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La liberalizzazione degli orari dei negozi


di Alessandro Canella
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Prima puntata del terzo reportage di FujikoInchieste dal titolo "Liberi Liberi", dedicato al tema delle liberalizzazioni del governo Monti. Luci e ombre delle misure che colpiranno diversi settori e che ufficialmente nascono con lo scopo di risollevare l'economia. Nella prima puntata Federica Di Dio indaga il mondo delle attività commerciali e le liberalizzazioni che riguardano gli orari di apertura degli esercizi.

Nel settore commerciale alcuni cambiamenti sono già in atto, ma in maniera non uniforme. Alcuni esercizi commerciali hanno già sperimentato l'estensione degli orari di apertura e si presentano quindi, per certi versi, già liberalizzati. Queste esperienze ci forniscono dei precedenti per poter valutare quanto effettivamente i nuovi provvedimenti possano essere vantaggiosi in termini economici. Abbiamo quindi intervistasto chi lavora nei negozi del centro e della prima periferia: la loro testimoninza ci è utile per valutare le nuove misure da diversi punti di vista e per considerare i possibili rischi che queste norme potrebbero avere sui diritti del lavoratore.

Il primo ragazzo intervistato lavora in un bar, un tipo di attività commerciale che ha già la possibilità di mettere in pratica orari molto flessibili ed estesi. Come ci spiega il lavoratore, questa opportunità non viene quasi mai sfruttata, se non in particolari occasioni. Questo perchè non il proprietario ha fondamentalmente un ritorno economico. La non corrispondenza tra maggiore apertura e maggiori incassi viene confermata anche da una lavoratrice di un negozio di abbigliamento del centro. Durante una "notte bianca" bolognese l'orario di apertura fu esteso fino alle 22, ma ha registrò una scarsissima affluenza di clienti e un riscontro negativo in termini di vendite.

Quello che preoccupa, però, impiegati e commesse il rischio che la liberalizzazione incida negativamente sulla qualità della vita di chi già lavora. "Potrebbe essere positivo se venissero assunte più persone - spiega la lavoratrice - e quindi molte persone oggi disoccupate potrebbero trovare un lavoro. Purtroppo però la mia paura è che vengano sfruttate le persone già assunte e che, in un certo senso, venga loro impedito di avere una vita privata. Il problema reale non è l'orario dei negozi quanto il fatto che le persone con la crisi non hanno soldi da spendere".
Il rischio evidenziato è anche quella paventato dai sindacati, che sottolineano non solo come i soldi delle famiglie siano immutati e quindi resti identico il loro potere d'acquisto, ma come il rovescio della medaglia sia la possibile violazione dei diritti del lavoratore. I sindacati infatti sottolineano come siano in messi in discussione i tempi di vita dei lavoratori e la sicurezza degli stessi, soprattutto delle donne.

I rischi che evidenziano i sindacati sono già realtà in alcuni negozi: un'altra lavoratrice di un negozio d'abbigliamento ci riporta di una situazione che avviene ogni giorno. Agli assunti viene infatti chiesto di rimanere oltre il proprio orario lavorativo, senza che a questo corrisponda una retribuzione. Un'altra testimonianza raccolta, in questo caso una dipendente di un negozio di intimo, fa luce su un'altra grave violazione: i lavoratori infatti nel mese di dicembre non hanno goduto del riposo settimanale, lavorando sette giorni su sette.

Anche qualora la liberalizzazione degli orari creasse posti di lavoro, questi sarebbero precari. La conferma ci arriva da un commesso di un noto negozio di elettronica nella prima periferia di Bologna. In questo esercizio commerciale, normalmente chiuso la domenica, è gìa stata comunicata l'apertura straordinaria per le prossime tre domeniche e, per far fronte al bisogno di manodopera, l'azienda conta di avvalersi di lavoratori interinali.

Federica Di Dio


Ascolta la prima puntata di "Liberi liberi"

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