Radio Città Fujiko»Notizie

Donne per Nasrin Sotoudeh: nasce il comitato per la liberazione dell'avvocata

Un gruppo di attiviste, femministe, giuriste e politiche si è attivato contro la violazione dei diritti umani.


di redazione
Categorie: Esteri
20190712_182214.jpg

È nato a Bologna il comitato che lotta per tenere accesi i riflettori sulla vicenda dell'avvocatessa iraniana Nasrin Sotoudeh, chiedendone la scarcerazione. Dopo che il consiglio Comunale ha approvato all'unanimitá - il 13 maggio scorso - la delibera di conferimento della cittadinanza onoraria del capoluogo emiliano alla donna, il comitato chiede che tutti i Comuni italiani e gli ordini professionali aderiscano a questa lotta con analoghe iniziative.

Sotoudeh è stata condannata a 33 anni di carcere - dei quali dovrà scontare almeno 12 - e a 148 frustate per aver "rappresentato e difeso attivisti dell'opposizione incarcerati a seguito di proteste giovani condannati alla pena di morte, donne che manifestavano contro l'imposizione del velo e per i diritti di emancipazione femminile, prigionieri politici", come si legge nel testo approvato dal Consiglio Comunale di Bologna. I sette capi d'accusa contro la donna iraniana sono nella maggior parte basati sulla sua opposizione all'obbligo del velo, e poi sulle sua attività pacifiche che le autorità hanno considerato come 'criminali'. Così come criminale è stata considerata l'insistenza di Sotoudeh nel volersi far rappresentare da un avvocato indipendente invece che da uno dei 20 selezionati dal capo del potere giudiziario. Alla pena si aggiunge inoltre l'obbligo di scontare fino in fondo una condanna a 5 anni inflittagli in un altro processo del 2016. Il giorno del suo processo, le é stato addirittura negato l'accesso al tribunale, e l'udienza si é svolta in sua assenza.

"Nasrin ci insegna che il diritto è la più alta espressione dei valori di libertà, solidarietà, fraternità, giustizia di un popolo, e che l'esercizio del diritto di difesa è un dovere sociale" ha affermato la giurista Antonella Miriello. "Ha lottato anche contro un'involuzione del codice e penale iraniano, la cui modifica riporterebbe l'ordinamento a criteri di discrezionalità totale, trascinando l'Iran molto indietro nel tempo" ha continuato Miriello, ricordando inoltre come Nasrin stia usando la risonanza mediatica che il suo caso ha sollevato non per se stessa, ma per continuare a difendere i diritti degli oppressi, dei detenuti.

"Nasrin è diventata un simbolo per tutte le attiviste e gli attivisti, tutte le prigioniere politiche e tutti i prigionieri politici rinchiuse e rinchiusi, perseguitate e perseguitati nel mondo" ha detto l'attivista Marina D'Altri. "Abbiamo scelto lei come simbolo della nostra lotta perché è oggetto di una doppia discriminazione: in quanto donna e in quanto avvocata". "Colpisce inoltre la pena corporale a cui è stata condannata - ha continuato D'Altri - Ancora una volta viene preso di mira il corpo delle donne, come avviene troppo spesso anche nei paesi occidentali".

"Per decenni in Iran ci sono stati casi molto più gravi di quelli di Nasrin, che sono passati nel silenzio, e per questo la ringrazio: per aver portato attenzione sulla situazione del mio paese" ha detto l'attivista iraniana Sohyla Arjmand. "In Iran il diritto umano non esiste. Mia sorella e mio fratello furono giustiziati senza processo. Mio fratello di 16 anni fu ucciso con più di dieci pallottole e ci chiesero di rimborsare i costi dell'esecuzione. Non ci hanno neppure permesso di seppellirlo.
Vorrei che si conoscessero queste storie, perché come mio fratello e mia sorella in migliaia sono stati uccisi nel silenzio, e la situazione peggiora ogni giorno di più. Ultimamente è venuto fuori che vengono commerciati gli organi dei giustiziati, e che le esecuzioni vengono svolte nei cortili delle galere per spaventare gli altri detenuti. Vengono arrestate persone che nessuno sa dove portino. Spariscono".

"Sono stati assunti dei poliziotti in più solo per controllare le donne, perché oggi sono le persone che più si battono per i diritti umani - continua Arjmand - E il popolo iraniano ha paura non solo di prendere posizione, ma anche solo di partecipare a un'assemblea. L'anno scorso, per aver rilasciato un'intervista, ho subito un'infrazione in casa mia e nel mio locale, e un'aggressione personale". L'appello che l'attivista iraniana ha lanciato ai cittadini italiani ed europei è quello di aiutarla nel diffondere la conoscere di ciò che accade, far sentire alle persone imprigionate che non sono sole.

Sara Spimpolo

ASCOLTA L'INTERVISTA A SOHYLA ARJMAND:

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]