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Riuscirà il governo a fermare il referendum?


di redazione
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Il governo ha oggi pomeriggio incassato la fiducia da parte dell'Aula della Camera sul dl Omnibus, con 313 deputati a favore, 291 contrari e due astenuti. La decisione sul voto ha fatto indignare il centrosinistra e il Comitato promotore dei referendum. Secondo il governo infatti tale provvedimento renderà inutile il referendum anti-atomo, ma a dire l'ultima parola sulla consultazione sarà la Corte di Cassazione, che dovrà stabilire se il nuovo provvedimento sia sufficiente a revocare il referendum. Domani dovrebbe arrivare il via libero definitivo, mentre i termini per la conversione del decreto scadono lunedì 30 maggio, data ultima entro la quale dev’essere approvato il testo della legge di conversione.

A questo punto, ai fini del superamento del quesito referendario, sarà necessario che il testo venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale in tempo utile affinché l’Ufficio Centrale per il referendum, presso la Corte di Cassazione, possa deliberare in merito. Come segnalava il Post.it qualche settimana fa: "l’altra preoccupazione degli antinuclearisti ha a che fare col fatto che, a fronte dell’abrogazione delle leggi, nessuno vieta al governo di presentarle tale e quali il giorno dopo il referendum". Questo e le ammissioni del Governo sulla volontà di evitare la consultazione popolare evidenziano un carattere temporaneo del decreto.

Il problema è se secondo la valutazione che farà la Corte, il nuovo proveddimento recepisce i quesiti referendari, che infatti sono stati riprodotti "quasi pedissequamente". Oppure c'è un'altra via d'uscita:

Ovviamente non si tratta di un esito scontato. La Corte potrebbe stabilire invece che l’emendamento presentato dal governo “soddisfi soltanto in maniera parziale le richieste del comitato promotore”. In questo caso la consultazione non verrebbe abolita “ma si terrebbe per un quesito ristretto”. Si tratterebbe, come per il legittimo impedimento, di un voto dal valore concreto quasi nullo ma dal valore simbolico più importante"

Qui sotto il commento di Massimo de Maio dell'Associazione Fare Verde, partecipante al comitato nazionale "Fermiamo il nucleare". Intervista di Ares Niccolai.

 

Altre Reazioni. Duro il commento di Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Partito Democratico: "Nelle norme che l'esecutivo vuole imporre non c'è nessun abbandono del piano nucleare ma solo un rinvio per evitare il giudizio dei cittadini che, come già dimostrato dal voto in Sardegna, è nettamente contrario al ritorno delle centrali nucleari in Italia". Ma le critiche non sono solo a sinistra. Anche il finiano Antonio Buonfiglio contesta le "scelte populiste" del governo, soprattutto sul nucleare mentre il centrista Marco Calgaro sottolinea che "la questione di fiducia ha impedito una seria riflessione sullo sviluppo del nucleare". Intanto le oltre 80 associazioni del Comitato «vota sì» per fermare il nucleare continuano il presidio di protesta che da ieri staziona davanti alla Camera per informare i cittadini sui quesiti referendari. La protesta è arrivata anche in Aula dove l'ex parlamentare dei Verdi Sauro Turroni ha srotolato uno striscione «Ferma il nucleare, vota sì». .


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