Radio Città Fujiko»Notizie

Decreto (ora legge) Salvini: tutti i disastri che provoca

Un ricco approfondimento sui provvedimenti contenuti nel decreto approvato ieri in via definitiva.


di Anna Uras
Categorie: Politica, Migranti, Giustizia
DlSalvini.jpg

Mozioni di fiducia alla mano, il Decreto Salvini è legge. A festeggiare Salvini, forze dell'ordine e mafiosi. Per tutti gli altri è una pessima notizia. Abbiamo fatto il punto grazie ai contributi di Gianfranco Schiavone e Dario Belluccio di Asgi, Antonio Mumolo di Avvocato di Strada, Davide Pati di Libera, Enzo Bernardo di Fp Cgil, l'operatore dell'accoglienza Tiziano, l'avvocata Marina Prosperi e Andrea Colombo.

Il decreto Salvini su sicurezza e immigrazione è stato approvato anche dalla Camera e sta per essere tramutato in legge. A beneficiarne, saranno forze dell'ordine e mafiosi. Per tutti gli altri, ma soprattutto per migranti, lavoratori dell'accoglienza, poveri e attivisti, è una pessima notizia. Vediamo perché, punto per punto.

LO SMANTELLAMENTO DELLO SPRAR
Dal 2015 la legge italiana prevede un unico sistema di accoglienza, basato sugli sprar. La legge consente però, soprattutto per i periodi di flussi migratori intensi, la creazione provvisoria di Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria), con l'indicazione di superarli progressivamente per arrivare all'accoglienza diffusa. La realtà, però, diverge dalle disposizioni legislative. Attualmente in Italia il sistema Sprar offre meno del 30% dei posti disponibili e ciò non è bene, sia per quanto riguarda l'integrazione che per quanto riguarda la trasparenza. I cas, infatti, sono le grandi strutture spesso al centro delle proteste di alcuni cittadini, perché concentrano in un solo luogo tante persone, senza una possibilità concreta di inserimento nel tessuto sociale.

"Questa riforma porta le lancette indietro di 16 anni", spiega ai nostri microfoni Gianfranco Schiavone, vice-presidente dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (Asgi) e uno dei fondatori del sistema Sprar. Il Decreto Salvini, infatti, rende lo sprar residuale, riservandolo solo a chi è già titolare di protezione internazionale, mentre i richiedenti asilo potranno essere accolti solamente nei cas, sotto la gestione diretta dello Stato.

ASCOLTA L'INTERVISTA A GIANFRANCO SCHIAVONE:


LO STOP ALL'ISCRIZIONE ANAGRAFICA
Avvocato di Strada, l'associazione di legali che si occupa di persone senza fissa dimora, ha lanciato un appello a tutti i parlamentari per quanto riguarda l'articolo 13 del Decreto Salvini, chiedendone una modifica. L'articolo, infatti, interviene sul punto dell'iscrizione anagrafica, ovvero il diritto alla residenza, impedendola ai richiedenti asilo, cioè a coloro che sono in possesso di un titolo di soggiorno provvisorio, in attesa che la loro domanda di protezione internazionale venga valutata dalla commissione territoriale. "La residenza è un diritto soggettivo di ogni cittadino italiano, ma anche di ogni straniero munito di un regolare titolo per soggiornare in Italia - osserva ai nostri microfoni Antonio Mumolo, presidente nazionale di Avvocato di Strada - L'articolo 6 comma 7 del Testo Unico sull'immigrazione, inoltre, parifica per l'iscrizione anagrafica il cittadino straniero munito di titolo al cittadino italiano". Il Decreto Salvini, dunque, è in contrasto con la legge italiana, ma non solo: la norma non rispetta né la Costituzione né le direttive europee in materia.

La residenza non è solo un feticcio, ma per la legislazione italiana è un diritto a cui ne sono connessi altri, come la possibilità di lavorare, di aprire una partita iva e di accedere alle cure sanitarie anche oltre quelle di emergenza. Detta in altre parole: chi accusa i richiedenti asilo di non fare nulla tutto il giorno, impedisce loro per legge di potere avere un lavoro.

ASCOLTA L'INTERVISTA AD ANTONIO MUMOLO:


I FAVORI ALLA MAFIA
La lunga lista di ambiti nei quali interviene il Decreto Salvini comprende anche i beni confiscati ai mafiosi e ai corrotti. E anche in questo caso, secondo molti giuristi e associazioni tra cui Libera, rischia di fare gravi danni. Infatti il decreto introduce la possibilità di vendere i beni confiscati a privati tramite aste pubbliche, anziché riutilizzarli per finalità pubbliche e sociali come prevede la legge n. 109/96, favorendo inevitabilmente gli acquisti attraverso prestanomi dalla faccia pulita, come già evidenziato da molti magistrati. "C'è un rischio concreto -segnala il vicepresidente di Libera Davide Pati - e molti magistrati impegnati nella lotta alla mafia lo hanno fortemente evidenziato, perché i vincoli che sono stati inseriti non sono sufficienti per evitare questo rischio. È già successo in passato, questa maglia che si apre produrrà effetti negativi".

ASCOLTA L'INTERVISTA A DAVIDE PATI:


LA REPRESSIONE CONTRO I POVERI E CHI LI AIUTA
Nel capitolo del decreto dedicato alla sicurezza, oltre ad alcune misure pensate per contrastrare la criminalità organizzata, c'è una parte riservata invece a chi organizza le occupazioni, siano esse sociali o abitative. Uno dei bersagli di Salvini, del resto, era proprio costituito dai luoghi occupati e, fin dalla campagna elettorale, la promessa del leader leghista è stata quella di sgomberare tutto. In questo senso va la direttiva di inizio settembre, che intimava alle Prefetture di procedere celermente allo sgombero di edifici occupati. Ma l'attuale decreto si spinge oltre.

