Radio Città Fujiko»Notizie

Calano i reati ma cresce la paura: è la propaganda, baby!

Media e politica creano onde di allarme sociale, anche se i dati sono positivi.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica, Giustizia
Sicurezza.png

Il rapporto sulla sicurezza del Censis conferma: i reati calano del 10% in un anno, le rapine segnano un -36,7%, i furti -13,9%, gli omicidi dimezzati in 10 anni. Però cresce l'insicurezza, le licenze per porto d'armi aumentano del 13,8% e il 39% è favorevole alla pistola in casa. La propaganda politica gioca un ruolo centrale e funziona con le "waves of moral panic", come ci spiega il ricercatore Alvise Sbraccia.

Calano i reati, ma gli italiani si sentono più insicuri. Il rapporto sulla sicurezza del Censis, pubblicato oggi, conferma quanto già emerso dall'analisi dei dati del Ministero degli Interni: ormai da anni, in Italia, i reati sono in diminuzione e anche in modo sensibile.
Rispetto al 2016, nel 2017 ci sono stati il 10% di reati in meno. Se si entra nel dettaglio, poi, si scopre che le rapine sono crollate del 36,7% e una sensibile flessione l'hanno registrata anche i furti, diminuiti del 13,9%. Allargando la prospettiva, inoltre, si scopre che in un decennio gli omicidi sono quasi dimezzati.

Però, c'è un però. Se si abbandona il campo statistico, cioè quello della realtà, e si indaga in quello della percezione, si scopre che il 30% circa delle persone si sente insicura e che quattro su dieci, addirittura, sono favorevoli ad alleggerire i criteri per avere un'arma in casa. Qualcuno è già passato dalle intenzioni ai fatti, dal momento che in un solo anno sono cresciute del 13,8% le licenze per porto d'armi.

"La discrepanza tra la realtà dei dati dei reati e la percezione di insicurezza non è nuova - spiega ai nostri microfoni Alvise Sbraccia, ricercatore presso il dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna, dove tiene corsi in materie socio-criminologiche - Ma la chiave interpretativa va ricercata altrove, cioè nella costruzione comunicativa, mediatica e politica". E questo sia per quanto la denuncia di quello che viene additato come un problema di sicurezza, sia per quanto riguarda la produzione (reale o promessa) legislativa, che funziona da amplificatore della percezione di insicurezza. In altre parole: se dico che è necessaria una legge sulla legittima difesa, evidentemente l'opinione pubblica può pensare che vi siano ragioni di pericolo valide.

"È difficile tracciare un confine tra la comunicazione mediatica, i contenuti di cronaca e l'intervento del legislatore, perché sono strutturalmente accoppiati - spiega Sbraccia - In particolare c'è un meccanismo di rinforzo e recupero di retoriche del paradigma securitario, che sembra essere l'asso pigliatutto della comunicazione politica". Il tema della sicurezza, quindi, ha un canale privilegiato nella comunicazione.

Per spiegare nello specifico il meccanismo che si genera in questi casi, il ricercatore cita il sociologo Stanley Cohen, recentemente scomparso, che parlava di "waves of moral panic": ondate di panico morale incentrate su figure tipiche, come gli zingari, i tossidipendenti, gli immigrati, eccetera.
In particolare, la politica e i media generano un'ondata comunicativa che fa riferimento in modo selettivo ad alcuni episodi di cronaca (quelli che ci fanno sembrare che un certo tipo di reati commessi da una certa categoria di persone avvengano quotidianamente e in modo esponenziale). "Si batte su quel tasto fino ad un picco di allarme sociale - spiega Sbraccia - che poi tende a defluire. Quando comincia il deflusso, è già pronto un nuovo allarme sociale che generalmente riguarda una nuova soggettività".

A partire da circa dieci anni fa, questa discrepanza tra la criminalità reale e la percezione di insicurezza è stata correlata alla crisi economica. Ma è una correlazione che non convince il ricercatore.
"Si diceva che, di fronte alla disoccupazione crescente, al taglio del welfare, all'incertezza sul futuro pensionistico e alla diminuzione delle prestazioni sanitarie pubbliche le persone avessero finalmente cominciato a preoccuparsi per questioni concrete - osserva Sbraccia - Ora, però, la crisi economica non può dirsi terminata, ma la pressione sulla sicurezza è tornata a crescere. Quindi dovremmo ipotizzare che abbia dinamiche tutte sue".

ASCOLTA L'INTERVISTA AD ALVISE SBRACCIA:

Ora in onda

Musica, informazione e rubriche all'ora di pranzo in compagnia di Mingo dj.

Palinsesto

Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | Domenica

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]