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Corruzione per spiare e depistare, arrestato l'avvocato di Eni

L'inchiesta delle Procure di Roma e Messina che ha portato a 15 arresti.


di redazione
Categorie: Giustizia
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Il pm di Siracusa Giancarlo Longo e l'avvocato di Eni Piero Amara sono tra i 15 arrestati nell'inchiesta delle Procure di Roma e Messina per associazione a delinquere, falso, reati contro la Pubblica Amministrazione e corruzione in atti giudiziari. Soldi e vacanze per aprire inchieste fittizie e spiare e depistare quella sulla maxi-tangente Eni in Nigeria. Nelle sentenze pilotate sulla gara Consip 388 milioni finirono ad amici. L'intervista a Giuseppe Pipitone, giornalista de Il Fatto Quotidiano.

L'inchiesta delle Procure di Roma e Messina, che oggi ha portato all'arresto di 15 persone, ha un contorno inquietante.
A finire in manette sono personaggi eccellenti che, secondo l'accusa, pilotavano processi e depistavano indagini importanti, come quella sulla maxi-tangente di Eni in Nigeria, all'interno di un'associazione a delinquere e un sistema corruttivo.
Agli arresti sono finiti, tra gli altri, Giancarlo Longo, ex pm della Procura di Siracusa, l'avvocato di Eni Piero Amara, l'ex presidente del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio, gli imprenditori Fabrizio Centofanti ed Enzo Biagiotti, il docente dell'Università La Sapienza Vincenzo Amaro.

Secondo gli inquirenti, nel tentativo di inquinare l'indagine milanese su Eni, l'avvocato Amara avrebbe operato un tentativo di depistaggio facendo presentare alla Procura di Siracusa il suo amico Alessandro Ferrara che denunciò di essere stato vittima di un tentativo di sequestro a Siracusa da parte di due nigeriani e un italiano, interessati a sapere da lui notizie su un report che avrebbe provato un complotto internazionale per far fuori l'ad di Eni Claudio Descalzi, sotto inchiesta per la maxi-tangente. Il complotto sarebbe stato ordito dai servizi segreti nigeriani in combutta con ambienti finanziari italiani e con alcuni consiglieri del cda di Eni.

Ad aprire il fascicolo fu proprio il pm Longo, che in questo modo avrebbe potuto scambiare informazioni con il collega milanese che portava avanti le indagini. Il pm milanese De Pasquale, però, non cadde nel tentativo di depistaggio.
Longo, dunque, sarebbe stato in combutta con Amara, che lo avrebbe ricompensato con 88mila euro in contanti più il prezzo di vacanze offerte a lui e a tutta la sua famiglia a Dubai e un capodanno a Caserta.

L'attività criminale, poi, non si ridurrebbe solo all'inchiesta Eni. Longo avrebbe permesso a clienti e imprese vicine ad Amara di aggiudicarsi alcuni contenziosi amministrativi davanti al Tar Sicilia o al Cga, come quelli sul centro commerciale Open Land di Siracusa, per il quale il Comune fu condannato a pagare un risarcimento da 24 milioni di euro, o come quello sulla discarica Cisma a Melilli, o ancora quello sulla costruzione di un complesso edilizio a Siracusa che valse all'Am group un risarcimento da 240 milioni di euro.

Sono tre, invece, le sentenze "aggiustate" contestate dalla Procura di Roma all'ex presidente del Consiglio di Stato, Riccardo Virgilio, indagato per corruzione in atti giudiziari nell'inchiesta. Il giudice (oggi in pensione) avrebbe "pilotato" tre sentenze che hanno favorito i clienti degli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calafiore, nell'ambito di una gara Consip da 388 milioni di euro.

ASCOLTA L'INTERVISTA A GIUSEPPE PIPITONE, GIORNALISTA DEL FATTO QUOTIDIANO:


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