione, donne resistenti, socialisti e anatre

Lo speciale di Radio Città Fujiko sulle elezioni di midterm negli Stati Uniti.


di redazione
Categorie: Esteri
1009881558.jpg.0.jpg

Dall'America polarizzata alla resistenza femminile, dalla "questione socialista" nei Democratici alla "anatra azzoppata" di ciò che resta del mandato di Donald Trump. I temi emersi dal voto di midterm negli Stati Uniti analizzati in uno speciale radiofonico. Gli interventi di Giulio Calella, Francesco Costa, Ida Dominijanni e Rosa Fioravante.

Le elezioni di midterm negli Stati Uniti si sono concluse con una sorta di pareggio. I Repubblicani di Donald Trump hanno mantenuto saldo il controllo del Senato, mentre i Democratici sono riusciti a "strappare" la Camera. Ad esultare, più per circostanza che con il supporto dei dati, sono entrambi gli schieramenti. Il presidente statunitense Donald Trump parla di "un successo", attribuendo essenzialmente a se stesso la tenuta: "sono magico".
Per contro, i Democratici mandano a dire al presidente che lo controlleranno, anche se non è arrivata l'ondata sperata per "rovesciare" il tycoon.

UN PAESE POLARIZZATO
Una prima analisi del voto ha mostrato un'America fortemente polarizzata. Quando, nel 2016, si tennero le priamarie tra Bernie Sanders e Hillary Clinton, molti analisti concordarono nel dire che Sanders avrebbe avuto più possibilità rispetto a Clinton di vincere la battaglia elettorale contro Donald Trump. Sia l'attuale presidente sia il senatore del Vermont appena riconfermato incarnavano infatti una risposta all'establishment, un voto di protesta e di rottura con il passato, per quanto su due fronti opposti. La natura antiestablishment del voto si è riconfermata anche nelle elezioni di metà mandato, che hanno fotografato un'America polarizzata tra il suprematismo bianco dell'attuale presidente e un fronte democratico radicalizzato. "Le politiche che sono state fatte negli anni - spiega Rosa Fioravante, ricercatrice e autrice di un libro su Bernie Sanders - hanno creato uno sfaldamento della cosiddetta classe media, e questo genera un voto di protesta, che può incanalarsi in due modi. Uno è quello regressivo che è stato poi quello che ha portato a Trump, e che in realtà non è stato scalfito in larga parte in queste elezioni. Oppure può essere incanalato in maniera progressista su richieste molto di sinistra come la sanità gratuita per tutti, l'accesso universale all'università".

ASCOLTA LE PAROLE DI ROSA FIORAVANTE:

LA TESTA E IL CORPO DELLA RESISTENZA A TRUMP SONO LE DONNE
Le donne sono state le grandi protagoniste di queste elezioni, sia sul fronte delle candidature che su quello dell'elettorato. Giusto per fare qualche esempio, queste elezioni hanno visto la vittoria di Alexandria Ocasio Cortez, 29 anni, che sta ancora pagando il suo prestito per l'Università e fino a poco tempo fa non aveva neppure un'assicurazione sanitaria; Rashida Tlaib, figlia di immigrati dalla Palestina, la prima donna musulmana ad essere eletta al Congresso americano, nel suo distretto per la Camera in Michigan; Ilhan Omar, anche lei musulmana, che sarà la prima rifugiata africana e la prima ad indossare l'hijab al Congresso; Sharice Davids, che ha sconfitto il rappresentante in carica Kevin Yoder in Kansas per diventare la prima nativa americana Lgbt al Congresso.

Ma sarebbe un errore ridurre alla rappresentanza il ruolo che stanno ricoprendo nella politia americana. Fin da prima dell'elezione di Trump, e in un crescendo da allora, le istanze sociali e l'opposizione a Trump hanno infatti trovato la loro massima espressione proprio nelle donne, che come testimoniano anche i risultati elettorali hanno saputo organizzarsi sulla base di un principio di intersezionalità. "Le donne sono state la testa e il corpo dell'opposizione a Trump - spiega la giornalista di Huffington Post e Internazionale Ida Dominijanni - e lo sono state in modo molto intelligente, cioè passando da una politica di genere a una politica, come la chiamano loro, intersezionale, che è stata capace di allargare la base della resistenza a Trump alla composizione molto variegata delle aree metropolitane e delle periferie americane, che sono la vera novità di queste elezioni".

