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Brasile al voto, ma sempre più diviso

Il favorito dai sondaggi è un ex militare di estrema destra che fa molta paura


di Anna Uras
Categorie: Politica, Esteri
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Questa domenica in Brasile si terranno le elezioni, in un momento economicamente, civilmente e politicamente disastroso per il gigante Sudamericano. Secondo i sondaggi, il favorito è Jair Bolsonaro, ex militare leader di una destra reazionaria. Le politiche prospettate da Bolsonaro sono ultra liberali e ultra conservatrici: è negazionista rispetto alla dittatura, omofobo, misogino e sostenitore della violenza delle forze armate.

Domenica 7 ottobre il Brasile sarà chiamato a votare per eleggere il nuovo presidente, in un momento storico in cui avrebbe disperatamente bisogno di una leadership capace e democriatica. Ma il favorito è Jair Bolsonaro, ex capo dell'esercito e negazionista rispetto alla dittatura, misogino ed omofobo. Contro di lui il 29 settembre si sono tenute manifestazioni in tutte le piazze grazie alle donne che hanno fatto partire una campagna “Mulheres unidas contra Bolsonaro” e l’hashtag #EleNão (Lui NO) a cui hanno aderito milioni di persone e moltissimi volti della cultura e dello spettacolo brasiliani e non solo.

"Il Paese è profondamente diviso - spiega il giornalista Luigi Spera - vige una situazione di caos, perché queste elezioni si sono richiuse su se stesse intorno a slogan e ad una polarizzazione politica estremamente forte. Quindi il Paese avrebbe un disperato bisogno di essere guidato bene, di essere riformato, portato fuori da una situazione di crisi economica che in fondo non è neanche così grave ma andrebbe in qualche modo governata e purtroppo non c'è nessuno che sembra in grado di farlo".

Rispetto alle dichiarazioni di Bolsonaro, i tweet e le imitazioni per cui si è reso famoso Trump sembrano moderati e politicamente corretti.

"Castrazione chimica per i gay", le donne "Non devono lavorare perché restano incinte", artisti e femministe "Favoriscono la pedofilia", nel periodo della dittatura "L’errore più grande dei militari fu di torturare troppo e uccidere poco", "un agente che non uccide non è un agente" e "castrazione e sterilizzazioni di uomini e donne di Favelas perchè non riproducano banditi e trafficanti".
Queste sono alcune delle dichiarazioni di Bolsonaro che negli ultimi mesi hanno fatto scalpore, ma ciò non gli ha impedito di raccogliere successo sempre maggiore, soprattutto dopo l'accoltellamento di cui è stato vittima il 6 settembre.

Nonostante le percentuali in crescita sembra tuttavia improbabile che dall'8 ottobre Bolsonaro possa essere presidente del Brasile. Il sistema elettorale infatti prevede che a meno di una vittoria con oltre il 50% dei voti (al momento tutti i candidati sono molto distanti da questa soglia) si svolga un ballottaggio, che quest'anno cadrebbe il 28 ottobre. Ad ottobre si voterà anche per eleggere il Congresso nazionale, che rappresenta il potere legislativo in Brasile.

Ma i problemi del Brasile sono più grandi di Bolsonaro. Il tasso di omicidi registrato nel 2017 è il più alto da quando si registrano i dati, con 63.880 omicidi. Solo a Rio de Janeiro ci sono stati 4200 omicidi di cui 1040 ad opera della polizia.
A livello economico continua la recessione, e dopo l'impeachment di Dilma Roussef il tema della corruzione ha portato all’incriminazione di mezzo Parlamento e a centinaia di arresti tra piccoli e grandi amministratori, assieme ad altrettanti industriali.

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