15 euro lordi ad alunno esaminato e orari spezzati per comporre uno stipendio inferiore all'assegno di disoccupazione, con previsioni sulle pensioni ancor più fosche. Questa è la condizione di insegnanti e bidelli. E a sfruttare è lo Stato,
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L'insegnante a cottimo e il bidello "dimezzato"
Terza puntata di "Se potessi avere mille lire al mese", il primo reportage di FujikoInchieste
L'assurdità in cui verte il mondo della scuola è stata ricostruita attraverso le testimonianze di chi questo mondo lo compone e lo porta avanti: insegnanti e collaboratori scolastici. Precari e sottopagati, le condizioni di questi lavoratori mettono in luce la considerazione che l'istruzione evidentemente gode da parte dello Stato.
15 euro lordi ad alunno esaminato e orari spezzati per comporre uno stipendio inferiore all'assegno di disoccupazione, con previsioni sulle pensioni ancor più fosche.
Francesco Bonfini, insegnante e rappresentate Usb nazionale e provinciale per la scuola, fornisce una panoramica completa.
"Partiamo dal fatto che la condizione di base è un potere d'acquisto degli insegnanti bloccato all'ultimo rinnovo contrattuale che risale al 2007, con parametri del 2006". Che tradotto in termini reali, significa una perdita di potere d'acquisto tra il 13-20% negli utimi 15 anni "con un costo della vita che avanza progressivamente".
"Aggiungiamoci che dal 1993 l'adeguamento salariale è programmato dal governo e dall'anno scorso sono stati bloccati anche gli scatti di anzianità", precisa il rappresentante sindacale. "Lo stipendio dei precari merità un discorso a parte, perché questi lavoratori rimangono al palo, percependo lo stipendio iniziale per tutto il tempo in cui sono precari, e parliamo di periodi che vanno ben oltre 10 anni". Rimanere precari per l'intera durata della carriera significa che ci sono persone che hanno lavorato per tutta la vita rimanendo allo stesso livello e con lo stesso reddito. Come camminare su un tapiroulant. Tanto che "negli ultimi tre anni è successo che alcuni lavoratori siano andati in pensione da precari", osserva Bonfini.
Pensione che, basandosi sul sistema contributivo introdotto dalla riforma Dini del '95, andrà mano a mano riducendosi, in relazione alla percentuale su cui vengono calcolati i contributi. E' chiaro che una pensione retributiva, il cui scopo è il mantenimento dello standard di vita costruito durante la vita lavorativa, non è più applicabile: la recessione economica attuale viene chiamata "crisi" proprio perchè l'impoverimento è strutturale e progressivo.
Un'ulteriore novità, introdotta a partire da quest'estate, riguarda quei fortunati entrati di ruolo che hanno raggiunto il miraggio dell'assunzione. Miraggio che subito svanisce, perchè grazie a una deroga al contratto nazionale, viene lor cancellato il primo scatto di anzianità, e dunque la ricostruzione di carriera che avrebbe comportato l'adeguamento dello stipendio al lavoro svolto negli anni. Quindi: "prima si era precari; adesso si viene assunti in ruolo, ma si continua a percepire uno stipendio da precari", conclude Bonfini.
Gli insegnanti si trovano, in questa situazione, costretti ad accettare qualsiasi cosa: "parliamo di scuola statale, quindi di un ente che dovrebbe rispettare la legge dello Stato stesso. Avanza invece la privatizzazione della scuola e con essa l'introduzione di contratti atipici". Come per esempio i progetti Stato-regione: dovevano servire per dare uno sbocco lavorativo, invece viene offerto un contratto di prestazione d'opera. Insegnanti chiamati per svolgere il loro lavoro, che poi si ritovano un contratto di collaborazione completamente svincolato dall'istituzione scolastica: niente orario, niente rapporto di subordinazione, e pagamento forfettario (e senza malattia, liquidazione, contributi e ferie). Come un libero professionista. Applicato alla pratica: le attività di recupero addirittura vedono una sorta di "legalizzazione di lavoro nero": vengono chiamati i precari dalle graduatorie a cui vengono proposti contratti a prestazione d'opera.
Un esempio? Pagamento ad alunno esaminato. C'è chi stato chiamato per gli esami di Stato - quindi anche una funzione piuttosto delicata - si è fatto 15-20 giorni di commissione d'esame ma avendo solo tre studenti nella propria materia ha raggiunto un totale di 45 euro", denuncia Bonfini.
Vincenzo Di Cugno, insegnante precario, conferma: "per fare il commissario agli esami preliminari mi hanno fatto un contratto di collaborazione a cottimo - già assurdo per un ruolo così importante - con un pagamento di 15 euro lordi per alunno esaminato. Se l'alunno si alzava e se ne andava, io non percepivo nulla. Quindi mi sono trovato a sperare che il ragazzo non venisse preso dal panico e mi sono trovato a rincorrerlo per supplicarlo di firmare, altrimenti non mi avrebbero pagato".
E' il colmo: "chi deve assegnare un titolo di valore legale, come un commissario per gli esami di stato, viene retribuito con un contratto a prestazione".
