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I fondamentalisti mondiali a Verona, Non Una Di Meno risponde

Nella città veneta il Congresso Mondiale delle Famiglie e il contro-evento femminista.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Donne
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Dal 29 al 31 marzo a Verona il Congresso Mondiale delle Famiglie, un raduno di antiabortisti, anti-gender ed estrema destra. Non Una Di Meno Verona prepara un contro-evento: "Verona Città Transfemminista". Tra le associazioni afferenti al congresso anche Forza Nuova, protagonista di un'intimidazione contro i centri antiviolenza in 20 città, tra cui la Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna.

Che Verona sia una città cara ad antiabortisti, fondamentalisti cattolici ed estrema destra non è una novità. La città veneta ha fatto parlare di sè non più tardi dell'ottobre scorso, quando il Consiglio comunale approvò una mozione contro l'aborto. In quell'occasione, però, ci fu una grande risposta popolare, con migliaia di persone scese in piazza per protestare.
È più o meno questo lo scenario che potrebbe ripresentarsi nella città di Romeo e Giulietta i prossimi 29, 30 e 31 marzo, quando si svolgerà il XIII Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress Of Families, Wfc).

A darsi appuntamento, infatti, sono gli integralisti cattolici, i family day e gli antiabortisti di quasi tutto il mondo, per un congresso che è stato sponsorizzato da Comune di Verona e Regione Veneto, ma ha avuto il patrocinio della presidenza del Consiglio dei Ministri (che forse verrà ritirato, secondo il premier Giuseppe Conte). Sul palco e in sala arriveranno almeno tre ministri (Matteo Salvini, Lorenzo Fontana e Marco Bussetti), oltre al senatore Simone Pillon, primo firmatario di un ddl contestatissimo, che smantella le tutele del diritto di famiglia e dei minori in caso di separazione dei genitori.

"È la prima volta che questo congresso si svolge nel mondo occidentale - sottolinea ai nostri microfoni Francesca Milan di Non Una Di Meno Verona - E per sbarcare in questa parte del mondo hanno scelto di cominciare dall'Italia".
L'obiettivo di gruppi di estrema destra e cristiani di tutto il mondo è stilare un'agenda globale e locale per le politiche per la famiglia che, tradotto, significa contrasto all'autodeterminazione delle donne e ai diritti delle persone lgbt e migranti. "Rivendicano la famiglia naturale - continua l'attivista - che è quella che conosciamo da sempre, quella eteropatriarcale dove ogni due giorni avviene un femminicidio".

Per rispondere a quest'ondata reazionaria, il movimento femminista mette in campo un contro-evento: "Verona Città Transfemminista".
La serie di iniziative anticiperà di un giorno l'inizio del congresso, svolgendosi dal 28 al 31 marzo. Il programma prevede eventi culturali, spettacoli teatrali, presentazioni di libri e proiezioni di documentari.
Due saranno i momenti clou: una grande manifestazione il 30 marzo, che porterà a Verona femministe da tutta Italia, e un'assemblea femminista internazionale, alla quale parteciperanno attiviste da diverse parti d'Europa e non solo. È infatti prevista la partecipazione di Marta Dillon di Ni Una Menos Argentina.

ASCOLTA L'INTERVISTA A FRANCESCA MILAN:


Il Wfc riunisce diverse sigle e fa capo all'associazione International organization families, in cui confluiscono i neofascisti di mezza Europa, dai greci di Alba Dorata agli italiani di Forza Nuova.
E proprio Forza Nuova, attraverso la sua sezione femminile, l'associazione Evita Peron (in cui milita Selene Ticchi, la protagonista della maglietta "Auschwitzland") si è resa protagonista, lo scorso 8 marzo, di un episodio coordinato e squadristico di intimidazione nei confronti dei centri antiviolenza di varie città, Bologna inclusa.

"Alcune donne meritano più attenzione di altre", è il delirante messaggio che le neofasciste hanno appeso davanti ai cancelli dei centri antiviolenza in più di 20 città italiane. L'accusa ad associazioni e centri antiviolenza è quella di interessarsi solo ad alcuni casi di violenza maschile, trascurando volontariamente, per questioni ideologiche, le donne vittime di violenza da parte di uomini stranieri. Forza Nuova, inoltre, mette in relazione le violenze alle donne coi flussi migratori.
Un'accusa che, se si segue un minimo l'attività dei centri antiviolenza, appare del tutto infondata, sia per l'approccio (i centri considerano la violenza di genere trasversale alle culture e ai ceti sociali), sia per il merito, dal momento che sono numerose le donne straniere assistite.

"I dati parlano chiaro - si legge in un comunicato del coordinamento dei Centri Antiviolenza dell'Emilia Romagna - le donne provenienti da altri paesi che nel 2018 si sono rivolte ai centri antiviolenza aderenti al Coordinamento sono pari al 34,1%, le donne italiane sono invece il 65,9%".
Numeri che, sottolinea il Coordinamento, parlano da soli: in Italia la violenza sulle donne non è un problema di sicurezza legato ai flussi migratori. La maggior parte delle donne che subisce violenza non muore “per mano dell’immigrazione”, ma per mano della violenza maschile agita in relazioni intime e familiari.
"Anzi - anzi spiega Angela Romanin ai nostri microfoni - tra le donne straniere che si rivolgono noi ce ne sono alcune che hanno subìto violenza da italiani, che le considerano più fragili e controllabili".

ASCOLTA L'INTERVISTA AD ANGELA ROMANIN:

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