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Cantieri Meticci, teatro ed arte per imparare altri punti di vista

L'associazione che da tre anni fa lavorare insieme migranti e italiani.


di redazione
Categorie: Migranti
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Uno spettacolo di Cantieri Meticci

Nata tre anni fa, Cantieri Meticci coinvolge ora 200 persone provenienti da oltre 20 Paesi e coordina 4 compagnie teatrali di quartiere. Nel "Met" di via Gorki ha trovato una sede in cui convergono tutti i risultati dei tanti laboratori in giro per la città. L'intervista di Ibrahim Traore a Michele Dore.

La cultura rappresenta tutto ciò che è stato acquisito dall'uomo, ingloba tutte le forme di arte presenti nel mondo. Attraverso l'arte possiamo esprimerci.
È da questo presupposto che si muove Cantieri Meticci, un ensamble assai eterogeneo di artisti che provengono da oltre 20 Paesi del mondo e praticano molteplici linguaggi artistici.
L'associazione lavora in modo capillare su tutto il territorio bolognese, coinvolgendo in 18 laboratori teatrali centinaia di persone, e guida e coordina quattro compagnie di quartiere, per un totale di circa 200 partecipanti.
Le compagnie realizzano spettacoli che aprono i temi della contemporaneità ad una pluralità di prospettive e di livelli di lettura differenti.

Radio Città Fujiko si è recata sul luogo di uno dei laboratori di Cantieri Meticci per incontrare il responsabile Michele Dore e chiedergli di raccontarci questa esperienza.
"Noi utilizziamo qualunque momento del nostro lavoro teatrale per imparare qual è il punto di vista, la storia o il modo di fare cultura di qualcun'altro".
Da tre anni a questa parte, infatti, Cantieri Meticci lavora sempre con migranti, spesso richiedenti asilo, in luoghi che si trovano sempre vicini a centri di accoglienza, oppure moschee o anche scuole.

Il progetto centrale dell'associazione è la Meticceria Extrartistica Trasversale (Met), che ha sede in via Gorki 6 e in cui confluiscono i risultati dei laboratori e dei vari percorsi attivati.
Sul loro sito viene definita "una creatura culturale venuta da lontano, venuta dal futuro per sperimentare nuove pratiche d'incontro". Ma anche "un gioioso, variegato equipaggio di artisti di oltri venti Paesi che faranno vivere un grande laboratorio meticcio, 'spazi membrana' progettati apposta per fare penetrare il fuori, la città, nel didentro dei processi artistici". O ancora: "uno spazio per spettacoli teatrali, jam sessions, mostre, residenze artistiche, videoistallazioni, atelier, rassegne ibride che mescolano i linguaggi".

Ibrahim Traore


Ascolta l'intervista a Michele Dore
Tags: Migranti, Teatro
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