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Diciotti, l'exit strategy plebiscitaria del M5S in difficoltà

I pentastellati sondano la base sulla piattaforma Rousseau.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica
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Oggi la base del M5S si esprime sull'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il caso Diciotti. Una decisione grave nel metodo per Sandra Bonsanti di Libertà e Giustizia, poiché mina la democrazia rappresentativa verso una direzione plebiscitaria. Per il giornalista Giuliano Santoro si tratterà di una ratifica, ma la scelta di affidarsi alla base è inaspettata.

È cominciata con un'ora di ritardo per problemi tecnici, ma è in corso e continuerà fino alle 20.00, la votazione sulla piattaforma Rousseau con cui il M5S sonda la propria base per decidere che fare del caso Diciotti. I vertici del movimento hanno scaricato sugli iscritti la scelta se votare o meno l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro degli Interni, indagato per sequestro di persona.
Una scelta che molti definiscono pilatesca, poiché la componente "gialla" del governo demanda agli iscritti una scelta che potenzialmente potrebbe mettere a repentaglio la tenuta stessa del governo.

Più che le polemiche sulla formulazione del quesito, dove per dare l'autorizzazione si vota no e per negarla si vota sì, per Sandra Bonsanti di Libertà e Giustizia è importante il metodo.
"Non sono affatto dell'idea che sia una buffonata, come molti dicono - osserva Bonsanti ai nostri microfoni - Io penso che sia molto grave e che si iscriva a pieno titolo in quest'opera di delegittimazione del Parlamento e di ciò che la nostra Costituzione prevede".
Per l'esponente di Libertà e Giustizia non si può affidare ad un gruppo di persone estranee la scelta di ciò che poi i loro rappresentanti devono fare.

"Siamo ancora in una democrazia rappresentativa", sottolinea Bonsanti. Un sistema che sempre più è messo a repentaglio da un'apparente disintermediazione in direzione plebiscitaria.
"L'idea che il popolo rappresenti se stesso - continua - nella storia di tutti i tempi e di tutte le nazioni è un rischio molto serio, perché stuzzicare la pancia del popolo è pericoloso".

ASCOLTA L'INTERVISTA A SANDRA BONSANTI:


Per il giornalista del Manifesto Giuliano Santoro, il voto di oggi consiste sostanzialmente in una ratifica di una decisione già presa dai vertici del M5S. "È sempre stato così nella storia del movimento - sottolinea il giornalista - e lo si capisce da come è formulato il quesito. La decisione di far votare la base è stata fatta per evitare che la decisione ricadesse solo sulle spalle di Di Maio e dei vertici e anche perché si ha contezza che la base non vuole che questo governo cada".

Per Santoro, però, la decisione di rispolverare Rousseau è abbastanza inaspettata, dal momento che era stata accantonata. "La piattaforma negli ultimi sei mesi è stata marginale - sottolinea il giornalista - non ci sono leggi che sono state discusse su quella piattaforma, non viene mai menzionata. Lo stesso Di Maio venerdì scorso ha fatto un discorso sulla democrazia diretta, citando il referendum propositivo, ma non la piattaforma". Anzi, sempre nei giorni scorsi molti parlamentari hanno mostrato insofferenza verso i meccanismi invasivi della piattaforma, sia per ciò che concerne la privacy che la restituzione di parte degli stipendi.

In ogni caso, il ricorso a Rousseau è un segnale di debolezza da parte del M5S. E non è nemmeno troppo utilizzabile la retorica del voto del popolo, dal momento che i votanti sulla piattaforma sono poche migliaia di persone, mentre il M5S - sondaggi a parte - è uscito dalle urne come il primo partito italiano.
"Pur di far iscrivere alla piattaforma - ricorda Santoro - è stata attivata la possibilità di farlo via sms, senza nemmeno andare su internet, contraddicendo lo stesso mito del popolo che su internet ricostruisce la democrazia utilizzata dal movimento".

Sul tema, Matteo Salvini ha dichiarato che il governo non rischierebbe di cadere anche se arrivasse l'autorizzazione a procede. Una dichiarazione di circostanza, secondo il giornalista, dal momento che si creerebbe un problema tra M5S e Lega, con i primi che uscirebbero screditati dalla propria base.
"Tutta la vicenda della Diciotti - conclude Santoro - non ha fatto altro che rappresentare l'ennesimo cedimento strutturale del M5S, o almeno della sua dirigenza attuale, verso posizioni sovrapponibili a quelle di Salvini. Se dovesse arrivare una bocciatura alla linea della dirigenza, il governo ne risentirebbe".

ASCOLTA L'INTERVISTA A GIULIANO SANTORO:


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