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Bolsonaro inizia la sua crociata contro povertà ed emarginazione

Appena insediato, il premier brasiliano già minaccia indigeni, comunità lgbt e welfare brasiliani


di Anna Uras
Categorie: Esteri
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Con il nuovo anno ha assunto la presidenza del Brasile Jair Bolsonaro, 63 anni, eletto al ballottagio con il 55% dei voti. Durante la campagna elettorale Bolsonaro ha presentato una delle più pericolose ricette di ultradestra mista a neoliberismo proposte dal panorama politico contemporaneo, e ha già iniziato a metterla in pratica. Ne abbiamo parlato con il giornalista Luigi Spera.

Non ha perso tempo Jair Bolsonaro per mostrare che tipo di politiche intende mettere in campo durante la sua presidenza. Con uno dei 17 decreti presidenziali approvati nei primi giorni di gennaio, ha infatti estromesso dalla gestione delle proprie terre gli indigeni, affidandola al ministero dell’agricoltura: “più che contro gli indigeni questa misura è per la speculazione terriera” afferma Luigi Spera, ricordando come “in Brasile la gestione della terra è di stampo medievale” e le terre indigene, “essendo particolarmente fertili sono appetibili per loro sia per le coltivazioni sia per l’esplorazione mineraria”. Non a caso d’altronde “la bancada do agronecocio, il gruppo che riunisce gli interessi della speculazione terriera, è tra i principali supporter della sua maggioranza”.

In aggiunta, il nuovo premier si è dedicato a screditare e perseguitare il PT, il partito dei lavoratori di Lula, cacciando alcuni collaboratori dai ministeri con l’accusa di essere comunisti: “ci troviamo di fronte ad una retorica anti comunista molto forte, che mi ricorda tanto Berlusconi” con l’accusa ai governi precedenti che “non ci sia stata crescita a causa delle politiche comuniste” attuate da questi e che ora intende abolire perché assistenzialiste. “Nel suo discorso di insediamento ha detto che ci libereremo dell’ideologia socialista, quasi come se si stesse parlando dell’Unione Sovietica” ha riportato il giornalista, quando nella realtà dei fatti, nonostante le diverse politiche sociali attuate, anche per i governi precedenti “parliamo comunque di politiche di stampo neoliberale”.

Ma è nel campo dei diritti sociali che Bolsonaro mostra il suo lato più inquietante, come aveva fatto intendere durante la campagna elettorale: “confesso di essere più preoccupato per le questioni sociali che per quelle economiche” ha affermato Spera: “la ministra per la famiglia è una evangelica neopentecostale, per la quale i gay sono quelli che devono essere curati”. Considerando anche il fatto che “il gruppo di evangelici, che è trasversale alla camera, è il più numeroso” il giornalista mette in guardia: “tutte le politiche che limiteranno l’avanzamento dei diritti, che erano già arretrati in Brasile, ci porteranno in una situazione davvero preoccupante”. E come sempre la retorica dell'odio non ha mancato di riflettersi nella realtà, e per Spera non è un caso che "dopo l’elezione di Bolsonaro ci sono state una serie di violenze contro gay e transessuali, evidentemente si son sentiti autorizzati dai discorsi del loro presidente”.

ASCOLTA LE PAROLE DI LUIGI SPERA:

Elias Deliolanes

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