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Gli intellettuali con i referendari: il manifesto per la scuola pubblica

Un manifesto per dare un respiro nazionale alla battaglia di Articolo33, subito sottoscritto da diversi intellettuali non solo bolognesi.


di redazione
Categorie: Istruzione
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Il comitato Articolo33 lancia sul proprio sito un manifesto per rilanciare a livello nazionale la battaglia contro i fondi comunali alle materne private. Tra gli intellettuali che sottoscrivono subito l'appello Stefano Rodotà, Andrea Camilleri, Margherita Hack e i Wu-Ming.

Lo scopo del manifesto è quello di "Fermare l’offensiva contro la scuola pubblica". Il primo è il giurista dei Beni Comuni Stefano Rodotà, oramai presidente onorario del comitato dei referendari ma anche personaggi come Salvatore Settis della Scuola Normale di Pisa, i politologi Nadia Urbinati e Paolo Flores d'Arcais, il ginecologo Carlo Flamigni, l’ex assessore alla cultura della Giunta Cofferati Angelo Guglielmi, ex direttore di Rai3 e Maurizio Landini, segretario della Fiom.

Ma il documento è rivolto a "chi è disposto a battersi per la scuola pubblica". Per questo i referendari hanno aperto le sottoscrizioni all'appello sul loro sito, consultabile qui. "Tutti i cittadini e le cittadine che appoggiano la lotta per la scuola pubblica hanno la possibilità di firmare. Oltre agli intellettuali ci interessa soprattutto la partecipazione della più ampia fetta di cittadinanza" afferma Francesca De Benedetti ai nostri microfoni. All'appello hanno già sottoscritto 310 cittadini.

Ma per il referendum consultivo, fissato per il 26 maggio, c'è ancora molto da organizzare: una delle questioni affrontate nell'incontro tra i referendari e l'assessore agli affari istituzionali Matteo Lepore riguarda la gestione dei seggi per andare al voto.

In realtà il sindaco Virginio Merola aveva promesso, nell'incontro con il comitato il 9 gennaio, un documento con tutta la dislocazione e i dati sul numero dei seggi. Ma ai referendari non era ancora arrivata nessuna notizia fino a ieri: "L'assessore ci ha detto che sono previsti soltanto 200 seggi, impedendo ai cittadini di esercitare il diritto al voto. Ignazio Drudi, professore universitario di statistica, con i dati alla mano sottoscrive l'ipotesi che quei 200 seggi saranno sufficienti soltanto al 38% dei cittadini bolognesi -  continua De Benedetti - Il sindaco ha il ruolo di garante dell'operazione referendaria secondo il regolamento e lo statuto della partecipazione. Invece la giunta ci ha confermato la volontà di Merola di difendere l'opzione b, andando in tour nei quartieri. Il sindaco non può giocare l'arbitro e giocare anche la partita e non lo dice soltanto le normative del comune di Bologna ma anche il buon senso".


Ascolta l'intervista a Francesca De Benedetti, portavoce del comitato referendario Articolo 33

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