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Craaazi, il centro di ricerca e archivio nato da Atlantide

Un weekend di confronto e presentazione sul nascente progetto di Craaazi


di Anna Uras
Categorie: Glbtq
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Questo weekend a Bologna, al Baumhaus,si terrà la due giorni di presentazione di Craaazi. Il progetto di Craaazi emerge dall’esperienza di Atlantide a Bologna, come spazio di intersezione tra attivismo e ricerca. Nasce a partire dalla critica al rapporto tra accademia e attivismo, con l'intenzione di creare un archivio di saperi, pratiche, affetti, successi e fallimenti prodotti nelle lotte, in contrapposizione alla produzione istituzionale di saperi ufficiali e ricchezza privata.

Il 22 e il 23 settembre, negli spazi di Baumhaus in via Serlio, si terrà la due giorni di presentazione del progetto Craaazi, nato dall’esperienza di Atlantide. Risponde alla volontà di costruire un archivio e centro di documentazione, ma “l’idea fondamentale – spiega Beatrice Busi di Craaazi - è che l’archivio non debba essere un luogo di museificazione delle nostre esperienze ma piuttosto un archivio del presente e quindi un archivio anche degli affetti e delle esperienze personali e politiche di lotta e conflitto femminista e transfemminista queer”.

L’evento, intitolato Unsafewords - Per/verso il valore queer, sarà insieme parte del processo istituente di Craaazi e presentazione del progetto stesso, e ruoterà intorno a tre temi principali. Il primo, a cui sarà dedicata la mattinata di sabato, è quello della precarietà, del lavoro gratuito e delle forme di sfruttamento. “Affronteremo questo tema a partire da una genealogia marxista femminista  – spiega Busi –  che fa riferimento all’esperienza dei comitati per il salario al lavoro domestico. Per noi questo è il punto di riferimento pratico e teorico per poi arrivare alla proposta di sciopero dai generi e di generi e di un reddito di autodeterminazione, che anche nel piano femminista di Non Una Di Meno viene individuato come uno strumento per mettere in discussione la distribuzione asimettrica del lavoro di cura tra donne e uomini e tra donne native e donne migranti”.

Nel pomeriggio di sabato si terrà invece un laboratorio pratico intorno al concetto di archivio. A partire da alcuni oggetti presenti nell’archivio in costruzione del nascente progetto si costruiranno delle narrazioni libere proprio perchè, sottolinea Busi, ”pensiamo che non ci possa essere, nè ci debba essere, una storia unica, lineare e originale da raccontare, ma che le storie possono essere tante e diverse, tante quante le persone che le hanno vissute e che continuano a dare continuità a queste esperienze di autorganizzazione politica transfemminista queer”.

Domenica mattina si discuterà di denaro e di come superare l’autosfruttamento e il lavoro gratuito nella produzione di saperi indipendenti. “È una questione molto difficile da affrontare – sottolinea Busi - e abbiamo spesso riscontrato una sorta di tabù a discutere del denaro e di come autofinanziarsi, eppure sappiamo benissimo che il denaro serve per rendere sostenibile l’attivismo. In particolare vogliamo confrontarci su come sia possibile mantenere un’autonomia decisionale e progettuale quando invece c’è un rapporto con le istituzioni accreditate e con eventuali finanziatori”.

Sempre nell’ambito della discussione di domenica mattina, si arriverà a parlare anche del tema dell’autonomia dal punto di vista dello spazio fisico. A quest’ultima discussione parteciperanno anche alcune compagne di Macao, centro sociale di Milano attualmente sotto sgombero. Su questo tema, Busi ricorda la storia del nuovo progetto e di Atlantide: “Craaazi nasce dopo lo sgombero di Atlantide, e dunque per noi che siamo state sgomberate personalmente dal Comune di Bologna e che anzi avevamo inserito il progetto di Centro di ricerca e archivio nella proposta progettuale che riguardava il trasferimento dagli spazi del Cassero di Porta S. Stefano, che sono tuttora chiusi e abbandonati dallo sgombero dell’ottobre 2015, allo spazio invece di Via del Porto. Quindi per noi, a partire da questa esperienza è evidente che è problematico soprattutto pensare di avere un rapporto con le istituzioni pubbliche”.

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