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Firenze: senegalesi di nuovo bersaglio, il presidio antirazzista

L'uccisione di Idy Diene e la preoccupazione del sindaco per le fioriere.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Quasi completamente oscurata dalla sbornia post elettorale, l'uccisione di Idy Diene a Firenze ha provocato la rabbia della comunità senegalese. Il sindaco Nardella, però, punta il dito contro chi ha divelto delle fioriere: "Inaccettabile, i violenti di qualsiasi provenienza vanno affidati alla giustizia". Oggi un nuovo presidio dell'Associazione Senegalesi di Firenze e Circondario.

Era il 13 dicembre 2011 quando a Firenze due cittadini senegalesi, Samb Modou e Diop Mor, furono uccisi da Gianluca Casseri, un estremista di destra sostenitore e attivista del gruppo politico neofascista CasaPound. A distanza di sette anni il capoluogo toscano ripiomba nella stessa atmosfera.
Ieri, mentre i riflettori erano puntati sui risultati elettorali, Roberto Pirrone, un tipografo in pensione di 65 anni, è uscito di casa armato, affermando di volersi suicidare. Poi, però, ha cambiato idea ed ha aperto il fuoco contro Idy Diene, un 54enne senegalese, uccidendolo.

Come accaduto a Macerata, politica e stampa hanno parlato del "gesto di un pazzo", ma la comunità migrante rifiuta questa definizione.
Nel pomeriggio di ieri, la rabbia dei senegalesi si è riversata nelle strade di Firenze. Di nuovo vittime della violenza di matrice razzista, i migranti hanno protestato e qualcuno ha ribaltato delle fioriere. Gesto del tutto ininfluente, ma non per il sindaco di Firenze Dario Nardella, che sembra aver più a cuore il decoro urbano che la vita dei cittadini senegalesi:

Il sindaco, allo stato attuale, non ha contattato ufficialmente la comunità senegalese per esprimere la propria vicinanza o solidarietà.

In questi minuti a Firenze si sta svolgendo un secondo presidio antirazzista. Ai nostri microfoni Fal Mari, esponente della comunità senegalese di Firenze, spiega perché non crede nella versione dello squilibrato: "Viviamo nello stesso quartiere, alcuni di noi hanno conosciuto sul lavoro l'aggressore e, conoscendo la sua indole, non possiamo considerarlo il gesto di un pazzo".
L'esponente della comunità senegalese racconta che si erano appena rimarginate le ferite per i fatti del 2011, ma il ripresentarsi di fatti analoghi ha spaventato le persone e fa pensare ad una matrice politica:
"Puta caso nel 2011 avevamo al governo le stesse forze politiche che hanno vinto oggi". Come dire che il messaggio veicolato da Lega e formazioni simili induce le persone a colpire gli stranieri.

Col presidio di oggi i senegalesi chiedono dignità e rispetto. "Non possiamo essere ammazzati perché a qualcuno non vanno bene gli sbarchi che sono la conseguenza di ciò che ha fatto l'Italia - osserva Mari - La comunità senegalese è una delle più tranquille. L'unica cosa che può dare noia è che, non avendo il lavoro, alcuni fanno gli ambulanti. Ma non per questo meritano di essere ammazzati".

ASCOLTA L'INTERVISTA A FAL MARI:

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