Non solo: "Quando mi hanno chiamato per fare il commissario interno dell'esame di Stato, attività - racconta Di Cugno - normalmente svolte dai docenti di ruolo interni alla scuola e sostituiti da precari non contrattualizzati, mi hanno fatto un contratto di collaborazione occasionale al posto di un contratto di supplenza. Col quale io non ho contributi, rimborso spese". Niente di niente. E tutto questo l'insegnante l'ha scoperto una volta arrivato a Milano dalla Puglia: "La scuola pubblica si è comportata peggio di un datore di lavoro privato, perchè non ha specificato subito le condizioni contrattuali.
Vincenzo "grazie ai tagli" non ha fatto nemmeno un'ora di lezione, l'anno scorso, e ha vissuto "grazie" a questi escamotage, portando a casa ("in teoria, perchè ancora non mi è arrivato niente"), uno stipendio annuale di poco più di duemila euro.
"Ti trovi a inseguire il lavoro, quando ci riesci", Infatti come molti suoi colleghi. Vincenzo ha vissuto in giro per l'Italia, naturalmente a sue spese. E' questo che si intende per flessibilità?
Vi è poi un aspetto ancor più inquietante. Come spiega l'insegnante, questo tipo di non-legame con la scuola lascia ampio spazio alla corruzione. Che ci vuole che uno studente corrompa un insegnante che guadagna pochi spicci, offrendogli soldi in cambio di una promozione?
"Questa forma di contratto sta diventando la norma - racconta Di Cugno - anche perchè vanno a coprire le falle del sistema".
Su un milione di persone coinvolte nel mondo della scuola, la componente del precariato supera di gran lunga le 200mila unità lavorative, ma escludendo tutti coloro che lavorano tramite cooperative. E ormai lo sappiamo: "chi lavora nelle cooperative lavora il doppio e viene pagato la metà".
Un'ltima beffa: il decreto "salva-precari" targato Gelmini. "E'una dannazione", osserva Di Cugno. Come funziona? "Tu sei iscritto in liste prioritarie, liste salvapecari appunto, che ti assicurano la priorità rispetto ad altri colleghi nelle graduatoria di assegnazione". Il problema è che ti possono arrivare convocazioni che ti catapultanto per 9 ore settimanali all'altro capo dello Stivale, e che non puoi rifiutare per non perdere i 12 punti utili nella graduatoria per la cattedra. "Calcolando che prendiamo meno di 18 euro a ora di lezione... neanche il biglietto del treno per arrivare, nel mio caso, da Trani a Perugia".
Di questa enorme massa, che fa funzionare le nostre scuole e che stenta ad arrivare a fine mese, fa parte il comparto dei collaboratori scolastici. Rimasti fuori dalle graduatorie di assegnazione, quest'anno in tutta Italia centinaia di bidelli sono stati tagliati fuori dal mondo lavorativo. Forse perchè ritenuti superflui. Ma, come spiega Gennaro Avino, collaboratore scolastico in una scuola materna di Zola Predosa, "io faccio pulizia, sorveglianza, accudisco i bambini. Ti guardano come una figura insignificante. Il collaboratore lo vedono come una figura in più, ma senza il collaboratore, chi li guarda i ragazzi? Chi pulisce? I professori? Chi apre e chiude la scuola?".
La retribuzione massima, per un bidello, è di circa 900 euro, ma sono pochi quelli che riescono a fare 36 ore settimanali.
Ad aggravare la condizione dei collaboratori, infatti, c'è un altro problema: anche i fortunati che quest'anno si sono visti riconfermare il lavoro, sono costretti a fare i conti con il cosiddetto "spezzato", ovvero un orario di lavoro composto da diverse prestazioni, distribuite nei vari buchi che le scuole chiedono di coprire. Avino racconta: "Io ho un part-time di 15 ore settimanali, e a 50 anni non posso arrivare a non sapere come fare per sbarcare il lunario". Il suo stipendio di settembre è stato di 125 euro. Per ottobre ne prevede poco più di 400. "Io già mi sposto, faccio più di 70km al giorno per andare a lavorare, quindi dal mio stipendio ci devo togliere 100 euro di carburante. Se avessi un'altra nomina dovrei spostarmi ulteriormente. Tra l'altro, gli orari di lavoro spesso si sovrappongono, quindi non posso comunque accettare".
Come chiarisce Francesco Bonfini: "i posti per spezzoni orario sono ingestibili. Abbiamo persone che sono state chiamate per lavorare 6 ore a settimana, ma 6 ore spalmate su cinque giorni: un'ora e un quarto di lavoro al giorno e non necessariamente consecutiva". La normativa prevederebbe il diritto al completamento - cioè il raggiungimento di 36 ore settimanali attraverso una composizione di impieghi in diverse scuole (con tutte le ripercussioni che questo sistema di incastri può avere sulla giornata di queste persone). Ma spesso le scuole, anche a seguito dei tagli, non possono permetterselo.
Il risultato è uno stipendio che a stento raggiunge i 300 euro mensili. Non solo: lavorando, non hanno nemmeno diritto alla disoccupazione, che per altro sarebbe una cifra superiore al proprio stipendio.
"È superiore allo stipendio che prendo, ma per avere la continuità e non essere scavalcato dai colleghi nella graduatoria, non posso rifiutare chiamate", spiega il bidello. Questo non vuol dire che Gennaro alla lunga si vedrà riconosciuto un posto fisso: "Nooo - esclama - questo non me lo garantisce nessuno".
Ilaria Giupponi
Ascolta l'intervista a Vincenzo Di Cugno, insegnante precario
Ascolta l'intervista a Gennaro Avino, collaboratore scolastico
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