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Dignità e occupazione, gli operatori sociali si mobilitano

Contratto nazionale ed effetti della legge Salvini le spade di Damocle.


di redazione
Categorie: Lavoro
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Un'assemblea di Adl Cobas al Tpo

Giovedì 6 dicembre, al Tpo, l'assemblea "La precarietà del lavoro sociale: tra rinnovo del Ccnl e crisi del sistema dell'accoglienza". Gli operatori chiedono che nel contratto nazionale vengano inseriti riconoscimenti e dignità del loro ruolo, anche per il benessere degli utenti. E si mobilitano contro la perdita dei posti di lavoro per effetto della legge Salvini. L'intervista a Salvatore di Educatori uniti contro i tagli.

Da un lato il contratto nazionale scaduto, dall'altro l'incognita degli effetti della legge Salvini. Sono due le spade di Damocle che pendono sulla testa degli operatori sociali, una categoria contraddistinta da sempre da un alto livello di precarietà.
Per affrontare queste due sfide, però, gli operatori si mobilitano e a Bologna si riuniscono in assemblea giovedì prossimo, 6 dicembre, alle 19.00 al Tpo. "La precarietà del lavoro sociale: tra rinnovo del Ccnl e crisi del sistema dell'accoglienza" è il titolo dell'incontro, che sintetizza i fronti su cui lottare e confrontarsi.

Da un lato, dunque, c'è la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale delle cooperative sociali, scaduto nel 2012. A questo appuntamento gli educatori e gli operatori si presentano preparati. Renos, la Rete Nazionale degli Operatori Sociali, infatti, ha elaborato una piattaforma in cui avanza rivendicazioni che attengono sostanzialmente alla dignità del lavoro.
"Da un lato c'è la questione salariale - osserva ai nostri microfoni Salvatore di Educatori uniti contro i tagli, che fa parte di Renos - I nostri stipendi sono ridicoli e chiediamo che vengano rivalutati anche in base alla media delle retribuzioni delle altre categorie di laureati del Paese".
Su questo versante, gli operatori hanno dalla loro la legge ex-Iori, che ha avviato un primo riconoscimento della categoria, che ora deve tradursi in gesti concreti.

Oltre al salario, i lavoratori e le lavoratrici del settore chiedono una copertura del 100% della maternità, il riconoscimento del lavoro usurante, poiché la categoria è a rischio burn-out, e la cancellazione di prassi come le "notti passive". Queste ultime sono diffuse in tutto il mondo delle cooperative sociali che gestiscono strutture residenziali. "Ad un operatore che fa un turno notturno, spesso tra mezzanotte e le otto di mattina, non viene pagato lo stipendio poiché i datori di lavoro sostengono che l'operatore può anche dormire - spiega Salvatore - Il problema è che il lavoratore ha comunque la responsabilità di quello che accade nella struttura, il suo non è tempo libero, ma tempo lavorativo". Spesso, per le "notti passive", vengono corrisposti forfait che vanno dai 15 ai 25 euro.

L'assemblea prenderà poi in esame le conseguenze della legge Salvini, con un particolare focus sul lavoro all'interno del sistema accoglienza per richiedenti e titolari di protezione internazionale, insieme al gruppo di lavoratrici e lavoratori dell’accoglienza Adl Cobas. Ci sono stime contrastanti sull'impatto della legge in termini occupazionali. C'è chi ha parlato di 16mila posti a rischio e chi di più di 50mila.

ASCOLTA L'INTERVISTA A SALVATORE:

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