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Casa: misure istituzionali e pratiche dal basso

La quarta puntata dell'inchiesta sull'emergenza abitativa in Italia.


di Alessandro Canella
Categorie: Casa

Nella quarta puntata di "Casa", l'inchiesta sull'emergenza abitativa in Italia, abbiamo preso in esame i vari strumenti messi in campo per fronteggiare il problema. Dopo una valutazione delle misure adottate dagli enti pubblici, abbiamo raccontato esperienze e progetti dei movimenti bolognesi.

In provincia di Bologna sono quasi 20mila le case popolari, di cui circa 12500 quelle che si trovano nel capoluogo. Da soli, questi alloggi non bastano a risolvere il disagio abitativo, fatto di morosità, insolvenza e sfratti.
Le Amministrazioni hanno firmato con la Prefettura diversi protocolli antisfratto, rivolti a chi rimane senza lavoro, ma anche a chi un lavoro ce l'ha ma non riesce lo stesso a pagare l'affitto. Mezzo milione di euro la cifra stanziata dalla Regione, destinato a fondo perduto a favore di inquilini "che hanno subito una riduzione della capacità economica", e che quindi sono morosi. Con il protocollo i proprietari rinunciano fino al 20% della somma dovuta dai residenti in difficoltà. L'importo di morosità può essere massimo di 8 mila euro. Il restante 80% sarà coperto per il 65% con un contributo a fondo perduto. Per il 35%, invece, l'inquilino potrà chiedere alle fondazioni bancarie che hanno firmato il protocollo.

Oltre al protocollo antisfratti, il Comune ha predisposto anche altre misure, come il microcredito per la casa, misura di sostegno alle famiglie che permette di ottenere un prestito a condizioni agevolate e un accompagnamento alla gestione del bilancio familiare. Oltre a questo sono previsti anche dei bonus per il pagamento delle utenze, come acqua ed energia elettrica.
Non è finita. Sul tutto il territorio provinciale, da qualche anno, è attiva Ama, l'Agenzia Metropolitana per l'Affitto, che si propone di fare incontrare la domanda e l'offerta, attraverso contratti di locazione a canone calmierato.

Una vasta serie di misure, dunque, che però, stando ai fatti, non hanno risolto l'emergenza. Perché? Secondo Asia Usb la ragione della scarsa incisività delle misure per fronteggiare il disagio abitativo è dovuta ad un'impostazione che oggi, in epoca di crisi economica, non è più attuale. Se una volta le risposte per le persone che si trovano in stato di indigenza venivano affidate ai servizi sociali a bassa soglia, mentre le misure per la casa si occupavano dello strato economicamente medio basso della popolazione, oggi la platea di questi ultimi si è ristretta in favore dei primi. Siamo dunque più poveri, anche chi fino a qualche anno fa non lo era.

Il sindacato di base ha in piedi due occupazioni (via Irnerio e via Toscana) e un'autogestione in convenzione con il Comune (ex scuole Merlani). Sono circa 150 le persone che trovano un tetto in questo modo.
Labàs, lo spazio occupato nell'ex-caserma Masini di via Orfeo, invece, dà vita al "crowdhousing", un progetto che punta a riqualificare spazi pubblici abbandonati per farne degli alloggi. Tre le famiglie che finora vivono nelle strutture di via Orfeo.
Particolare, inoltre, il progetto di Piazza Grande, che si occupa di persone senza fissa dimora, quindi il settore sociale più debole e con meno strumenti. Nel 2013 l'associazione ha dato vita al progetto "Tutti a casa!", un'Agenzia Sociale per l'affitto gestita direttamente dall'associazione. Senza i costi delle normali agenzie e con una rete creata dall'associazione stessa, il progetto si occupato di trovare un alloggio per intere famiglie, spesso con figli minori, che finivano in strada.
Per fronteggiare il problema abitativo per gli studenti fuorisede a Bologna, con un offerta di posti letto di poco più di 1400 unità contro le decine di migliaia di studenti, il Cua ha occupato nell'ottobre scorso un ex studentato in via Zanolini, ribattezzato "Studentato Taksim".

Ascolta la quarta puntata:

Tags: Casa, Movimenti

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