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Partito Democratico: Marco Guerra


di redazione
Partito Democratico
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FujikoFocusOn presenta una serie di interviste ai candidati alle prossime elezioni comunali di Bologna. Sentiremo esponenti che coprano tutto il panorama politico, su argomenti di varia natura ma indicativamente relativi agli eventi in atto nella nostra città, per avere risposte sia sulla stretta attualità sia su temi più generali, per aiutare voi, e noi, a meglio comprendere e, se varrà la pena, scegliere. Lo spazio di oggi è dedicato a Marco Guerra, candidato al Consiglio Comunale come indipendente nelle liste del Partito Democratico, a sostegno di Virginio Merola.

Marco Guerra ha 57 anni, è imprenditore nel campo della progettazione di materiale didattico e per la prima volta ha deciso di candidarsi, perché crede fermamente in una città a "misura di bambino": "Io credo che i servizi all'infanzia per la fascia 0-6 anni e la scuola pubblica siano il più importante investimento strategico che una comunità locale, e il paese in generale, possono fare. In tempi di crisi economica c'è una disponibilità che possiamo richiamare; non per sostituire quello che lo Stato deve fare per la scuola pubblica, ma per dare alla scuola pubblica il vantaggio competitivo di avere la città dalla sua parte, con le sue compentenze, le disponibilità e le generosità. Un direttore d'orchestra, un architetto, un falegname, un impiegato, un elettricista: chiunque può donare un cinque per mille del suo tempo, è un giorno di lavoro". E grazie a questo tempo donato dai bolognesi -continua- "un bambino avrebbe il grande vantaggio di avere questo tipo di offerta".

Perché la candidatura a sostegno di Virginio Merola? Perché anche Merola, dice Guerra, è uno che agisce "a misura di bambino": "Sarà un ottimo sindaco, avendo dichiarato esattamente di voler essere l'interprete di questo aspetto educativo. Lui ha dichiarato che non ritiene di essere competente su qualunque argomento ma che si fida e si affida alla capacità di Bologna di mettere a disposizione delle competenze". Ma non è tutto: lo stesso meccanismo, secondo Guerra, si può applicare alla questione Civis: "ne parleremo quando avremo discusso con i cittadini su quale modello di città vogliamo avere per i prossimi vent'anni". Dunque, finora, tutto sbagliato: "abbiamo scelto di discutere per tre anni di uno strumento, senza aver attraversato la città con una discussione dell'obiettivo: è come se si decidesse di prendere il treno prima di aver scelto dove andare in vacanza!"

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