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L'operaio edile pestato perché chiedeva regolarità

Quarta puntata di "Se potessi avere mille lire al mese", il reportage di FujikoInchieste


di Alessandro Canella

"Se potessi avere mille lire al mese", il reportage di FujikoInchieste sullo sfruttamento lavorativo. Nella quarta puntata ci occupiamo di edilizia, un settore in cui il lavoro nero è piuttosto diffuso. Il caso di un lavoratore sfruttato e picchiato.

Lavorare in nero, per 600 ore retribuite appena 1200 euro, e subire un pestaggio quando si chiede di essere regolarizzati.
È quanto è accaduto ad un operaio edile a Bologna. Il lavoratore, straniero con regolare permesso di soggiorno, ora si è rivolto ai sindacati per tentare di far valere i suoi diritti, ma i casi di sfruttamento in edilizia non sono isolati. La crisi aggrava la situazione ed è difficile contrastarla.

Maurizio Maurizi, segretario bolognese della Fillea, la categoria degli edili della Cgil, ci fa parlare con il lavoratore, di cui non riveliamo l'identità per motivi di sicurezza.
La sua storia è un caso limite agghiacciante, ma lo stesso sindacalista mette in guardia: "La crisi in edilizia favorisce fenomeni di sfruttamento. Occorre tenere alta la guardia e fare prevenzione".
L'operaio edile, straniero da dieci anni in Italia e in possesso del regolare permesso di soggiorno, ha cominciato a lavorare per un'impresa edile. "Il capo mi ha chiesto di fare tre giorni di prova - racconta il lavoratore - e io ho accettato". Tre giorni passano in fretta ed ecco che il periodo di prova si allunga. Diventa una settimana, poi un mese. Il lavoratore chiede di essere regolarizzato, ma il titolare prende tempo.
Passa il secondo mese e anche il terzo. L'operaio chiede costantemente di essere regolarizzato. Nel frattempo lavora 600 ore, ma gli vengono corrisposti appena 1200 euro.

Il lavoratore continua ad insistere per avere un contratto, anche perché la legge Bossi-Fini gli impone un lavoro regolare se vuole vedere rinnovato il proprio permesso di soggiorno.
E poi succede il fattaccio. All'ennesima richiesta di regolarità, il titolare, insieme al figlio, prendono il lavoratore e lo riempiono di botte. Poi lo obbligano a firmare un documento in cui dichiara che lavorara per l'impresa da appena un giorno. Una pratica purtroppo diffusa in edilizia, specie quando i casi di lavoro nero emergono a causa di infortunio.
L'operaio si rivolge quindi al pronto soccorso, che gli rilascia un referto che testimonia le botte prese, e decide di rivolgersi al sindacato.

"Questo caso è di una gravità estrema - ammette Maurizi della Fillea - Abbiamo indirizzato il lavoratore al nostro studio legale, sia per il recupero crediti che per le questioni penali". La manovra finanziaria del governo, tra le tante storture, ha però inserito, nell'articolo 12, il reato di caporalato che, a fianco di maggiori controlli, può risultare uno strumento utile.
Resta il fatto che il fenomeno del lavoro nero è difficilmente controllabile e, di conseguenza, difficilmente contrastabile in fase repressiva.
"Occorre agire sulla prevenzione - osserva il sindacalista - ad esempio in fase di aggiudicazione dei lavori". Secondo il segretario Fillea uno strumento utile potrebbe essere quello di stabilire dei criteri chiari per l'accreditamento delle imprese sane a scapito di quelle che sfruttano i lavoratori.

La condizione di lavoratore straniero, inoltre, fa aumentare i rischi di sfruttamento.
"I lavoratori stranieri sono più ricattabili, sia per le loro condizioni economiche, sia perché hanno bisogno di un lavoro per vedersi rinnovato il permesso di soggiorno".
Lavoro che però deve essere regolare. E possibilmente sicuro.
L'incidenza di infortuni, anche gravi, a lavoratori stranieri in edilizia, infatti, è di gran lunga superiore a quello dei lavoratori italiani. Basti pensare che, secondo i dati dell'Inail Emilia Romanga, nel 2008 gli infortuni sono calati del 5.3% tranne che per gli stranieri, per cui gli incidenti sul lavoro sono cresciuti del 2,9%.
Ancor più eclatanti i dati del biennio 2009-2010. La crisi e la prevenzione hanno fatto precipitare gli infortuni del 14,6%. L'unico dato in crescita è quello, ancora una volta, relativo agli stranieri (+1,5%).


Ascolta la testimonianza del lavoratore e il commento di Maurizio Maurizi

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