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Senza un mea culpa democratico, le bandiere europee sono solo un feticcio

Nel giorno dell'iniziativa lanciata da Prodi, una riflessione su come può sopravvivere l'Europa.


di redazione
Categorie: Politica
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Oggi Romano Prodi propone di far sventolare le bandiere europee contro le nuove forme di nazionalismo. Un'iniziativa che non è stata anticipata da alcuna forma di critica alle politiche di austerity che hanno favorito il sovranismo di destra. Per Diem 25, il movimento di Yanis Varoufakis, “l'Europa sarà democratizzata oppure si disinitegrerà".

È per la giornata di oggi, 21 marzo, che Romano Prodi ha invitato ad esporre la bandiera europea. Un'iniziativa a cui ha aderito il Partito Democratico e qualche istituzione guidata dallo stesso partito, come il Comune di Bologna, di Milano e di Palermo, ma anche da esponenti di centrodestra. L'iniziativa è stata motivata dal professore con un "serve un nuovo risorgimento". Per l'ex premier, la bandiera dell'Europa, da affiancare a quella italiana è un simbolo per opporsi alla messa in discussione della democrazia liberale.

Il pericolo numero uno sono e rimangono i sovranismi di destra, i neonazionalismi, che tanto in Italia quanto in Ungheria e Polonia stanno prendendo piede. A prevalere, negli orientamenti politici di sempre più governi, sono gli egoismi nazionali in contrapposizione ad una prospettiva comunitaria.
Fin qui è tutto vero e ineccepibile, ma l'iniziativa lanciata da Romano Prodi non è stata anticipata da alcuna analisi pubblica e chiara sulle cause che hanno prodotto la situazione attuale.

Il migliori aratri che hanno dissodato il terreno per i nazionalismi, infatti, sono stati proprio le politiche liberiste dell'Europa, come l'austerity economica, e la sostanziale xenofobia manifestata a livello comunitario nella gestione del fenomeno migratorio, sintetizzata nell'accordo con la Turchia e nella chiusura di molte frontiere.
Viene dunque da chiedersi se è questa l'Europa di cui bisognerebbe issare le bandiere oggi.

A cogliere questo problema è, tra gli altri, Diem 25, il movimento d'opinione che fa capo all'ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis. L'analisi viene sintetizzata nello slogan del movimento: "l'Europa sarà democratizzata oppure si disintegrerà".
Di questi temi ha parlato Simona Ferlini, coordinatrice del DscBo1, uno dei collettivi spontanei dell'organizzazione, ai microfoni di Piera Stefanini della redazione "Occhio vigile".

"I problemi economici, ambientali e del lavoro che abbiamo - spiega Ferlini in una chiave europeista - non possono essere affrontati da un solo Paese - Entro il 2025, però, noi speriamo di arrivare ad una Costituente per rifondare l'Europa su basi democratiche".
Per Diem25, l'Europa in questo momento è una costruzione dell'establishment, esclusivamente su base economica, che fa passare come scelte necessarie, a cui non c'è alternativa, quelle che al contrario sono scelte politiche. "Scelte che vengono prese dentro scatole nere - sottolinea Ferlini citando Varoufakis - che sono opache e non controllabili dalla popolazione".

Una delle proposte avanzate dal movimento - che in alcuni contesti europei darà vita a liste elettorali, mentre in altri continuerà a rimanere un movimento di advocacy - è quella del "dividendo universale".
"Si tratta di un reddito universale incondizionato per tutti i cittadini europei - spiega Ferlini - ma non finanziato attraverso le tasse, quanto piuttosto attraverso i dividendi delle multinazionali".

ASCOLTA L'INTERVISTA A SIMONA FERLINI:

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