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Dopo il ciclone: la corrispondenza dal Mozambico

In Mozambico, duramente colpito dal ciclone Idai, l'emergenza rischia di diventare anche alimentare


di Anna Uras
Categorie: Ambiente, Esteri
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Il ciclone Idai che la scorsa settimana ha colpito l'Africa australe provocando più di 300 morti rischia di fare molte vittime anche sul lungo periodo. Ad essere a rischio infatti è la sicurezza alimentare del Mozambico, dove le coltivazioni sono completamente distrutte. La corrispondenza dal Mozambico del cooperante della Ong Mani Tese Matteo Anaclerio.

In Mozambico, duramente colpito dal ciclone Idai, alcune zone sono tuttora isolate e le operazioni di soccorso stanno proeseguendo, nel terzo giorno di lutto nazionale proclamato il 20 marzo. Ma allo spettro del lutto per le centinaia di morti fatti dal maltempo si accompagna quello di un pericolo incombente nei mesi che verranno. Con i campi distrutti e il raccolto perduto insieme a tutti gli attrezzi agricoli, infatti, il rischio di un'emergenza alimentare nei prossimi mesi è altissimo. Per intervenire non basteranno le scorte di cibo o gli aiuti umanitari, ma serviranno sementi e nuove macchine agricole. È l'appello lanciato dalla Ong Mani tese, che in queste ore sta collaborando con il governo ed in particolare con la Direzione Provinciale dell’Agricoltura, insieme con l’Unione dei Contadini della Zambezia (UPC-Z), per verificare i danni reali e per far ripartire nel più breve tempo possibile la seconda epoca di semina nelle comunità colpite.

"Siamo in Zambezia - racconta il cooperante della Ong - dove lavoriamo con Mani Tese per progetti di sviluppo rurale, e diciamo che l'alluvione che ha colpito tutta la Zambezia e il ciclone che si è abbattuto su Sofala hanno condizionato molto le attività sia del nostro progetto sia le condizioni di vita della gente nelle comunità, in particolare delle comunità dove ci sono state varie esondazioni dei principali fiumi che hanno provocato migliaia di sfollati e chiaramente ha distrutto abitazioni e compromesso in maniera definitiva la campagna agricola che è quella più importante per il Paese che è la campagna che va da novembre e termina a marzo".

Proprio nel tentativo di far ripartire l'agricoltura in tempo per l'inizio della seconda campagna ad aprile, e garantire così la sicurezza alimentare delle popolazioni colpite, l'Ong ha lanciato un appello: clicca qui per saperne di più.

Per quanto riguarda la situazione nel resto del Paese, "si sta un po' normalizzando, il sud del Paese non è stato attacato da piogge e il nord del Paese invece soffre di siccità. Questo a dimostrazione che i cambiamenti climatici sono effettivamente un danno enorme specialmente nei paesi tropicali e del sud del modno dove non ci sono chiaramente tutte le risorce necessarie per poter contrastare questo tipo di fenomeni. Invece in questa zona qui, nella zona centrale, le condizioni sono veramente preoccupanti. Molte comunità sono ancora oggi isolate, in particolare dove noi lavoriamo stiamo provando ad accedere in due comunità ma è praticamente impossibile i livelli dei fiumi sono altissimi, le strade molte sono totalmente non agibili, a Sofala dove poi si è subito maggior danni a causa del ciclone molti ponti sono crollati, la città di Beira è distrutta per oltre il 90%".

ASCOLTA LA CORRISPONDENZA DI MATTEO ANACLERIO:

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