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Dialoghi intorno alla musica e alle parole di Fabrizio De André

Una serata per parlare di Faber e del suo sguardo, sempre rivolto ai "disobbedienti alle leggi del branco"


di Anna Uras
Categorie: Società, Cultura, Musica
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Domani sera, a RitmoLento, si terrà l'incontro "Dialoghi intorno alla musica e alle parole di Fabrizio De André". Una serata dedicata al cantautore genovese, ma soprattutto al suo sguardo sociale e politico, sempre rivolto verso quella parte di mondo che a molti piace ignorare. Dopo la proiezione di "Faber" si dialogherà con il co-regista del documentario e giornalista Romano Giuffrida.

"E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare" cantava Fabrizio De André. Questa frase del Suonatore Jones ben si adattava alla vita del cantautore genovese, e altrettanto bene si adatta ai 20 anni trascorsi dalla sua morte, visto che ancora non smettiamo di chiedere qualcosa alla sua musica e alle sue parole. Anche perché le parole di Faber, un po' come accade per i grandi classici della letteratura, sembrano destinate a non perdere mai la loro attualità.

E a proposito di interrogarsi e dialogare sulle parole e la musica del cantautore, proprio a questo sarà dedicato l'evento di domani sera a RitmoLento, che vedrà la partecipazione del giornalista e scrittore Romano Giuffrida, autore di diversi libri dedicati a De André nonché co-regista del documentario Faber (1999)

"Non sarà tanto sulle canzoni - spiega Giuffrida - ma su tutto quello che ha ruotato attorno alla poetica di Fabrizio De André. Quindi lo sguardo politico, lo sguardo sociale, mi auguro che sia così". Uno sguardo che è stato contraddistinto da tante cose, ma soprattutto dalla sua direzione, sempre rivolta alle minoranze, una direzione che ad oggi stupisce forse ancora di più di quanto non lo facesse vent'anni fa. "Era nato in una famiglia borghese - sottolinea infatti il giornalista - e aveva fatto una scelta molto particolare. Di uscire dai canoni della sua educazione e del suo mondo di riferimento per guardare proprio quel mondo al quale invece la borghesia, l'alta borghesia, fa molto fatica a guardare se non in una chiave molto di rifiuto di disprezzo. Quindi il percorso di Fabrizio nasce osservando quelli che sono i soggetti le vittime del mondo che gli ruota accanto, quindi nei vicoli di Genova. Ma poi pian piano si allarga così come si ampia il suo sguardo politico, allora a quel punto diventano le minoranze, le minoranze culturali, le minoranze sessuali. E lui cerca non di insegnare nulla, cerca semplicemente di dare voce a queste minoranze visto che difficilmente queste minoranze trovavano voce nel mainstream quotidiano".

ASCOLTA L'INTERVISTA A ROMANO GIUFFRIDA:

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