In questo caso il bersaglio non è tanto chi occupa per necessità, ma chi organizza le occupazioni, cioè i sindacati per l'abitare e i movimenti sociali che assistono e offrono aiuto alle persone che si trovano senza un tetto. Il decreto prevede un inasprimento delle pene, sia detentive che pecuniarie: il carcere fino a 4 anni e una multa fino a 2064 euro. Non solo: il tema viene affrontato dal governo nello stesso modo in cui si affrontano gravi reati mafiosi o patrimoniali. Una novità, infatti, riguarda l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche nelle inchieste sulle occupazioni.

Si tratta di una vendetta che ha delle vittime già predefinite - commenta ai nostri microfoni l'avvocata Marina Prosperi, che spesso si è occupata della difesa di attivisti sotto inchiesta nelle occupazioni - perché in Italia non c'è alcuna emergenza penale e criminale rispetto a questo tipo di reato. Ma soprattutto manca un requisito fondamentale per una legge di tipo penale: manca la necessaria offensività dell'azione".

ASCOLTA L'INTERVISTA A MARINA PROSPERI:


LE DECINE DI MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO A RISCHIO
Il Decreto Salvini secondo i calcoli della Fp Cgil potrebbe comportare la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. Tutte le figure coinvolte nell'accoglienza, insomma, sarebbero a rischio. Si salvano solo le guardie armate, sempre più richieste dal modello Salvini. D'altronde in molti hanno provato a dirlo per anni, che quei famosi 35 euro al giorni sbandierati da Salvini non erano bustarelle distribuite ai richiedenti asilo, bensì fondi investiti nel settore dell'accoglienza e nella creazione di posti di lavoro. Se la narrazione della realtà legate alle migrazioni non fosse così distorta, non stupirebbe quindi il calcolo del sindacato: la riduzione del costo pro ospite da 35 a 19/26 euro al giorno a seconda della dimensione del centro di accoglienza potrebbe tradursi in circa 50mila lavoratori a rischio

Ma ancor più del taglio alle spese giornaliere pro ospite, è l'intenzione di un progressivo abbandono del sistema Sprar in funzione dei Cas che influirà sui posti di lavoro nel settore dell'accoglienza. "Il decreto vuole annullare quest'esperienza - denuncia Enzo Bernardo dell'ufficio internazionale di Fp Cgil - forse perché è l'unica che funziona. E dietro a questa esperienza ci sono decine di migliaia di lavoratori, per la maggior parte precari ma che danno tantissimo all'integrazione. Questi centri che dovevano essere straordinari - sottolinea infatti il sindacalista - alla fine sono dei grandi raccoglitori, dei grandi posti dove il tipo di professionalità che viene richiesta è quella della sicurezza. Per cui avremo più guardie armate e sicuramente meno interventi di tipo sociale, psicologico e di ogni genere che punti all'integrazione".

ASCOLTA LE PAROLE DI ENZO BERNARDO:


LA MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI DELL'ACCOGLIENZA.
Adl Cobas, le lavoratrici e i lavoratori dell'accoglienza di Bologna hanno preso sul serio l'ordine del giorno approvato il 29 ottobre dal Consiglio comunale che propone la sospensione del Decreto Salvini sull'immigrazione sotto le Due Torri. Per questo, hanno chiesto a Comune e Prefettura di aprire un tavolo per discutere di come organizzare il settore dell'accoglienza in modo da non applicare le norme che verranno introdotte dal provvedimento. È la presa di posizione di operatrici e operatori contro il Decreto, che oltre a mettere a rischio il loro posto di lavoro mette in discussione anche i diritti basilari dei migranti. "È al tempo stesso una questione di antirazzismo e una vertenza lavorativa, che attiene anche all'etica professionale del nostro lavoro" spiega ai nostri microfoni Tiziano, uno degli operatori dei centri di accoglienza di Bologna.

ASCOLTA L'INTERVISTA A TIZIANO:


I PROFILI DI INCOSTITUZIONALITÀ DEL DECRETO
Non è bastato il caso della nave Diciotti  della Guardia Costiera e le denunce per sequestro di persona e abuso d'ufficio a fermare il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Il Decreto sicurezza e immigrazione che porta il suo nome e che approda oggi in Consiglio dei Ministri, secondo molti, presenta manifesti profili di incostituzionalità. Secondo l'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione fa qualcosa di più: "vuole forzare il sistema istituzionale" e la cosa non riguarda solo i migranti, ma tutti i cittadini italiani.
"Queste misure testimoniano l'involuzione della normativa italiana - afferma ai nostri microfoni Dario Belluccio di Asgi - E la cosa non riguarda solo il tema dell'immigrazione, ma l'intero ordinamento costituzionale e internazionale".

In particolare, ciò che sembra non fare il Decreto Salvini è tenere in considerazione la Costituzione italiana e le Convenzioni internazionali ratificate dall'Italia nel garantire tutele e diritti alle persone.
E sono essenzialmente quattro i modi con cui il Viminale vuole scardinare l'attuale ordinamento: l'abolizione della protezione umanitaria, la chiusura degli Sprar, l'aumento della detenzione dei Centri per il Rimpatrio e la legittimazione degli Hot Spot.

Il parere che l'Asgi ha espresso ai nostri microfoni già il 24 settembre ha poi trovato conferma, tra l'altro, in quello espresso il 21 Novembre dal Consiglio Superiore della Magistratura.

ASCOLTA LE PAROLE DI DARIO BELLUCCIO:


Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]