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Caporalato, il problema è ancora il liberismo

L'intervista a Yvan Sagnet, protagonista della rivolta di Nardò contro il caporalato.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro, Giustizia
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Yvan Sagnet, presidente dell'associazione NoCap, fa un bilancio del problema del caporalato ad un anno dall'approvazione della legge Martina. Migliaia le cause intentate, ma le vittime dello sfruttamento sono almeno 400mila. Il problema rimane il modello di sviluppo liberista e il ruolo di multinazionali e Grande Distribuzione Organizzata, che impongono prezzi che danno il via allo sfruttamento.

La legge Martina contro il caporalato, approvata nell'ottobre 2016, funziona? È la domanda che abbiamo rivolto a chi, in questa battaglia, ha iniziato a combattere ben prima che la politica cominciasse ad occuparsene. Yvan Sagnet, presidente dell'associazione NoCap, è stato protagonista della rivolta di Nardò, che insieme a Rosarno è uno dei luoghi simbolo dello sfruttamento della manodopera - soprattutto migrante, ma non solo - nei campi.

Se si guardano i numeri, che parlano di migliaia di denunce registrate contro i caporali, sembrerebbe che lo strumento legislativo stia dando i suoi frutti.
"Soprattutto gli italiani hanno preso coscienza dei propri diritti - spiega il presidente di NoCap - ma tra la manodopera migrante c'è ancora paura a denunciare, perché la legislazione sull'immigrazione irregolare è ancora un gran deterrente". I migranti sfruttati nei campi, nella paura di far uscire allo scoperto la loro posizione irregolare, continuano quindi a farsi sfruttare.

Già questo elemento è indicatore di un fenomeno ancora molto sommerso. Se si raffrontano le denunce al numero delle persone sfruttate, che secondo una stima della Flai-Cgil sono 400mila ma che potrebbero salire fino a un milione se si guardano altri comparti e altri fenomeni come il sottosalario, si capisce che il problema è ancora lontano dall'essere eradicato.
"Sicuramente la legge è un passo avanti - afferma Sagnet - ma è solo repressiva e non punta alla prevenzione. Servono controlli da un lato e un sistema di tracciabilità della filiera dall'altro".

Il punto è che la legge colpisce uno degli ultimi anelli della catena dello sfruttamento, quello dei caporali, lasciando intonsi gli altri, quelli che hanno potere decisionale.
Il dito è puntato contro le multinazionali dell'agroindustria e contro la Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) che continuano ad imporre ai produttori prezzi talmente bassi da rendere lo sfruttamento della manodopera bracciantile quasi un obbligo.

Il prossimo 8 novembre al Ministero dell'Agricoltura è convocato un tavolo in cui si dovrebbe discutere proprio di questi temi.
"Si deve agire sulle cause - insiste Sagnet - ma un ruolo importante lo abbiamo tutti noi come consumatori. Molte persone mi chiedono come fare, quando fanno la spesa, a riconoscere prodotti sani da quelli frutto di sfruttamento. NoCap sta lavorando alla creazione e allo sviluppo di una filiera alternativa alla Gdo che, attraverso un marchio, consentirà di distinguere i prodotti sani da quelli ottenuti attraverso dei lavoratori schiavi".

ASCOLTA L'INTERVISTA A YVAN SAGNET:

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