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Gli effetti "collaterali" del decreto anti-Netflix

Il paradosso di regolare il libero mercato colpendo chi ha più bisogno di tutele


di Anna Uras
Categorie: Politica, Cultura
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Decreto anti Netflix suona bene, non c'è che dire. Ma, come ricorda la piattaforma di creative common Open DDB, non esiste solo Netflix, e creare delle macrocategorie è sempre pericoloso. Per capire meglio il Decreto Bonisoli, che in questi giorni ha spaccato l'opinione pubblica, abbiamo sentito il giornalista Davide Turrini e il regista e produttore Andrea Paco Mariani. 

Secondo i suoi promotori il decreto anti-Netflix servirà soprattutto a tutelare i piccoli produttori e le sale cinematografiche. Questa interpretazione, sottolineata e chiarita dalla sottosegretaria ai beni e alle attività culturali Lucia Borgonzoni, si baserebbe sul fatto che la norma punta a regolamentare una prassi che già esiste nel libero mercato, ovvero quella dei 105 giorni che devono trascorrere tra la prima proiezione in sala di un film e la sua apparizione sulle piattaforme on-demand. Nel farlo, vengono inserite delle scappatoie per le produzioni più modeste. Basterà attendere 10 giorni per i film che vengono proiettati per un massimo di 3 giorni feriali, mentre sono sessanta se il film è stato programmato in meno di ottanta schermi e dopo i primi ventuno giorni di programmazione ha ottenuto un numero di spettatori inferiori a 50mila. Per Davide Turrini, che di questo decreto ha scritto positivamente su IlFattoQuotidiano.it, questa norma, "anche per come è stata letta da chi ha seguito la trattativa, ovvero le associazioni di categoria, sembra effettivamente rispondere a una serie di cambiamenti del mercato dell'audiovisivo in maniera calzante. Poi è chiaro che ci sono anche qui dei punti dove qualcuno ci può rimettere, credo che probabilmente piccoli produttori e piccoli distributori faranno ulteriormente fatica".

ASCOLTA LE PAROLE DI DAVIDE TURRINI:

Il problema principale, per Andrea Paco Mariani di Open DDB, è che " ci sono dei grossi rischi anche per gli altri. lungi da noi essere quelli che vogliono essere Netflix, che si difende benissimo da sola, ma proprio in virtù di questo chiaramente le piccole distribuzioni e produzioni indipendenti hanno molti meno strumenti a disposizione.

Da interno al settore Mariani ha qualcosa da dire anche sulla presunta norma inviolabile che già esisterebbe per quanto riguarda la prassi dei 105 giorni. "È rigida all'interno del panorama delle produzioni medio grandi e del mainstream - spiega infatti il regista - perché ovviamente sono ancora ancorate a delle logiche classiche. Noi siamo perfettamente consapevoli delle difficoltà che molte sale stanno attraversano, quindi non è che il nostro ragionamento non voglia tenere presente questo aspetto. Però dall'altra parte c'è una vastissima ed eterogenea casistica di realtà indipendenti che negli ultimi 5/10 anni hanno iniziato a sperimentare delle nuove pratiche, ovviamente anche grazie a degli strumenti digitali che oggi abbiamo a disposizione. E l'idea che non solo non interessi cogliere positivamente questo cambiamento invece di dover aspettare ogni volta il grosso aggregatore globale ma che questa cosa sia considerata invece un aspetto interessante e florido di quello che può essere un cambiamento che spesso sono proprio le esperienze emergenti e indipendenti a portare alla luce, perché sono le prime che hanno necessità più di tutte le altre di sperimentare nuove strade. Spesso in questi casi quando si tenta di generalizzare poi alla fine chi paga non sono sicuramente gli aggregatori grossi, lo stesso Netflix troverà sicuramente mille altri modi per capitalizzare comunque la nuova strategia".

ASCOLTA LE PAROLE DI ANDREA PACO MARIANI:

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