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L'indigesta lezione dei referendum

l'opinione sui referendum


di Paolo Perini
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Far rispettare il senso dei referendum sarà, paradossalmente, difficile tanto quanto lo è stato raggiungere il quorum. I referendum hanno stabilito la fine dei profitti sull'acqua: fortissime le resistenze da parte delle municipalizzate dell'Emilia Romagna.

A quorum superato, a poco meno di una settimana da uno storico referendum vinto dalla società civile, la notizia non è più up to date. Tuttavia dopo la sbornia di festeggiamenti ci siamo già dimenticati il significato profondo della battaglia che tutti insieme abbiamo vinto con la partecipazione e con il passaparola.

Le valutazioni non andrebbero MAI fatte a caldo. Infatti, la vera sfida è d'ora in poi. I quesiti sull'acqua in realtà non riguardavano solo l'acqua ma la gestione di tutti i servizi pubblici municipali, ma pare che ce ne siamo scordati. Consentriamoci anche solo sulla risorsa acqua. L'acqua è gestita a livello locale da una miriade di diversi tipi di società, ma prevalgono le municipalizzate - cioè società a scopo di lucro (s.p.a) a maggioranza pubblica. Sono un vero e proprio mostro bicefalo e un'assurdità resa realtà. Anche se a maggioranza pubblica, le varie spa hanno gestito l'acqua pressoche come delle comuni aziende private: investimenti all'osso, grande pubblicità e marketing, aumenti ingiustificati in bolletta alla faccia dei massimali consentiti dagli Ato e sopratutto nessun tipo di gestione condivisa della risorsa ma accentramento verticistico di stile aziendalistico. il senso del voto finora è stato eluso. I referendum hanno stabilito una volta per tutte che l'acqua non è un bene commerciale, ma un bene pubblico e che non può essere gestita da aziende come Hera, per esempio, che sono nate per fare profitti - sono delle spa -. Le società per azioni, infatti, sono tenute a "fare profitti" per legge.

Il 3° quesito ha posto un freno al ritorno al nucleare in Italia, per la seconda volta, e speriamo per l'ultima.
Il 4° quesito, quello di cui nessuno osava parlare durante la campagna referendaria, per non rischiare politicizzare troppo i referendum e rischiare in questo modo di allontare da essi le persone di destra mettendo a repentaglio il raggiungimento del quorum, è stato inaspettatamente votato quanto gli altri quesiti. Dimostrando che con un risicato 4,5% dei voti con No, anche buona parte degli elettori di destra recatisi ai referendum hanno detto Si all'abrogazione del Legittimo impedimento per il loro amato Premier e i ministri.

Premesso e ammesso che è giusto non strumentalizzare i referendum per fini politici, come invece da subito si è fatto da più parti, in una democrazia "normale" sarebbe evidente che ad essere stata bocciata dai referndum è la linea politica del governo su due delle maggiori emergenze mondiali: energia e acqua. In realtà, ad una più attenta analisi, la vittoria è stata della società civile non solo sui partiti di governo ma anche su chi per primo ha inteso in un ottica liberista, privatizzare o "liberalizzare" i servizi pubblici, cioè il Pd. Propio il Pd ora in Emilia è in grave difficoltà: vuole proteggere i profitti di Hera ma si è speso molto proprio per cancellare questi profitti tramite il Si al 2° quesito. Proprio a Reggio Emilia il Pd ha proposto un mantenimento della remunerazione del capitale al 5% sulla bolletta, diminuendo la quota di profitto el 7% attualmente presente nelle bollette, ma i referendum hanno tolto la remunerazione del capitale cioè il profitto. Il Pd cosiccome i principali partiti italiani, ben al di là del riferimento idealistico destra/sinistra, sono tutti culturalmente liberisti. Sono spesso gli stessi uomini di partito che poi vanno ad occupare le cariche da dirienti nelle municipalizzate.

Il risultato dei referendum è inequivocabile: la maggioranza degli italiani (degli elettori italiani - di tutti gli elettori italiani) NON VUOLE LA PRIVATIZZAZIONE dei SERVIZI PUBBLICI essenziali. Non vuole che la legge sia più uguale per qualcuno, e non vuole il ritorno al nucleare.

Gli italiani si sono espressi e le municipalizzate come i partiti, senza addurre scuse come contratti già in essere da rispettare, devono innanzi tutto rispettare il volere dei cittadini. In una democrazia degna di questo nome il volere dei cittadini vale di più dei contratti stipulati ex ante e vale molto di più anche degli orientamenti culturali dei partiti. La logica che togliere la percentuale di dividendi agli azionisti di Hera (e altre società simili) blocca gli investimenti è assurda: se gli azionisti investono solo dove non hanno rischio d'impresa è un sottrarsi alle logiche stesse del Capitalismo.E' questa l'indigesta lez

Anzi, hanno già scelto per voi gli italiani: che BENI COMUNI siano!



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