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Caso Battisti, un Paese unito dal rancore forcaiolo

Pochi sanno chi è e cos'ha fatto, ma su Battisti sembra esserci un'unanimità giustizialista.


di Alessandro Canella
Categorie: Carcere, Giustizia
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Cesare Battisti

L'arresto di Cesare Battisti ha scatenato un'ondata di odio giustizialista che va dalla stampa, i cittadini e tutto l'arco politico istituzionale. Sui social la ferocia di chi non conosce la storia di quegli anni, né i dubbi del processo che portò alle condanne. Valerio Guizzardi (Papillon): "Battisti non mi sta simpatico, ma viviamo in un Paese in cui in tanti ambiscono a fare il boia. Quel processo fece da apripista per una stagione repressiva che portò a 50mila anni di carcere".

Dopo l'arresto in Bolivia, Cesare Battisti è atterrato questa mattina con un Falcon all'aeroporto militare di Ciampino ed è sceso dal volo di Stato senza le manette, scortato da un ingente spiegamento di forze dell'ordine. Nello scalo militare ad attenderlo il ministro Salvini e il Guardasigilli Bonafede.
Nel frattempo è già stato comunicato il trattamento carcerario che subirà: in cella da solo e 6 mesi di isolamento diurno. Subito dopo sarà trasferito nel carcere di Rebibbia e collocato nel circuito di alta sicurezza riservato ai terroristi. Battisti rientra nei casi dell'ergastolo ostativo, ossia senza la possibilità di ottenere benefici nell'esecuzione della pena, almeno se le condizioni non mutano.

"Cesare Battisti è un personaggio controverso. Ancora più controversa era l'organizzazione di cui faceva parte, i Pac (Proletari Armati per il Comunismo ndr), che erano particolarmente odiati perché facevano cose parecchio discutibili. Ma, pur non standomi simpatico, il punto oggi non è questo". Valerio Guizzardi, referente dell'associazione Papillon che si occupa dei diritti dei detenuti, un passato prima in Potere operaio e nell’Autonomia operaia organizzata, poi nelle Formazioni comuniste combattenti, commenta così, ai nostri microfoni, il polverone giustizialista che si è sollevato in seguito all'arresto in Bolivia di Cesare Battisti.

Su tutti i quotidiani mainstream, sui social network e anche nelle dichiarazioni di esponenti politici di tutto l'arco parlamentare, infatti, sono esplosi i commenti di chi si augurava il carcere, anche duro, per l'ex esponente dei Pac. "Sembra che buona parte della popolazione italiana ambisca a fare il boia - osserva Guizzardi - C'è un grande rancore, un odio, un istinto vendicativo, naturalmente suggerito da personaggi come Salvini e Di Maio, ma che unisce, per una volta e su questo solo tema, tutto l'arco politico istituzionale italiano, da Roberto Fiore a Laura Boldrini".

Quel che è ancora peggio, però, è che questo carico di livore non è accompagnato da una conoscenza adeguata e approfondita della vicenda. "Quasi nessuno di coloro che ambiscono allo scalpo di Battisti - continua l'esponente di Papillon - era presente all'epoca, per ragioni anagrafiche, ma nemmeno conosce il caso, si è informato o ha letto gli atti processuali che hanno portato ai quattro ergastoli".
Un processo che lo stesso Guizzardi definisce "farsa", poiché basato esclusivamente sulle dichiarazioni di pentiti e sulle leggi emergenziali in vigore all'epoca, senza riscontri fattuali. Ma soprattutto quello è stato "un processo pilota per tutti quelli che sono venuti dopo: migliaia e migliaia di anni di galera dati a coloro che avevano fatto le lotte sociali di quegli anni, armate o non armate".

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Secondo il referente di Papillon, quella è stata una stagione politica che "è stata istinta con la repressione e con 50mila anni di galera, scontati da chi purtroppo c'è cascato dentro, me compreso".
La biografia di Guizzardi, però, diverge molto da quella di Battisti, verso cui, insiste, non nutre simpatia. In ogni caso, il punto è come il processo si è svolto. "A quei tempi i giudici condannavano sulla base delle dichiarazioni di un pentito, senza riscontri concreti. La tortura non era infrequente e spesso il pm dava al pentito un foglio bianco, che doveva firmare, ma che veniva riempito successivamente, sulla base di ciò che serviva".

La battaglia contro l'ondata di giustizialismo che si è sollevata, dunque, non è pro-Battisti a livello personale, ma per il fatto in sè, che ha dato il via ad una stagione emergenziale che "si è protratta fino ai giorni nostri", sostiene Guizzardi.
Più in generale, Papillon è un'associazione abolizionista, che punta cioè all'abolizione dell'istituzione carceraria e dell'espiazione penale in carcere. Posizioni molto divergenti, anzi opposte al clima politico e culturale che stiamo vivendo. Eppure, se si analizzano i dati, qualcosa che suggerisca come l'attuale sistema non funzioni c'è.
"Tutte le statistiche ci dicono che tutti i reati, soprattutto quelli predatori sono in calo da anni - conclude Guizzardi - ma nonostante ciò le galere continuano a riempirsi: in Italia abbiamo di nuovo superato la soglia shock dei 60mila detenuti".

ASCOLTA L'INTERVISTA A VALERIO GUIZZARDI:


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