ASCOLTA LE PAROLE DI IDA DOMINIJANNI:

L'ANATRA AZZOPPATA

Non è la prima volta che un presidente in carica negli Stati Uniti perde il controllo di un ramo del Congresso, ma mai come in questo caso l'espressione utilizzata per descrivere la situazione, cioè "anatra azzoppata", nasconde un doppio senso comico. La satira su Trump, infatti, ha spesso giocato sul nome, Donald, per evocare la papera dei fumetti (Donald Duck) e ora lo sfottò si arricchisce di un ulteriore elemento.

Sfottò o meno, però, il dato che si può registrare è che l'America ha voluto limitare un poco il potere dei Repubblicani e di Trump. Questa, almeno, è la lettura che il vice-direttore de Il Post, Francesco Costa, dà ai nostri microfoni. "La vittoria dei Democratici non è enorme, ma è significativa - osserva il giornalista - e avrà delle conseguenze politiche, perché tutte le leggi, per essere approvate, dovranno passare necessariamente anche dalla Camera e Trump dovrà quindi venire a patti coi Democratici".
Il presidente, quindi, dovrà rassegnarsi a rinunciare a certe promesse, ma la Camera in mano ai Democratici potrà anche aprire delle indagini, fino al tanto discusso impeachment, anche se non potrà essere portato a termine.

A questo punto, che reazione dobbiamo aspettarci dal presidente in carica? "Un po' lo abbiamo visto sul finale di questa campagna elettorale - osserva Costa - Quando Trump ha capito che gli ottimi dati dell'economia sulla disoccupazione non erano abbastanza per portare il suo popolo a votare, è tornato ad occuparsi moltissimo di immigrazione, a descrivere gli immigrati come una minaccia imminente. Ho la sensazione che Trump tornerà ad usare questo tipo di retorica per scaldare il suo popolo, per motivarlo: punterà più sulla paura che sul dire 'quanto sono bravo', perché fin qui quest'ultimo aspetto non ha funzionato".

ASCOLTA L'INTERVISTA A FRANCESCO COSTA:


LA "QUESTIONE SOCIALISTA" NEI DEMOCRATICI
Per quanto la speaker democratica alla Camera, Nancy Pelosi, si sia premurata di dire che il socialismo all'interno del partito statunitense non sia in forta ascesa, le elezioni di midterm di ieri hanno visto l'affermazione di diversi candidate e candidati democratici provenienti dall’esterno dell’establishment e appartenenti ai Socialisti Democratici (Democratic Socialists), un’organizzazione esistente sin dal 1982 ma rimasta assolutamente minoritaria nel corso del tempo.
Negli ultimi due anni, tuttavia, il numero degli iscritti è cresciuto fortemente, passando da circa 6000 militanti a circa 50.000 nel corso di questa campagna elettorale.

“C’è una tendenza che colpisce, sebbene sia chiaramente ridotta - osserva ai nostri microfoni Giulio Calella, redattore di Jacobin Italia - Però colpisce molto perché candidati che si autodefinivano socialisti, come ad esempio Alexandra Ocasio-Cortez, non ce n’erano da diversi decenni negli Stati Uniti, dove la parola socialista è sempre stata considerata un tabù”.
Queste figure sono riuscite ad emergere anche grazie alla crisi del Partito Democratico, percepito come distante dal proprio elettorato ed incapace di presentare un’opposizione convincente alle politiche di Trump.

La debolezza dei democratici ha consentito una scalata di membri esterni, provenienti dai vari movimenti attualmente esistenti negli Stati Uniti.
Ciò non significa che i Democratici siano intenzionati a rompere con l’establishment e ad aprire alle realtà sociali, ma è piuttosto un singolo momento di incontro, visto che gli stessi candidati socialisti si ritengono indipendenti e Ocasio-Cortez abbia ripetutamente dichiarato che, se non fosse stata lei la candidata, non avrebbe votato il democratico poi da lei sconfitto alle primarie. Allo stesso modo, Ocasio-Cortez ha già "giurato" fedeltà ai movimenti di cui è espressione e non al partito grazie a cui è stata eletta.

Non è detto, però, che gli esempi fin qui registratisi possano diventare la regola, dal momento che in diversi contesti Partito Democratico e Socialisti sono in aperto conflitto. "È tutto da vedere", osserva Calella, che sottolinea il contributo fornito anche da Jacobin Usa al dibattito nato e sviluppatosi negli Stati Uniti.

ASCOLTA L'INTERVISTA A GIULIO CALELLA:

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]