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Decreto Salvini, gli operatori: "Un tavolo col Comune per disobbedire"

Lavoratrici e lavoratori dell'accoglienza prendono la parola.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Dopo l'odg approvato dal Consiglio comunale, i lavoratori dei centri di accoglienza di Bologna e Adl Cobas chiedono a Comune e Prefettura di aprire un tavolo per discutere di come non applicare il Decreto Salvini sull'immigrazione. A rischio i diritti dei migranti e l'etica, la dignità (e i posti di lavoro) degli operatori. Domani una manifestazione a Roma, pullman anche da Bologna.

Adl Cobas, le lavoratrici e i lavoratori dell'accoglienza di Bologna hanno preso sul serio l'ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale  che propone la sospensione del Decreto Salvini sull'immigrazione sotto le Due Torri. Per questo, chiedono a Comune e Prefettura di aprire un tavolo per discutere di come organizzare il settore dell'accoglienza in modo da non applicare le norme che verranno introdotte dal provvedimento che l'altro ieri ha ottenuto il voto di fiducia del Senato e che ora passa alla Camera.

È la presa di posizione di operatrici e operatori che - oltre a veder messo a rischio il proprio posto di lavoro con la dismissione dello Sprar e il taglio alla quota giornaliera (da 35 a 20 euro per richiedente asilo), al centro delle politiche del leader leghista - mette in discussione anche i diritti basilari dei migranti.
"È al tempo stesso una questione di antirazzismo e una vertenza lavorativa, che attiene anche all'etica professionale del nostro lavoro" spiega ai nostri microfoni Tiziano, uno degli operatori dei centri di accoglienza di Bologna.

In realtà, nei giorni scorsi il prefetto Patrizia Impresa ha già avuto modo di intervenire sulla questione, sottolineando che un provvedimento dell'assemblea cittadina ha meno valore, in scala gerarchica, di un provvedimento a livello nazionale, approvato dal Parlamento.
Le parole di Impresa, però, non tengono conto né del valore simbolico dell'odg approvato dal Consiglio comunale, né di esempi come quello di Riace, che si pongono in modo alternativo e, per certi aspetti, conflittuale col disegno salviniano.

Anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola, due giorni fa è intervenuto sul tema: "Se il testo non cambia chiamerò a raccolta Comuni, associazioni e volontariato: un altro modo è gia' possibile", ha scritto su Twitter Merola, commentando l'approvazione in Senato del decreto sicurezza. "Mettiamo in fila le cose: niente soldi per i Comuni per l'accoglienza diffusa dei migranti (tre ogni 1.000 abitanti secondo il sistema Sprar). Ci saranno grandi centri dove concentrare le persone con meno fondi per vitto e alloggio", continua il sindaco. E i migranti "cosa faranno per mesi e mesi? Usciranno per le città - sottolinea Merola - e i Comuni si arrangeranno con i servizi sociali e sanitari. E la chiamano sicurezza. Il decreto non prevede il parere dei Comuni su dove insediare i centri: sappiano che il mio sarà contrario".

Il dl Salvini approderà alla Camera fra due settimane. È probabile che anche qui il governo ponga la fiducia, azzerando la discussione parlamentare e possibili emendamenti al testo, richiesti da più più parti.
Nel frattempo il mondo dell'accoglienza si mobilita. La stessa Adl Cobas di Bologna mette a disposizione un pullman per partecipare, domani, alla manifestazione nazionale, prevista a Roma contro il Decreto Salvini e le altre politiche di questo governo.

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